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GLI EFFETTI (NEGATIVI) DEL NUOVO PATTO DI STABILITÀ *

La crisi economica e finanziaria globale ha provocato un deterioramento dei saldi di finanza pubblica dei paesi europei. E per questo la Commissione europea ha proposto nuove e più stringenti regole di bilancio. Una simulazione sui possibili effetti mostra che la loro meccanica applicazione porterebbe la Grecia al fallimento e avrebbe conseguenze negative su Italia e Spagna. Ma anche nei paesi più virtuosi i costi economici potrebbero essere elevati. Accanto alle misure di disciplina fiscale, sono necessarie azioni di politica economica per sostenere la crescita.

La crisi economica e finanziaria globale ha determinato un repentino deterioramento dei saldi di finanza pubblica dei paesi europei. Per il 2010, secondo le stime della Commissione europea (novembre 2010), tutti i paesi dell’area euro, con la sola eccezione del Lussemburgo e dell’Estonia, presenterebbero un rapporto deficit/Pil al di sopra della soglia del 3 per cento. La deriva riguarda, oltre i paesi più direttamente coinvolti nella crisi (Grecia -9,6 per cento, Spagna -9,3 per cento; Irlanda -32,3 per cento), sia i governi storicamente più “spendaccioni” (Italia -5 per cento, Portogallo -7,3 per cento), sia quelli tradizionalmente più attenti alla disciplina di bilancio (Germania -3,7 per cento; Austria -4,3 per cento; Olanda -5,8 per cento).
Con l’esplosione del deficit, anche il debito sta assumendo dimensioni preoccupanti: la sola Finlandia, tra gli originari membri del club euro, dovrebbe infatti riuscire a mantenerne il livello in rapporto al Pil al di sotto del limite del 60 per cento.

UN SIMULTANEO CONSOLIDAMENTO FISCALE

Per contrastare la deriva fiscale, la Commissione europea ha proposto nuove e più stringenti regole di bilancio. In particolare, per quanto riguarda il debito, si è ipotizzata l’adozione di un criterio numerico per determinare se il rapporto debito/Pil stia diminuendo in misura sufficiente: la riduzione sarà considerata appropriata se pari a un ventesimo della differenza tra il livello corrente e la soglia obiettivo del 60 per cento. La proposta è ancora all’esame delle istituzioni europee; una decisione ufficiale in merito è attesa entro giugno di questo anno.
Nei prossimi anni, tutti i principali paesi euro saranno quindi chiamati all’attuazione di misure di rientro per riportare i saldi di finanza pubblica su un sentiero di sostenibilità, requisito necessario per la crescita economica e occupazionale di lungo periodo. Pur nell’eterogeneità dell’ampiezza dei provvedimenti da attuare, la necessità di dover operare simultaneamente ampie misure di correzione rappresenta un elemento di novità e di preoccupazione: la forte interazione tra le economie dell’area ne amplificherebbe gli effetti negativi sulla crescita.
Quello che proviamo qui a fornire è una prima valutazione, necessariamente approssimativa rispetto a quanto verrà effettivamente realizzato nei singoli paesi, degli effetti reali dell’applicazione della proposta sul debito della Commissione, attraverso una simulazione condotta con il modello macroeconometrico dell’Oxford Economics. (1)

RISULTATI: UN 2011 MOLTO RESTRITTIVO

L’ipotesi di partenza della simulazione è che il primo anno di verifica dell’applicazione di questa nuova regola sia il 2014; ne consegue che le manovre correttive andrebbero attuate già a partire dall’anno corrente per riuscire a rispettare ex-post il criterio di “sufficiente diminuzione”. (2) Gli effetti di una manovra correttiva, in linea con la proposta dalla Commissione, si rivelerebbero molto restrittivi nel primo anno (2011). Per l’area euro nel suo complesso, l’impatto sarebbe particolarmente severo: il Pil crescerebbe di 1,8 punti percentuali (pp) in meno rispetto alla base (cioè in assenza di manovre); il tasso di disoccupazione sarebbe più elevato di 0,5 pp.
Per i singoli paesi, la maggiore o minore distanza iniziale del rapporto debito/Pil dall’obiettivo del 60 per cento determinerebbe l’entità delle manovre e, quindi, l’impatto sulla crescita (figura 1). In generale, per gran parte dei paesi euro, l’effetto sarebbe “contenuto” entro un massimo di -1,0 pp. Irlanda, Spagna e Italia rappresentano tre importanti eccezioni (la minore espansione ammonterebbe rispettivamente -1,4, -2,8 e -4,5 pp), con elevati costi anche in termini di tasso di disoccupazione (figura 2).
Dopo l’iniziale sforzo di risanamento del 2011, i paesi con un rapporto debito/Pil vicino al 60 per cento (Germania, Austria e Paesi Bassi) necessiterebbero di un’ulteriore, ma più limitata, manovra (non superiore allo 0,7 per cento del Pil nominale); il consolidamento rimarrebbe invece assai più consistente in Irlanda (più del 4 per cento del Pil nominale), Italia (3,5 per cento) e Spagna (2,1 per cento).

LA GRECIA VERSO IL DEFAULT

Le conseguenze economiche in Grecia sarebbero drammatiche. L’ampiezza della manovra economica per il 2011 (pari a circa il 15 per cento del Pil nominale) avrebbe effetti devastanti sulla crescita, spingendo il rapporto debito/Pil verso il 180 per cento nel 2012. Si renderebbe quindi necessaria un’ulteriore, enorme manovra correttiva per lo stesso anno (circa il 40 per cento del Pil nominale). Nel 2013, la correzione da attuare diverrebbe più ampia dello stesso Pil: un default sarebbe quindi inevitabile.

I PAESI SODDISFEREBBERO I CRITERI IMPOSTI?

La simulazione mostra che solo due paesi (Germania e Paesi Bassi) raggiungerebbero la riduzione annua richiesta in termini di debito/Pil (figura 3). Tuttavia, nonostante gli sforzi, nessuno soddisferebbe il criterio di convergenza al ritmo imposto dalle nuove regole. Date le insoddisfacenti performance nel 2011 e 2012, le valutazioni ex-post sia del 2014 sia del 2015 sull’andamento nei tre anni precedenti condurrebbero tutti i paesi verso una procedura di deficit eccessivo.

DAL RISANAMENTO ALLA CRESCITA

I risultati delle simulazioni mostrano come, in caso di rapporto debito/Pil iniziale molto distante dall’obiettivo del 60 per cento, la meccanica applicazione della regola sul debito proposta dalla Commissione europea risulterebbe controproducente (Grecia) o inefficiente (Italia e Spagna), a causa del negativo impatto nel breve-medio termine sull’output. Nei paesi dove si raggiungerebbe una significativa riduzione del rapporto debito/Pil, i costi economici potrebbero essere più elevati dei limitati benefici derivanti da una anticipazione di un trend di riduzione. Di fatto, questi paesi (Germania, Austria, Paesi Bassi, Francia, Belgio) non presentano problemi di sostenibilità del debito e non determinano effetti di spillover negativi, via tassi di interesse, sugli altri membri.
Più in generale, un’enfasi eccessiva sul solo processo di risanamento della finanza pubblica non appare sufficiente; accanto alle misure di disciplina fiscale, sono necessarie azioni di politica economica atte a sostenere la crescita. (3) In caso contrario, il rischio che la medicina possa uccidere il paziente risulterebbe elevato.

 

*Istituto di Studi e Analisi Economica. Le opinioni espresse in questo articolo sono da ritenersi esclusivamente degli autori e non coinvolgono l’Istituto di appartenenza.

(1) Una descrizione più dettagliata dell’esercizio di simulazione è disponibile qui. In appendice, inoltre, forniamo una breve e semplice descrizione della struttura del modello; per chi fosse interessato, un documento tecnico è disponibile qui.
(2) La regola proposta dalla Commissione prevede, infatti, che tale riduzione debba realizzarsi nei tre anni precedenti a quello in cui viene effettuata la verifica. Si veda COM(2010) 522 final.
(3) Si veda Amato A., Baldwin R., Gros D., Micossi S., Padoan P.C.,“A new political deal for Eurozone sustainable growth: an open letter to the President of European Council”, Voxeu, 7 dicembre 2010.

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  1. Roberto A

    Se noi 2015 raggiungiamo il pareggio di bilancio e lo manteniamo poi per gli anni successivi, riducendo a zero il fabbisogno finanziario mantenendo quindi fermo il debito a livello assoluto e abbiamo una crescita minima del PIL nominale pari almeno al 3 3,5% annuo, siamo a posto: il nostro rapporto debito/PIL scenderà di 3-4 punti all’anno.

  2. antonio petrina

    Un economista inglese, a margine della peggiore crisi economica del 29, disse che c’erano nel futuro possibilità economiche per i nostri figli e, parafrasando un romanziere, che occorreva pagare il sarto e non rinviare continuamente il debito dello stesso sperando di non pagarlo mai!

  3. francesco scacciati

    Farà prima il sole a diventare una supernova e ad arrostire l’intero sistema solare che gli stati sovrani a pagare i loro debiti. Ma in fondo, che male c’è? L’importante è che ciascuno, nel momento in cui gli scadono i titoli, si ritrovi l’importo previsto sul conto corrente. E questo, se i debiti non vanno del tutto fuori controllo, dovrebbe continuare ad accadere.

  4. massimo t

    Non sono certo un esperto o cose del genere. Mi sembra però che questo farsi guidare da dei tecnici come se fossero degli oracoli rischi di mettere a repentaglio l’unione monetaria nel suo insieme. Trovo che ci sia una certa rassegnazione di fronte a questi dati e poca capacità propositiva. E’ chiaro che se giochiamo con la matematica dei bilancini i risultati saranno quelli visti nei grafici, ma se non sappiamo dove vogliamo andare, e accettare ciecamente questi risultati equivale a rassegnarsi, allora non servirà alcuna politica di bilancio, di taglio dei costi, riduzione pensione o aumento età pensionabile. I nostri politici europei danno prova di acquiescenza nei confronti della Germania e della Francia e delle politiche che vogliono infliggere a paesi, sono d’accordo, come la Grecia, che hanno barato sui dati, ma che oggi rischiano di fallire trascinando con sè l’Italia e la Spagna. La Germania ha avuto il vantaggio di entrare in Europa con un tasso di cambio che le ha permesso di battere la concorrenza di paesi come il nostro, avrà pure una migliore produttività ecc… ma siamo anche noi a permetterglielo…

  5. max

    Non sono certo un esperto o cose del genere. Mi sembra però che questo farsi guidare da dei tecnici come se fossero degli oracoli rischi di mettere a repentaglio l’unione monetaria nel suo insieme. Trovo che ci sia una certa rassegnazione di fronte a questi dati e poca capacità propositiva. E’ chiaro che se giochiamo con la matematica dei bilancini i risultati saranno quelli visti nei grafici, ma se non sappiamo dove vogliamo andare, e accettare ciecamente questi risultati equivale a rassegnarsi, allora non servirà alcuna politica di bilancio, di taglio dei costi, riduzione pensione o aumento età pensionabile. I nostri politici europei danno prova di acquiescenza nei confronti della Germania e della Francia e delle politiche che vogliono infliggere a paesi, sono d’accordo, come la Grecia, che hanno barato sui dati, ma che oggi rischiano di fallire trascinando con sè l’Italia e la Spagna. La Germania ha avuto il vantaggio di entrare in Europa con un tasso di cambio che le ha permesso di battere la concorrenza di paesi come il nostro, avrà pure una migliore produttività ecc… ma siamo anche noi a permetterglielo. Uscire dalla moneta unica può essere un’eresia, ma un’eresia che forse piace meno a quei paesi "forti" che temerebbero l’uscita di lavoro verso avversari come l’Italia o la Grecia che avrebbero una valuta sì debole, ma vantaggiosa nel cambio e una manodopera in grado di rivaleggiare in qualità con quella tedesca. Lo eravamo con la lira, possiamo esserlo ancora. Ciò non significa che mi piaccia l’idea di abiurare la moneta unica, ma ormai siamo dei sollevatori di pesi che hanno quasi esaurito le forse e, sfortunatamente, anche chi si trova a guidare non si sente molto bene, anche se non lo capisce ancora.

  6. ciro daniele

    Il debito pubblico italiano sarà anche alto, ma nel tempo ha permesso di acquistare beni pubblici irrinunciabili come strade, scuole, ospedali, pace sociale, istruzione, salute, sicurezza, ecc. Il tutto ci costa pressappoco il 5% del Pil ogni anno per il pagamento degli interessi. Di questi, oltre la metà sono versati ad operatori nazionali e quindi possono essere considerati sostanzialmente una partita di giro. Siamo sicuri che oggi avremmo tutto questo se, invece, avessimo tenuto il bilancio in pareggio e avessimo pagato una sovrattassa annuale pari al 5%-10% del Pil?

  7. conoscere per deliberare

    La matematica non è un opinione…il debito è azzerabile nel medio-lungo periodo. Basta semplicemente arrivare in 5-6 anni ad un avanzo di bilancio di 33 miliadi di euro, tenerlo per 60 anni e il debito verrebbe completamente azzerato. E piu’ si va avanti, meno peso hanno i 33 miliardi, visto che, con l’inflazione e la crescita del PIL, in termini di PIL si ridurrebbe sempre di piu’ questo surplus e si ridurrebbero sempre di piu il rapporto interessi/PIL (liberando, così, anno dopo anno, risorse derivanti da minor interessi da pagare). Certo, nel 2010 avremo un defici intorno ai 70 miliardi, occorre quindi per 5-6 anni ridurre anno dopo anno il deficit di una ventina di miliardi di euro all’anno…ma ce la si puo’ fare se si fa una vera ed efficace spending review e si fa una seria lotta all’evasione (i cui proventi, pero’, vanno utilizzati tutti per ridurre la pressione fiscale reale, tenendo ferma la pressione fiscale nominale data dal rapporto entrate fiscali/PIL con il PIL che contiene anche la stima del sommerso). Teniamo conto che nel 2009 la spesa primaria/PIL è stata pari a circa il 47,8 mentre nel 2002 la stessa era del 41,8, cioè 6 punti di PIL in meno.

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