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  1. elena g Rispondi

    I divari retributivi riportati sono davvero impressionanti e mi stupisco che abbiano generato così poche reazioni. Sarebbe forse utile spiegare in che modo avete tenuto conto dei diversi tassi di partecipazione. I divari per l’Italia possono essere spiegati in parte dalla struttura produttiva nel nostro paese. In Italia il 37% circa delle imprese ha tra 2 e 9 dipendenti (il 3,4% ha 10-19 addetti -archivio Asia dell’Istat relativo al 2008-) e i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti sono meno tutelati dalla legislazione rispetto alle grandi imprese. Questo naturalmente ricade sul potere contrattuale dei lavoratori e in particolare delle donne che sono potenzialmente più esposte a discriminazione (ad esempio salari più bassi o addirittura licenziamento dopo la maternità).

  2. Ludovica Rispondi

    Per gli USA, oltre a sesso e livello di istruzione, una variabile determinante è la razza. Essere donna, di colore, con un livello d'istruzione elementare significa percepire un salario bassissimo. Questa variabile accentua nettamente il divario salariale imputato tra uomo e donna.

  3. Antonio Gasperi Rispondi

    Per tradizione gli USA non hanno un sistema di welfare degno di tal nome, quindi le fasce di forza lavoro più deboli, in particolare donne con figli, sono svantaggiate. Quanto alla veridicità delle statistiche, mi chiedo invece se tengono conto del lavoro in nero. Un saluto ag

  4. giovanni Rispondi

    érevedibili le posizioni di Spa Por Gre e Ita. Ma, così a naso, stupisce che gli Usa abbiano un differenziale così alto... spiegazioni?