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  1. AM Rispondi

    E' stato confermato quanto già si sospettava: il livello mediocre per cultura e acume dei diplomatici americani. I loro rapporti non sono analisi intelligenti, ma banali commenti e pettegolezzi scopiazzati e riassunti dalla consultazione di un certo tipo di stampa. Con questo tipo di diplomatici non ci sorprendono gli errori della politica USA nei vari scacchieri. Ad es. nel Medio Oriente la prima guerra contro l'Iraq causata da un equivoco di Saddam creato da un errore di un diplomatico USA. La seconda guerra nata dal convincimento che Saddam disponesse di armi segrete, risultato poi privo di fondamento.

  2. Alberto Cottica Rispondi

    Grazie all'autore per questa riflessione storica. In merito alla seconda parte dell'articolo, mi chiedo se abbia poi tutto questo senso discutere su quale sia il grado di trasparenza "giusto" (ottimale, direbbe qualche economista diehard). Per quello che leggo in giro (per esempio Micah Sifry su TechPresident) mi pare che il grado di trasparenza non sia una variabile che il governo è in grado di controllare. I cablo sono in massima parte classificati con un grado di segretezza piuttosto basso, e protetti di conseguenza da una rete semisegreta a cui hanno accesso 2.5 milioni di militari e civili (fonte: BBC). Per peggiorare le cose, il generale Petraeus avrebbe autorizzato l'uso di dispositivi portatili di memoria di massa (chiavi USB) per condividere le informazioni con governi alleati. In questa situazione, dato un server in Islanda protetto da una legge seria sulla libertà di stampa, è assolutamente inevitabile che ci sia qualcosa come Wikileaks. Io credo che la non proteggibilità di questo tipo di informazioni debba essere considerato un parametro del sistema in cui ci troviamo ad operare. Giusto ieri è stata lanciata una Wikileaks russa. Abituiamoci.