logo


  1. DDPP Rispondi

    L'articolo è una buona fonte di informazione economica, ma dimentica di rapportare l'ottimo andamento dell'economia con l'infernale incremento demografico in tutta la fascia nord-africana. Nonostante l'incremento dei posti di lavoro, il numero dei giovani senza speranza di un futuro aumenta ogni anno. Non ho speranze che ci possa essere un cambio di tendenza, spero tenuamenete che la consapevolezza del disastro demografico nord-africano aiuti la UE a mettere barriere all'immigrazione. Diversamente nei prossimi anni saremo spettatori coinvolti in altri disastri (e non solo egiziani).

  2. Bertoldo Rispondi

    Se un paese è in grado di offrire 100 nuovi posti di lavoro all'anno, i richiedenti sono 200 e ogni famiglia ha 6 figli, si possono raddoppiare i posti di lavoro (difficile) o diminuire il numero di nuovi figli. E' la soluzione della Cina, la cui economia non sembra in rovina. Ovviamente è una semplificazione, ma il controllo demografico, sia in frenata che in accelerazione, risulta fondamentale per l'ordinato sviluppo di ogni economia.

  3. AM Rispondi

    Sicuramente l'elevata disoccupazione giovanile anche fra diplomati e laureati nei paesi a sud del Mediterraneo fa pensare ad alcune regioni dell'Italia. Non dobbiamo dimenticare che vi sono anche notevoli differenze. Questi paesi non hanno mai conosciuto la democrazia, l'esercito assume un ruolo importante in politica e in economia, è presente il fanatismo religioso, è diffusa la xenofobia ed in particolare si percepisce l'odio verso il mondo occidentale al quale si imputa il colonialismo, una cultura laica, la sottovalutazione del mondo islamico nelle relazioni internazionali. Non manca anche l'invidia. In Italia l'esercito ha un ruolo marginale, conta invece molto la magistratura. I nostri giovani guardano non con odio, ma con interesse gli altri paesi occidentali. La religione è importante, nella società ma promuove la solidarietà e non spinge alla violenza, la xenofobia è limitata e riguarda rom e immigrati, ma non certamente americani, tedeschi, inglesi, francesi, olandesi, svedesi, ecc.

  4. Giuseppe Rispondi

    "Le risposte a una indagine finalizzata a monitorare i principali mutamenti culturali e sociali a livello mondiale mostrano inoltre come un'altissima percentuale della popolazione egiziana, e in particolare quella giovanile, reputa lo Stato il maggiore responsabile del soddisfacimento dei propri bisogni. Infatti, stanno a significare che una importante fetta della società egiziana sta rincorrendo i valori della libertà e della democrazia". Credo che nell'accostamento di questi concetti ci sia una grave contraddizione. Libertà e democrazia si affermano dove i giovani sentono di essere artefici del proprio destino, e non vogliono sopportare il peso di un livello di corruzione molto alto e di un elefantiaco settore pubblico molto inefficiente. Laddove ci si aspetta che lo Stato provveda a soddisfare i bisogni, la libertà è lontana.

  5. Firenzeprecaria Rispondi

    E quindi gli egiziani si sarebbero rivoltati perchè troppo felici? E' questa è l'arguta diagnosi della "scienza economica"? Se questi sono i dottori, c'è da augurarsi di non cadere mai ammalati. P.S. La "certa pubblicistica" che lega la rivoluzione egiziana alla dinamica dei prezzi (un legame che ha moltissime conferme, anche in egitto in cui a metà 2008 scoppiarono violente rivolte a causa degli aumenti dei prezzi) non è altri che il Financial Times. Avvisiamoli che hanno preso una gigantesca cantonata.

  6. Andrea Rispondi

    Cito dal testo: "Tuttavia l’economia presenta un elevatissimo tasso disoccupazione giovanile, un livello di corruzione molto alto, forti disuguaglianze nella distribuzione del reddito e un elefantiaco settore pubblico". Non saremo anche noi a rischio rivoluzione?