logo


  1. Daniele Piomelli Rispondi

    Buono l'articolo, interessanti i commenti. Ma in almeno due di questi trovo un'idea che non capisco: cioè che per fare una start up ci voglia un venture capital italiano o sennò si deve andare all'estero. Ma perché? Gli scienziati ed i tecnologi italiani sono di alta qualità e costano poco, due cose che piacciono molto a chi fà il mestiere del venture capitalist. Tra quelli che conosco, ce ne sono vari (anche tra i blue chip) che investirebbero di più in start up italiane se trovassero più spesso le condizioni necessarie -- idee buone e ben protette, una chiara strategia al mercato, buona capacità di gestione. Non è che in Italia queste cose si trovino ad ogni angolo di strada, ma ci sono eccome. E allora, mentre aspettiamo incentivi fiscali che non vengono, cerchiamo di far incontrare chi ha le idee (tecnici e scienziati), chi sa proteggerle (uffici legali un pò lungimiranti) e chi sa realizzarle (imprenditori svegli ed esperti) e diamogli la possibilità di farsi conoscere da finanziatori esteri. Se cominciano a venire loro, dopo un po' si svegliano anche i nostri.

  2. Aram Megighian Rispondi

    Non sono un economista, e quindi non sono esperto in materia. Tuttavia lavoro nel campo della ricerca biomedica, e su questo ho esperienza. E ho un'esperienza anche sui meccanismi e le modalità di sviluppo delle hi-tech companies nel settore biotecnologico, avendo vissuto per un periodo a San Diego in California, dove risiede una gran quantità di queste imprese piccole e grandi. Noto nei commenti quei tanti inglesismi che accompagnano i discorso dei nostri manager (accidenti, è scappato un inglesismo pure a me), ma manca quello che secondo me è il punto focale del discorso: la conoscenza, la cultura, il sapere. Fermo restando che, tecnicamente, in Italia vi sono infiniti lacci che bloccano il VC, il problema di fondo è che non fai VC se non conosci il problema, cioè se non hai almeno un'idea di cosa voglia fare chi ti chiede i soldi. La mancanza di un'adeguata cultura scientifica, come in Italia, non produce solo bassi risultati nelle competizioni scolastiche internazionali. Quello è il minimo. Produce anche incapacità di chi è fuori (ad es i finanziatori) a capire esattamente ciò che si fa dentro i laboratori, quello che serve, il tempo e la gente che ci vuole per fare una cosa.

  3. Roberto Marsicano Rispondi

    I pochi che fanno VC in Italia hanno pochi soldi e, ovviamente li investono in settori "sexy" (come definiscono i venture capitalist i settori di moda). E questo è il primo problema, investimenti con i paraocchi: si va un fondo con un idea sulla telefonia mobile (che dovrebbe essere di moda) ma ti stoppano subito dicendo che a loro interessa solo Internet. Ma è la mancanza di soldi il problema insormontabile perché la struttura finanziaria del paese è basata sul'assunto "non rischiare" e quindi BOT, risparmio postale e case, cose che rendono poco e sono considerate a rischio zero, tutto il contrario di quello che serve al VC dove il venture dice tutto l'azzardo tcalcolato, ma pur sempre azzardo che c'è nel finanziare una start-up come Apple, che ricevette 95.000$ da un VC per partire nel 76. Non bisogna farsi illusioni: il posto più vicino dove trovare un VC è negli Stati Uniti. D'altra parte, se uno ha una buona idea, perché non farla parire dove c'è un mercato più grande, meglio strutturato da ogni punto di vista e dove sopratutto c'è la cultura per dare un mano a chi ha un'idea?

  4. Massimo Bonechi Rispondi

    Prima di tutto buon anno, ho apprezzato molto questo articolo, visto che sono un imprenditore di una piccola azienda ad elevato contenuto tecnologico. In passato ho approfondito la soluzione "Venture Capital", ma ho sempre trovato difficoltà sull'affidabilità reale di queste società di investimento. Sapreste darmi consigli, su quale ritenete siano le più serie sul mercato? ?

  5. donata cappelli Rispondi

    Concordo pienamente con la necessità di incentivare la presenza di VC in Italia che siano soprattutto orientati all'early stage (seed e startup). Purtroppo anche il recentissimo tentativo delle 3 maggiori banche italiane, MEF &co di creare un fondo per la partecipazione al capitale di rischio di PMI (fondo italiano investimenti) con una dotazione enorme (1,2 mld € al 1 closing) è rivolto a sole operazioni di expansion; è cioè rivolto al finanziamento di imprese esistenti. I VC che si occupano di start up sono pochissimi in Italia e affrontano difficoltà maggiori rispetto agli altri operatori di private equity. Che la politica dia mano anche a loro altrimenti agli startupper non rimane che rivolgersi all'estero. Ancora una volta brain drain.