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  1. luigi zoppoli Rispondi

    Credo sarebbe utile definire ciò che è ritenuto un corretto obiettivo della trattativa. Limitare la microconflittualità ovvero evitare sciperi contro il contratto sottoscrtto, mi pare siano elementi del tutto corretti. Altrettanto corretto credo sia negoiare localmente ferma restando una base minima comune nazionale di tutele e garanzie dei lavoratori. A mia opinione l'unico problema viene fuori dalla mancanza di Fiom nella rappresentanza. E credo che Fiat se ne renda conto. Quanto al prendere o lasciare è più una modalità che si allontana dalla stucchevole e dilatoria ritualità tipica di troppe ed eterne trattative che fatto sostanziale. D'altronde la Fiom ha preferito la via politco-ideologica a quella sindacale che avrebbe dovuto fare maggior attenzione ai quattrini.

  2. Gabriele Filipelli Rispondi

    Scrivo da non specialista del ramo, mi perdonerete l'ingenuità. Ho l'impressione che sia tacito presupposto dell'articolo una netta distinzione tra le condizioni "concrete" del lavoro (stipendio, condizioni di lavoro), e le questioni "politiche", ideologiche, astrazioni deformanti da bandire in una discussione di natura economica. Trovo questa distinzione largamente arbitraria, e decisamente impropria nel caso in questione: un contratto che, insieme a pause e congedi, riforma in modo inedito dettagli vitali per la gestione del potere all'interno della fabbrica (esclusione dei sindacati non firmatari, rinuncia al diritto di sciopero contro le clausole firmate...). E la gestione del potere è, per definizione, una questione politica.

  3. luigi saccavini Rispondi

    Cerchiamo di capire di cosa si tratta e di quel che si deve fare (si doveva fare prima); poi si parlerà dei diritti di lavoro. Nel 2008 l’Italia ha prodotto 659mila auto; in Italia ne sono state immatricolate 2.160mila. Insomma: 1,5mio di auto importate (Il mondo in cifre ed. 2011). Da paese esportatore, in un decennio siamo diventati un importatore di auto del segmento B e C mentre la Fiat, ferma sulla sua “nicchia” utilitaria, deve produrre all’estero. (la Germania lo stesso 2008 ha un attivo di 2,5 mio di auto esportate) certamente nel 2010 il raffronto sarà peggiore. La Fiat fa il suo interesse di impresa ma forse qualcuno dei ministri che nel decennio ha gestito Lavoro e Industria (e dico io un sindacato più propositivo e meno ideologico), un piano per il settore che salvaguardasse il lavoro e mantenesse un rapporto di equilibrio positivo fra produzione e vendite, doveva concertarlo con Fiat (sostanzialmente sviluppando il settore B e C). Qualcuno faccia il conto di quante centinaia di migliaia di posti di lavoro abbiamo perso. Con il problema di ricreare occupazione che abbiamo davanti, la faccenda di “diritti” e normative è ben poca cosa anzi: è forse fuori tema.

  4. Saverio Soldi Rispondi

    Ritengo che tre conclusioni degli autori siano errate. 1. L'ideologia. Gli autori scrivono che il voto sia stato determinato principalmente da ideologia. Ma qualche riga si contraddicono constatando che molti voti per il sì sono invece dettati da necessità. Si noti anche che tra chi ha votato sì solo una piccola minoranza dei rispondenti definisce l'accordo positivo: pochi infatti considerano il contratto vantaggioso (diversamente da quanto sostengono alcuni interventi su lavoce.info). In realtà è la domanda 8 che è viziata da un errore metodologico. Si è infatti chiesta una sola risposta quando è invece evidente che la risposta "E' un ricatto" racchiude tutte le altre. 2. Il consenso in fabbrica. Gli autori sostengono che Marchionne ha perso il consenso in fabbrica. Sono sicuri che l'avesse avuto prima del referendum ? 3. La politicizzazione. E' vero che la Fiom ha politicizzato lo scontro. Ma lo hanno fatto anche i sindacati firmatari per sostanziare la loro aspirazione a un modello di cogestione aziendale e pure Marchionne che ha da subito individuato un solo nemico e lo ha additato come il nemico per l'Italia.

  5. Giacomo Galletti Rispondi

    Confesso di non aver letto troppo approfonditamente tanto la nota quanto il questionario. Ma qualcosa non mi torna. Mi riferisco alla domanda 8b del questionario. Ci sono 4 opzioni di risposta per motivare il rifiuto dell'accordo. La prima fa riferimento agli orari di lavoro, la secondo alla malattia, la terza allo sciopero, la quarta alla percezione del ricatto. A naso trovo improprie le chiusure, tra l'altro a risposta secca e non multipla. Il problema sono le distinte dimensioni che sottendono alle risposte. La prima ha a che fare con l'organizzazione del lavoro; la seconda e la terza con i diritti sul lavoro; l'ultima riguarda la percezione del processo contrattuale e di comunicazione azienda-lavoratori. Se ha senso quanto notato, ovvero la "disomogeneità dimensionale" sottesa alle chiusure, allora i risultati non consentono di trarre conclusioni appropriate. E quindi, tantomeno, di giudicare il voto come mosso dall'ideologia. Altri dubbi riguardano le correlazioni tra appartenenza sindacale e orientamento politico, ma in caso ne accennerò in seguito. Grazie e a presto.

  6. Gianfranco Tulini Rispondi

    Quello che emerge dal vostro sondaggio, che, per quanto mi riguarda, corrisponde anche alle mie sensazioni e conoscenze di situazioni analoghe, apre però la necessità di una profonda riflessione sulla influenza dei media e non solo, su questo referendum. Lavoce è stata una delle poche voci autorevoli che ha spiegato lo scenario economico finanziario e sociale determinatosi con i cambiamenti strutturali in atto nel mondo. Mentre voi e pochi altri vi siete sforzati di dare visione e valutazione sui problemi, un coro di voci e di mezze di informazione si sono impegnati a depistare e mistificare i problemi. Data la limitazione di spazio, vorrei pregarvi di non cedere alle tentazioni di compromesso e mediazione. Non lasciate che la situazione della Fiat scivoli sempre più nella vulgata ideologica. Subiamo già quella di Belusconi e del Berlusconismo. Abbiamo bisogno di ribadire e combattere per la realtà dei fatti e della disamina dei contenuti e non delle valutazioni e forzature ideologiche, altrimenti che differenza c'è tra noi e quanto opera nel paese il Berlusconsmo....

  7. francesco Statti Rispondi

    E' forse vero che la vertenza è stata, in parte,politicizzata, ma a metterla su quel piano è stato certamente Marchionne dimenticando la tradizione dei sindacati italiani autori di grosse battaglie politiche nel passato. Occorre tuttavia anche tenere conto del voto nei vari reparti: dove il lavoro è più alienate ha prevalso il desiderio dei lavoratori di non fare "passi indietro". Negli altri reparti ove la fatica è minore, forse a malavoglia, ha prevalso il si. Ma non dimentichiamo che alla votazione hanno preso parte anche gli impiegati, quasi il 9%, e questi vanno considerati decisivi, se non determinanti.

  8. pietro morelli Rispondi

    Definire ''ideologico'' un voto operaio solo perchè chi lo esprime preferisce sintetizzarlo con la espressione ''ricatto'' piuttosto che con un giudizio su turni, condizioni ecc. mi sembra veramente, questo si', piuttosto ideologico.

  9. Claudio Resentini Rispondi

    Siamo proprio sicuri che la politicizzazione del confronto sia stata voluta dalla Fiom? A sentire alcune dichiarazioni di Marchionne (compresa la famosa intervista da Fazio) sembrerebbe invece la Fiat ad aver ingaggiato il braccio di ferro con la Fiom con finalità che vanno ben oltre l'accordo stesso e che riguardano il sistema generale delle relazioni industriali ed i rapporti di forza tra le parti sociali. La Confindustria sta alla finestra a guardare come va a finire per poi eventualmente fare proprio il modello se funziona. Il governo lascia fare, plaudente e gongolante. Gli investimenti Fiat li farà o meno a prescindere dal risultato del referendum. Se vorrà abbandonare il paese basterà tirare la corda oltre i limiti e poi incolpare gli estremisti/conflittualisti/disfattisti. Se questa non è politica allora non so bene cosa lo sia!

  10. Federico Amianti Rispondi

    Non si può definire il voto esclusivamente ideologico o politicizzato quando emerge chiaramente dai dati elettorali (seggi nei reparti) - quindi non da un sondaggio - esattamente il contrario. Il "no" ha vinto nei reparti di montaggio, perso di poco in verniciatura e perso nel resto; al crescere della fatica delle mansioni crescono i no all'accordo che come sappiamo modifica il regime delle pause e forse della mensa.

  11. Lucio Baccaro Rispondi

    Mi sembra che sia uno dei primi sondaggi così approfonditi sulla condizione del lavoro operaio in Italia (chiedo conferma a Boeri), molto interessante.