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  1. Piero Rispondi

    In Europa l e cose più semplici diventano difficili, i finanziamenti devono essere spalmati tra gli stati ue in modo da compensare i loro deficit, si fa un quadro della situazione delle infrastrutture e si fanno le dovute scelte, ad esempio se l'Italia necessita di una tav fino alla Sicilia, in modo tale che aumenta il PIL italano e quindi quello europeo, deve essere fatta. In sintesi i singoli governi comunicano le infrastrutture necessarie al proprio stato per la crescita del proprio PIL, a seguire su un tavolo si faranno le scelte tenendo conto dei rispettivi PIL calibrati con la popolazione ( si prende il PIL medio UE e si moltiplica per la popolazione dello stato, questo è il dato per dividere gli investimenti, di fatto vengono privilegiati i paesi con i PIL più bassi, in essi sicuramente c'è un margine di i crescita ulteriore, di cui ne beneficierà l'intera UE.

  2. marco Rispondi

    Condivido le preoccupazioni. Penso che nel gestire questi soldi bisognerebbe introdurre criteri nuovi e diversi rispetto al passato- -Finaziare solo progetti che: migliorino la situazione ambientale (ricerca, innovazione) creino occupazione (banda larga, fonti rinnovabili ecc.) diminuiscano i costi in futuro (risparmio energetico). La scommessa del domani non è quella di creare un Europa che consumi di più, ma un mondo con più qualità che consumi meno e dia più servizi e benessere reale-Non bisogna pensare di spostare più merci e di buttare più cemento inquinando di più, ma di far viaggiare le idee e creare sistemi più resilienti, più efficienti e meno inquinati.

  3. Maurizio Rispondi

    Rischi da casinò, rendimenti da buoni del tesoro.

  4. bellavita Rispondi

    Ricordiamoci del tunnel sotto la manica e ripartiamo di lì per fare una simulazione di cosa capiterebbe con 4 progetti di quella natura e dimensione, dai conti catastroficamente sbagliati. Dopo di che si può anche decidere che per questi progetti la garanzia finale deve essere comunque data dall'Unione Europea, ma con delle precondizioni: che gli azionisti ci rimettano tutto, che le banche creditrici ci rimettano qualcosa e il resto lo rimette l'unione, come garante di terza istanza. Ma questa decisione deve essere emessa da una commissione in cui i paesi interessati non siano rappresentati. Meglio ancora, da esponenti di paesi estratti a sorte tra i più lontani. Nel caso del Tunnel della manica, sarebbe andata bene un garanzia decisa a maggioranza tra Estonia, Grecia e Romania...

  5. Federico F. Rispondi

    Credo che il senso di un'iniziativa come questa sia quello di incoraggiare capitali privati ad investire in infrastrutture di grandi dimensioni, che in un contesto di incertezza economica, come quello presente, potrebbero essere giudicate troppo rischiose dalle imprese private, se finanziate con il project financing (che comporta tempi di recupero dell'investimento molto lunghi). Detto questo, condivido le perplessità dell'autore. E parlo da persona coinvolta, visto che stanno progettando di fare un nuovo tratto autostradale allo sbocco della mia incontaminata valle, in Friuli, devastando quasi certamente uno dei pochi tratti incontaminati del fiume Tagliamento...e sicuramente il progetto è "finanziariamente sostenibile"! Speriamo che non autorizzino il progetto così com'è a livello europeo, poichè potrebbe avere conseguenze molto pericolose! L'idea di incentivare gli investimenti in infrastrutture è ottima, ma questi criteri di valutazione appunto lasciano molte domande aperte.

  6. giuseppe pennisi Rispondi

    Condivido la cautela sopratutto in quanto mancano da anni parametri di valutazione e criteri di scelta definiti con rigore e condivisi dalle parti in causa.

  7. Max Rispondi

    Nell'articolo spuntano qua e là dei dubbi circa l'utilità di progetti proposti da privati e finanziati con il supporto pubblico/politico: giusto e lecito avere dubbi, è concesso anche avere preconcetti. Io pure ho i miei e un calderone gestito dalla politica e dai burocrati europei che supporta progetti e sborsa soldi dei contribuenti a me piace come un cazzotto nei denti. E se si facesse il contrario? Un concorso tra pubblico e privato nel proporre progetti possibilemnte utili, con il patto che siano poi dei privati a finanziarli e realizzarli con capitali privatissimi e godendo poi di adeguati ricavi, direttamente pagati dagli utilizzatori finali delle opere. Un ponte? se è utile lo uso e lo pago, sennò se lo mangiano a colazione quelli che hanno speso i soldi per farlo (non i miei) e così per una linea ferroviaria, una autostrada, un aereporto etcc... Ma perchè non può mai andare così?

  8. alberto santel Rispondi

    Buona sera, condivido pienamente l'analisi e il contenuto, ma evidenzio un passaggio del testo che non capisco. Voi scrivete: ...valutazioni dei costi e dei benefici sociali che non può e non deve essere eluso. Il documento di consultazione contiene solo la seguente generica frase: “L’iniziativa dovrebbe essere aperta a quei progetti che sono economicamente e tecnicamente validi, efficaci dal punto di vista dei costi e che hanno una prospettiva di essere finanziariamente sostenibili” (p. 9). Nulla si dice su chi debba fornire la valutazione dei costi e dei benefici sociali dei progetti. Dal testo citato, invece, emerge con chiarezza che la valutazione dei progetti (a prescindere da chi la farà), dovrà avere come riferimento solo gli aspetti "economici, tecnici, di efficacia dei costi e di sostenibilità finanziaria (in ordine di apparizione. Ovvero, e ancora una volta, solo gli aspetti che hanno permesso (da 100 anni a questa parte) di approvare, finanziare e poi pagare in ultima istanza, tutte le peggiori e più inutili nefandezze progettuali, cui ci siamo sempre opposti. Nulla di nuovo anche nella ue e anche nel 2020