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  1. Feniello Biagio Rispondi

    Egregio ingegnere, vorrei tornare sul tema della discussione, che riguarda l’addestramento dei macchinisti e non l’età. Anzi, in Italia i macchinisti “junior” (da Lei definiti “novellini”) sono addestrati in maniera idonea e come preparazione non hanno niente da invidiare ai “senior”. L’ addestramento viene svolto anche al simulatore dinamico di addestramento alla condotta (SIDAC), con riproduzione di situazioni particolari di esercizio. Dopo il conseguimento della patente sono previste scorte del proprio istruttore durante il servizio oltre a 5 giorni annui di aggiornamento professionale per accertare il mantenimento delle competenze acquisite, ed ulteriori percorsi formativi in caso di carenze gravi. La letteratura scientifica sulla sicurezza nei sistemi complessi (Reason, Norman) rileva però che nessun incidente o inconveniente che interrompa la continuità di un processo possa essere spiegato unicamente a partire dagli errori compiuti dagli operatori direttamente coinvolti. È ormai accettata la distinzione fra gli errori attivi che possono determinare un incidente e gli errori latenti che si annidano all’interno di un’organizzazione...

  2. ivan beltramba Rispondi

    Se ne trovano almeno dieci accaduti a persone con anni e anni di esperienza. Per citare solo i più famosi: il disastro di Piacenza del 1997 e quello di Bolognina (Crevalcore) del 2005. Non è la lunghezza della formazione che fa la differenza. In ogni caso lascerei perdere il Giappone, perchè un paese dove l'orario ferroviario è scritto ai 15 secondi (non al minuto!) ha più di qualche problema. Per tacere della più alta percentuale di suicidi del mondo. ib

  3. Biagio Feniello Rispondi

    "Giappone, treno contro un palazzo, almeno 73 morti e oltre 400 feriti. L'incidente, il più grave degli ultimi 40 anni, nei pressi di Osaka. Il conducente del treno, di 23 anni, aveva appena undici mesi di esperienza." Fonte: http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/esteri/trenogiappone/trenogiappone/trenogiappone.html Non penso che qualche mese in più di professionalizzazione per un macchinista sia la rovina delle compagnie ferroviarie, rispetto ai danni in termini di vite umane, materiali, strutture ed immagine in caso di incidenti come quello citato o di altri episodi che, nella mia vita professionale, ho avuto modo di conoscere. La invito a riflettere su questo come su altri punti (scarto fra produttività contrattuale ed effettiva e relative cause, specificità della professione dei macchinisti, a cui viene, infatti, richiesto il conseguimento di una maturità tecnica e non il semplice diploma della scuola dell'obbligo previsto dalla patente C-E per i TIR, ecc.). Cordialmente, macchinista Trenitalia Biagio Feniello.

  4. ivan beltramba Rispondi

    Ringrazio Marco Ponti della utilissima precisazione. Tendo ad usare dati "ante crisi" per scansare accuse tipo "ma non tieni conto della congiuntura". A proposito di singolo binario, su alcune linee del Nordamerica attraverso le Rocky Mountains (Montagne Rocciose) passavano anche 15 milioni di tonnellate/anno, ante crisi, sul binario unico (ed in Trazione Diesel!). Mi sfugge solo il trionfalismo. ib

  5. Giuseppe Passoni Rispondi

    Egr. Ing. Beltramba, condivido molte delle sue osservazioni sulla mancanza di attrattività della ferrovia rispetto altre opzioni modali. Già l'Ing. Congedo su queste pagine chiedeva pubblicamente al collega Moretti di spiegare perchè Ferrovie dello Stato fossero riluttanti a mantenere stringenti (anacronistiche) limitazioni alle velocità di accesso ai nodi con prevedibili dilatazioni dei tempi di percorrenza. Le rigidezze contrattuali probabilmente hanno la stessa origine e sicuramente producono lo stesso effetto (un macchinista Trenitalia conduce per circa 12 ore/settimana !). Il ponte sullo stretto di Messina fara' una fine simile a quello di Oresund ove i pedaggi riescono a malapena a coprire la manutenzione ordinaria. La stabilita' aeroelastica è però un problema di meccanica strutturale e non di ingegneria dei trasporti. Con stima, Giuseppe Passoni

  6. giovanni sensi Rispondi

    Sulle strade passano tutti: camion e automobili private, quindi le strade sono per tutti; il paragone non regge! Sulla strada ferrata circolano convogli che sono, se considerati unitariamente, 14, 15 ,16 volte un TIR. Per quanto riguarda i ferrovieri anche qui il paragone non regge, a meno che non si sostenga - sprovvedutamente - che un macchinista è come un metalmeccanico e un verificatore e formatore treno un semplice operatore. Nella telefonia, ammesso che sia come dice l'autore ma ne dubito, per fare giunti di cavi - con tutto il rispetto- non servono una formazione lunga e abilitazioni che consentono di poter operare con il massimo della sicurezza su infrastruttura e locomotori . Confermo: sono preoccupato da chi affronta con tanta sicurezza - ideologica? - argomenti complessi, facilmente smontabili da un analisi un pò più approfondita.

  7. Marco Ponti Rispondi
    Condivido molto, anche se non proprio tutto. Ma le tonnellate per ferrovia al Frejus attualmente non sono 8 milioni/anno, ma circa 3 (roba da binario unico). E con servizi sussidiati e camion tassati.... Molto cordialmente MP