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  1. mirco Rispondi

    Il modello capitalista europeo è a ben vedere un ottimo compromesso tra lavoro e capitale con un settore pubblico che si impegna nel welfare. Il compromesso socialdemocratico in europa è storicamente vincente. Questo compromesso ha mantenuto alto anche il livello di democrazia. Il modello cinese che prevede autoritarismo e liberismo dimostra che esiste anche un altro modello che se si afferma può provocare una cosa molto grave: staccare il capitalismo come modello economico dalla democrazia come modello politico di governo contribuendo ad aumentare diseguaglianze e mancanza di diritti umani. I partiti socialdemocratici dovrebbero impegnarsi per evidenziarlo; chiedere un dumping sociale alla UE affinchè non vengano importate merci cinesi senza la certezza che esse siano prodotte nel rispetto dei diritti umani e sindacali è necessario anche per dimostrare che non si ritornerà al capitalismo ottocentesco che potrebbe riaprire a livello globale le stesse contraddizioni che l'Europa ha già sofferto (rivolte sociali e rivoluzioni comuniste). Questo è l'unico modo per dimostrare che la democrazia occidentale è valida senza scadere nella dottrina Bush (militare e imperialista).

  2. raffaele principe Rispondi

    Quando le percentuali spiegano poco: il 10% di 100 fa 110, il 2% di 1000 fa 1020, dunque la distanza è aumentata, mentre la tendenza sarà quella alla convergenza del “movimento del pendolo” verso il suo baricentro. E' allora spiegato perché nei paesi emergenti gli aumenti non possono che essere a due cifre e in occidente stagnanti. Altra cosa ragionare sulle strategie industriali della Cina, dell'India, del Vietnam ecc. La loro strategia è chiara: aumentare gli investimenti e gli stabilimenti manifatturieri, con bassi salari e bassissimo welfare state. E' chiaro che vi sono spinte ad aumentare i salari, perchè non solo si rendono conto che altrove a parità di lavoro si guadagna 10 volte tanto, ma anche perché nel mercato globale i prezzi sono globali e la disponibilità di merci prima neanche conosciute: pc, auto, frigoriferi ecc. hanno prezzi sostanzialmente allineati a livello mondiale. E allora si sacrifica il welfare: pensiamo alla previdenza che porrà problemi fra 20-30 anni, come è successo in Italia. E allora più che di democrazia tout court c’è un problema di democrazia economica e di dialettica lavoro – capitale, vero motore di civiltà in Europa, e lì da inventare.

  3. lucio Rispondi

    Se la tendenza ad aumenti salariali del 10-12% annuo continuasse per altri 5-6 anni per quella data cinesi (e brasiliani) sorpasserebbero i salari reali dell'italia dove (vedi caso fiat e fine dei contratti nazionali) sono invece destinati alla riduzione parallelamente ai consumi (svalutazione interna). L'aumento dei consumi interni in quei paesi e il parziale aumento di alcune protezioni sociali, pur in presenza di forti squilibri di reddito tra classi sociali e ambiti territoriali, renderanno necessario sostituire manodopera non più a basso costo con altra per le multinazionali globali, che con l'aumento dei costi di trasporto delle merci e delle instabilità politiche di un sistema multipolare dovranno per forza creare sacche di salariati alla vietnamita all'interno dei paesi ex ricchi dell'occidente. L'Italia per le sue caratteristiche di manodopera eccedente, professionale, sottomessa e iper-produttiva è una candidata privilegiata all'interno della UE a doppia velocità. ll modello cinese basato su autoritarismo e deregulation selvaggia funzionali all'imposizione di un sistema ultraliberista è auspicato dai globalisti...