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  1. Cristiano Carlutti Rispondi

    Non sono un esperto di raffinazione ma mi risulta il contrario, ossia che è leggero e a basso tenore di zolfo e quindi produce per unità raffinata una maggior quantità di carburante per autotrazione; questo ovviamente è il tipo di utilizzo di energia dove è praticamente impossibile sostituire il petrolio con altre fonti in un arco di tempo breve, visto che in Italia c'è un parco circolante di oltre 36milioni di veicoli.

  2. piero bartolozzi Rispondi

    Ricordo di aver letto tempo fa che il petrolio libico è di qualità scadente. Vi risulta?

  3. claudio Rispondi

    Suppongo che le riserve del Golfo di Guinea, che di fatto sono di proprietà della Guinea Equatoriale e del suo feroce dittatorello (vince le elezioni con il 98%...) siano conteggiate nelle riserve attribuite alla Nigeria. O sbaglio?

  4. Cristiano Carlutti Rispondi

    Mi permetto di aggiungere una nota sull'impatto globale. La Libia, similmente a Nigeria, Algeria, Kazakhstan e UK-Brent, produce un petrolio di ottima qualita' povero di zolfo ("light, sweet crude"), che permette in altri termini di ottenere piu' benzina e gasolio per unita' raffinata. La maggioranza delle scorte produttive (leggesi Arabia Saudita) e' composta invece di petrolio ricco di zolfo. Ora, l'Arabia Saudita puo' tecnicamente incrementare la produzione per sostituire l'intera produzione libica, ma la qualita' sarebbe peggiore. Questo puo' portare volatilita' sui prezzi a livello globale a cui noi, come paese importatore, saremmo esposti ma, ammesso di poter importare petrolio saudita in sostituzione di quello libico, dovremo anche importarne di piu' per ottenere le stesse unita' di prodotto finito, con ulteriore maggiorazione dei costi e peggioramento della bilancia commerciale. Si pone quindi la domanda: quale e' in Italia il grado di flessibilita' negli approvigionamenti e negli utilizzi delle diverse fonti energetiche? In altre parole, in quale misura e quanto rapidamente possiamo variare il mix di approvigionamento e il mix di utilizzo delle varie fonti energetiche?

  5. matteoverda Rispondi

    Il problema maggiore per l'Italia - e soprattutto per Eni - è che una qualche stabilizzazione avvenga in tempi brevi, per ridurre il danno economico. Ma finiti i giorni concitati di combattimenti, non vedo particolari difficoltà: chiunque sia il vincitore, non può fare a meno delle rendite dell'export per governare il o i Paesi.

  6. Alvaro Tortora Rispondi

    Un tipico atteggiamento italiano ormai datato. Mentre l'Inghilterra si e' arricchita salvando il proprio ossidato onore, l'Italia si e' sacrificata il proprio per alcune briciole anche se sostanziose. Nessun governo "democratico" si è avvicinato alla Libia come quello italiano. Alle volte mi domando se e' l'Italia a seguire gli Usa in relazioni internazionali illecite e immorali o che gli usino l'Italia come un laboratorio di studio e di ricerche disumane. Non è per caso che le così dette democrazie occidentali si siano tutte rifatte col modulo Reagan/Thatcher culminando nell'estreme figure tragico-comiche odierne. Ci uccidono con un sorriso! Ma quanti gironi un odierno Dante dovrebbe aggiungere nel suo Inferno per contenere tutte le figure storiche dal dopoguerra ad oggi?

  7. Marcello Novelli Rispondi

    Certo, se non gestiamo la situazione, limitandoci ad incrociare le dita, rischiamo davvero grosso. Quello che dovrebbe fare il nostro governo e' seguire attentamente la crisi ed assicurarsi che il nuovo governo che uscira' dalla crisi libica sia un governo amico dell'Italia. Sicuramente, se la Libia compisse una svolta democratica, avremmo molto da guadagnare, in quanto quel paese potrebbe essere un obiettivo ideale per il nostro export. Ad oggi noi riceviamo petrolio in cambio di investimenti del fondo sovrano libico nelle nostre aziende soprattutto sottoforma di quote di minoranza. Ma questo ci aiuta poco. Avere invece un rapporto in cui noi riceviamo petrolio e diamo a loro benessere sottoforma di beni di consumo, questo potrebbe aiutare le nostre aziende.