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  1. Marino Rispondi

    Hai ragione che tecnicamente il Capo del Governo viene nominato dal Presidente e deve ottenere la fiducia delle Camere, ma con questa legge elettorale (in particolare il premio di maggioranza) la scelta prioritaria di voto del'elettore si riferisce a far vincere la coalizione e il candidato presidente del consiglio che esprime, piuttosto che alla scelta e alla qualità del proprio deputato o senatore, da cui di fatto si prescinde perché in primis far vincere lo schieramento è prioritario in quanto chi perde viene emarginato dal gioco politico a colpi di maggioranza schiacciante creata dal premio e di voti di fiducia, e poi perché la legge stessa non ti permette di scegliere, anzi: se il mio partito candida un candidato valido in una posizione non ottimale non ho altra scelta che votare anche per quelli prima di lui che non mi piacciono sperando che si prendano abbastanza voti da far eleggere anche chi mi piace. Come dire, i giocatori si adeguano alle regole del gioco, e le regole sono abbastanza perverse.

  2. Aram Megighian Rispondi

    Il commento è interessante, per me, in quanto travalica il punto di vista per così dire ideologico ed affronta direttamente il problema: "we know the problem, we know how to fix it, we gonna go to fix it" direbbe un pragmatico americano. In questa frase c'è però anche l'altro lato della medaglia: conosciamo davvero, noi italiani, noi cittadini, il problema ? Ad esempio, nella lettera inviata da Marino, si dice che noi votiamo il capo di Governo, mentre è noto che costituzionalmente esso deve essere scelto dal Presidente della Repubblica. Questa è la Costituzione, scritta sulla base di un sistema di equilibri tra i vari poteri. L'attuale legge elettorale, forza chiaramente questo sistema, ma, nello stesso tempo, non dà ai cittadini potere (mediante la possibilità di un vera scelta dei loro rappresentanti), ma, bensì, la dà ai partiti, che così se lo riprendono con gli interessi, dopo il tracollo del 1992. Forse bisognerebbe partire da questo dato, prima di discutere la legge elettorale, e magari, la Costituzione, nei punti in cui si creano situazioni di frizione come le attuali.

  3. francesca Rispondi

    Secondo me questo processo migliora la selezione dei candidati ma diminuisce l'accountability post-elettorale dei politici eletti. L'effetto finale sarebbe infatti di avere un collegio piu ampio, con conseguente aumento della distanza tra politico e votante.

  4. Alessio Calcagno Rispondi

    E' la competizione la si sposta al secondo turno.

  5. ciro daniele Rispondi

    L'idea di aumentare la contendibilità dei collegi per migliorare la qualità degli eletti è eccellente. Peccato che qualsiasi classe dirigente avrebbe tutto l'interesse a ridisegnare i collegi solo per blindarli meglio. Per aumentare la concorrenza tra i candidati si potrebbe invece ricorrere ad un quorum rafforzato che preveda, ad esempio, l'ingresso in parlamento dei soli candidati che hanno raccolto almeno i 2/3 dei voti validi (o meglio ancora di quelli potenziali). In questo modo si ridurrebbe automaticamente anche il numero dei parlamentari.

  6. Bruno Ferrari Rispondi

    La proposta va bene quando destra e sinistra perdono il loro significato antitetico. Se tutti siamo d'accordo su contenuti, modalità e finalità della politica scelgo il "manager" migliore, possibilmente. Nessuno infatti lo garantisce, visto che i soldi per la propaganda contano più della competenza. Cosa succede se qualcuno invece della polenta con o senza sale, vuole del pane? Forse preferirebbe un fornaio più scadente piuttosto della polenta, che abbia o non abbia sale.

  7. daniele Rispondi

    Io abolirei del tutto i colleggi, ma considerare le candidature a livello nazionale. Con sistema dove i primi 630 eletti formano il parlamento e stop. Io credo che la rappresentanza territoriale sia da considerare solo nell'ambito regionale con l'attuazione del federalismo mentre a livello nazionale conti di più l'appartenza a una classe sociale, alla propria attività. Con un collegio unico nazionale si premierebbe di piu quella parte di popolazione che mostra piu impegno a far eleggere un proprio candidato (ad esempio gli studenti potrebbero organizzarsi nazionalmente per fare eleggere un proprio rappresentante, cosa oggi impossibile per lo scarso peso che hanno in ciascun collegio) e si "annacquerebbero" quei fortini di voti portati dalla malavita e da clientelismi.

  8. AM Rispondi

    Evidentemente mutare i confini delle circoscrizioni porta ad un mutamento di risultati. Lo aveva compreso bene l'Austria-Ungheria nel mutare li circoscrizioni nei territori plurietnici allo scopo di favorire le etnie leali all'Impero (tedeschi, ungheresi, sloveni, croati, ruteni) e colpire le etnie irredentiste (italiani, romeni, serbi).

  9. Massimo Rispondi

    Quello che si dice nell'articolo è in parte condivisibile, ma vanno considerati due fattori. Il primo è che questi politici dovrebbero fare una legge con la quale mettono a rischio la loro rielezione, semplicemente non lo faranno mai. Il secondo fattore è che gli eletti nei colleggi contendibili sono quelli che più tendono a cambiare casacca.

  10. Franco Rispondi

    D'accordo con gli autorii e soprattutto per la revisione dei collegi. La irreggimentazione dei parlamentari del "porcellum", va combattuto proprio sul terreno della finta necessità della cosiddetta "stabilità", invocata fraudolentemente fin dall'epoca Craxi e che tanti danni ha portato al nostro Paese, allineata com'era, e come purtroppo tuttora è, al concetto di un'Italia aziendalistica che vuole attirare investimenti stranieri, dimenticandosi e anzi opprimendo i veri artefici del progresso e dello sviluppo quali sono i lavoratori proletari.

  11. bob Rispondi

    non si può credere che questi partiti riformino la legge elettorale. Il rinnovamento di questo Paese può passare solo per movimenti di opinione e di pressione, associazioni di stampo moderato, in pratica di persone che non vivono di sola politica. Il Paese ha bisogno come il pane di centralità, di ammodernamento e soprattutto di isolare gli estremi, in nessun Paese di Europa un "partito" come la Lega sta al Governo. La legge elettorale e la riforma costituzionale sono state fatte ad uso e consumo di privilegi localisti dei politici e dei loro familiari e amici, in pratica esattamente il contrario di come si sta muovendo il mondo. E qualcuno in questo spazio viene ancora a parlarci della bufala federalista.

  12. Carola Rispondi

    Elencare solo alcuni dei motivi per cui "ridisegnare" i confini non sarebbe una soluzione per aumentare la "qualità" dei nostri politici. 1) Come misurare la "qualità" dei politici? Reddito, istruzione e carriera politica pregressa non sono doti sufficienti per fare di un politico, un buon politico; 2) Come misurare la competitività dei collegi? La quota del 10% può significare cose diverse in collegi diversi e molto spesso collegi competitivi oggi posso trasformarsi nel giro di poche tornate elettorali in collegi "sicuri"; 3) La rivisitazione dei collegi elettorali lasciando invariata l'ultima legge elettorale ("porcellum") non cambierà le regole del gioco ma al contrario porterebbe solo più confusione. Condivido dunque l'idea gia espressa nei due commenti precendenti che: a) la corruzione fa parte di una cultura molto più recidiva di un sistema elettorale e b) il ridisegno dei collegi potrebbe essere usato per fini diversi dalla qualità dei candidati. Ridare agli elettori la possibilita di scelta dei propri politici, regole elettorali chiare e univoche e pretendere una magistratura che faccia il proprio dovere, aumenterebbe la qualita dei politici molto di più del gerrymandering.

  13. AG Rispondi

    Si possono pensare diverse soluzioni di tecnica elettorale per migliorare la competizione politica e/o l'efficacia/efficienza dell'azione di governo.Purtroppo nessun parlamento realisticamente ipotizzabile voterà mai una riforma del sistema elettorale con questi obiettivi e non quelli della pura salvaguardia degli interessi dei partiti esistenti. La stessa riforma del "Mattarellum" venne fatta con l'obiettivo di attenuare gli effetti conseguti con il referendum del 1993.

  14. Dario Roncadin Rispondi

    L'idea in se pare buona, ma proviamo ad immaginare cosa vorrebbe dire nel'attuale clima politico mettere mano ai collegi elettorali. Senza contare che si introdurrebbe una prassi che potrebbe far venire qualche strana idea a qualcuno, tipo ridisegnare i collegi per cambiare le maggioranze. Sarebbe secondo me cosa più semplice e forse attuabile 1) ridurre in modo aprezzabile il numero dei parlamentari 2) reintrodurre le preferenze limitando però il numero dei candidati presentabili - es max 10 per lista 3) obbligo di trasparenza delle spese elettorali 4) vietare la presentazione in più di due collegi. A mio parere sarebbe un buon inizio.

  15. Marino Rispondi

    L'utilità del collegio uninominale competitivo è discutibile perché in Italia non siamo più in un sistema parlamentare perfetto, si vota contemporaneamente per scegliere il rappresentante e il governo nazionale, e quest'ultima scelta è più importante del candidato, l'elettore vota in primo luogo per la maggioranza di governo e il presidente del consiglio. Con tutti i loro difetti (influenza di lobbies e clientele organizzate), la preferenza unica o l'obbligo di primarie potrebbero ottenere lo stesso risultato senza dover ridisegnare i collegi.

  16. raffaele principe Rispondi

    Bella idea, peccato che la storia politica di questa nazione ci dice che si è andato sempre in direzione opposta con inciuci e ridisegno dei collegi proprio per ridurre la competitività e dare ampio potere ai vertici nazionali, questo è stato vero soprattutto per il sud dove sono stati, da sempre, catapultati, "figure nazionali". Un esempio per tutti il senatore, amico di Andreotti, Vitalone in Puglia.

  17. Matteo Rota Rispondi

    Il problema di fondo per me sta nel fatto che in Italia la professione del politico è troppo redditizia. E la redditività è inversamente proporzionale al livello di moralità del politico. Servono delle regole per rendere meno conveniente questa professione in quanto il controllo degli elettori tramite il voto è troppo lasco.