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L’entusiasmo nelle sfide

Ci eravamo sentiti qualche giorno fa; avevo chiesto a Tommaso Padoa-Schioppa di contribuire con un articolo a una nuova collana di commenti su temi di politica economica internazionale che avevo avviato. Scusandosi per non poter accettare subito aveva (quasi) promesso di farlo in futuro, un po’ forse per non deludere l’entusiasmo di un collega più giovane, ma anche per quel riflesso irrefrenabile che lo portava a lanciarsi in qualunque nuova sfida che gli sembrasse giustificare la sua presenza. Combattivo fino all’ultimo.

DALLA BANCA D’ITALIA AL MINISTERO, PASSANDO PER L’EUROPA

Mi sono trovato, in parte per caso, a condividere alcuni momenti della sua vita professionale negli ultimi anni. Il primo ricordo risale agli anni della Banca d’Italia. Per lui, già esponente autorevole del Direttorio, erano anni frenetici e fecondi, con l’Europa monetaria che prendeva forma: il rapporto Delors, il mercato unico, poi il trattato di Maastricht, infine, di segno contrario ma ugualmente intensa, la crisi del sistema monetario e della lira. Ma anche la riforma del sistema finanziario italiano: la regolamentazione delle banche e la vigilanza, l’impegno capillare sul sistema dei pagamenti. Io aiutavo, ma soprattutto guardavo e imparavo. L’entusiasmo di Tommaso lo portava a intervenire quasi su tutto, dalla conduzione quotidiana della politica monetaria all’organizzazione interna, dai temi strutturali dell’economia reale nel nostro paese a quelli della finanza globale. Sempre -allora era meno scontato! – coinvolgendo i giovani in prima linea, chiedendo loro di formarsi un’opinione e di avere il coraggio di difenderla.
Dopo la breve parentesi della Consob, lo sbarco a Francoforte, nel consiglio della Banca centrale europea appena costituita. Un’istituzione che Tommaso sentiva appartenere a lui più che agli altri membri designati in consiglio; correttamente nella sostanza, anche se non nella forma. L’entusiasmo e l’energia erano quelli di sempre, così come l’interesse per tutte le aree di responsabilità della banca. Era inevitabile che la sua tendenza a muoversi orizzontalmente su temi diversi sollevasse qualche sopracciglio, scompigliasse regole interne e convenzioni. Una visita al sito internet della Bce, nella sezione in cui sono conservati i discorsi del comitato esecutivo, mostra che non c’è area di responsabilità della Banca in cui egli non abbia lasciato il segno. Un contributo intellettuale e di comunicazione pubblica, ancor prima che decisionale, nonostante la natura esecutiva dell’incarico.
Il biennio del ministero è stato quello più complesso e sofferto, oltreché controverso. Ogni giudizio in merito non può che attendere il filtro del tempo. La difficoltà era, per lui più che per ogni altro, far valere l’autorevolezza tecnica in un contesto e in un tempo che richiedevano anche un deciso impegno politico. La generosità e lo slancio lo hanno a volte indotto, nel bilanciare queste esigenze in contrasto, a mettere in gioco la propria persona più di quanto alcuni amici e colleghi avrebbero desiderato. Ma lui non esitava. Come ha scritto poco prima di assumere l’incarico: “Mi rendo conto che sto per mettere a repentaglio quel po’ di reputazione che ho accumulato in una vita di lavoro.
Coloro che credono nella possibilità e nel dovere di tenere l’Italia nel novero dei paesi civilizzati e autorevoli, in Europa e nel mondo, da oggi sono un po’ più soli. Ma anche consapevoli di portare sulle spalle una responsabilità un po’ più grande.”

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Un vero esame per le banche europee

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L’Europa di Tommaso Padoa – Schioppa

  1. Francesco Burco

    Per l’impegno nel combattere il debito pubblico, la spesa e l’inflazione negli anni ’80, i cui frutti amari oggi noi giovani siamo costretti ad ingoiare. Per Maastricht e l’euro che sono stati presidi al malcostume italiano dilagante degli anni ’80. Per aver fatto il ministro di un centrosinistra che voleva portare la salma di Lenin in Italia. Perché lavoro nei sistemi di pagamento italiani, fra i più avanzati in Europa, che portano ancora immutata a distanza di anni la sua firma.

  2. marcello luberti

    Ho conosciuto Padoa Schioppa negli anni in cui, nell’ambito del direttorio della Banca d’Italia, si occupava "anche" di vigilanza bancaria. E’ impressionante la varietà dei problemi ai quali TPS si è applicato con risultati di eccellenza, con rigore e sano pragmatismo. Si tratta dell’economista "applicato" di maggior livello che abbia mai avuto il nostro Paese. Agli occhi di un giovane collaboratore risaltava soprattutto la lucidità e la capacità organizzativa, senza la quale non avrebbe potuto sviluppare una tale mole di lavori, non solo scientifici. Tra l’altro, un talento come manager e motivatore, nonostante il timore reverenziale che incuteva, per la sobrietà dei modi e la rapidità di pensiero e reazione che richiedeva ai suoi interlocutori. Un grande italiano, di inarrestabile curiosità intellettuale, che ha saputo, con dignità, entrare anche in politica senza perdere un granello della sua autorevolezza morale. Se ne è andato, ma ha vissuto con una pienezza di esperienze francamente invidiabile. Ci mancherà!

  3. Giuseppe G. Santorsola

    Le nostre nonne hanno condiviso il periodo della guerra, il dramma religioso e civile e la lontananza dei mariti segregati, accompagnandosi fino alla vecchiaia; le nostre madri hanno mantenuto un bel rapporto fino alla morte della signora Stella, parlando sempre tra loro dei figli. Lui ed io abbiamo in rare occasioni di incontro ricordato sempre, con un sigaro scambiato, quel legame tra le due famiglie. Un pensiero affettuso alla sua memoria ed alla memoria del suo pensiero.

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