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  1. Stefano Matteucci Rispondi

    Questo è quanto si può reperire su internet, in cinque minuti esatti, riguardo il trattamento degli infortuni in itinere in Europa. Spunto per ulteriori approfondimenti. Questo è quanto mi risulta. In Gran Bretagna il tema è trattato già dal 1946 nella legislazione generale di assistenza e non nella legislazione specifica sul lavoro (approccio interessante perché si pone nell'ambito dei diritti di tutti i cittadini) In Olanda il tema è trattato dalla legislazione dal 1966 Già nella Germania Hitleriana si erano posti il problema (!). Esiste una Legge del 31/3/1942 con concetti ribaditi nel par. 520 di una Legge del 30/04/1963. In Francia risultano essere in vigore due leggi-pilastro: L.30 ottobre 1946 n.46/2426 (Art.2) ampliata dalla L. 23/07/1957 n.58/819. In particolare è prescritta la corresponsione di una rendita, se l'infortunio causa morte, agli orfani ed in alcuni casi perfino ai genitori della vittima. In Belgio l'argomento è oggetto del DL 13/12/1945 In Lussemburgo l'infortunio in itinere è materia dell' Art. 92 del Codice delle Assicurazioni Sociali del 17/12/1925 Ripeto, quanto sopra è frutto di una ricerca di 5 minuti, che per cui potrebbero esserci inesattezze.

  2. Stefano Matteucci Rispondi

    Tra tanti che si cimentano con le percentuali, non sempre in modo "disinteressato", finalmente uno specialista della materia. L'articolo è molto chiaro e molto interessante. Sarebbe anche interessante capire l'effetto moltiplicatore di questo sommerso, in termini di reddito generato a favore di chi beneficia del lavoro sommerso e se quest'ultimo reddito rimanga parzialmente/totalmente oscuro al fisco, al pari di quello corrisposto al lavoratore "in nero". Personalmente, penso che sia così, ma non mi sono mai interessato di reperire dati in proposito. Per andare ancor più in profondità, sarebbe anche interessante capire se e quanto questo reddito sommerso e sconosciuto, intendo dire soprattutto di chi beneficia delle prestazioni "sommerse", possa influenzare le dinamiche dei prezzi di alcuni beni, che sembrano non conoscere crisi soprattutto nel nostro paese. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi due anni, ciò sembra totalmente inspiegabile. In altri termini, sarebbe un altro possibile effetto del sommerso ai danni di chi sommerso non è.

  3. Francesco Pugliese Rispondi

    Nell'articolo si evince un'analisi tecnica interessante ed esaustiva sulla situazione in Italia degli infortuni sul lavoro e del sommerso. Chiara esposizione anche per i non addetti ai lavori come il sottoscritto. Interessante la valutazione del sommerso. Consiglio l'integrazione con altre fonti.

  4. Giuseppe Tizza Rispondi

    In Germania vengono riconosciuti anche quelli in itinere, cioè quelli da casa al lavoro. E questo credo che valga per tutti gli altri paesi occidentali.

  5. Bruno Stucchi Rispondi

    E' già inverecondo che l'Eurostat ci metta 5 anni per eleborare statistiche che si rifanno al 2006. O battono la fiacca (probabile) o sono incapaci. Il cumulo delle cariche in questo caso è ammesso. E questo malgrado tutti gli strumenti informatici di cui -si suppone- dispongono. Fatta questa premessa, non credo che negli altri Paesi si consideri "infortunio sul lavoro" chi si fa male, per incidente d'auto o altro, nel percorso casa-lavoro. Confrontare dati strampalati produce solo strampalerie.

  6. GiovanniVolpe.it Rispondi

    Tra gli interventi più efficaci, per ridurre in modo consistente gli infortuni sul lavoro, la priorità è da assegnare ad una maggiore diffusione della cultura, generale ed aziendale. Inoltre, per la povertà, oltre a varare leggi per l'indennità di sostegno, tra le iniziative possibili, concentrare i finanziamenti pubblici a veri imprenditori, laureati,... con elevata integrità morale. Il Blog di Giovanni Volpe Osservatorio Lavoro. Persone e società.