L’Italia stanzia sempre meno risorse per gli aiuti allo sviluppo. Anzi, gli unici che restano sono quelli obbligatori determinati dall’Unione Europea e da questa gestiti. Non è una scelta lungimirante per le nostre ambizioni di media potenza perché azzera ogni possibilità per il nostro paese di adottare politiche bilaterali incisive. Oltretutto, non offre neanche evidenti benefici economici. Diverso il giudizio se si guarda alla vicenda dal punto di vista dei paesi riceventi perché l’Europa è un donatore migliore di noi per tutte le dimensioni della qualità dell’aiuto.

 

 

Quest’’anno i livelli di aiuto nell’’Europa a 27 raggiungeranno lo 0,46 per cento del Pil, lontani dall’’obiettivo collettivo dello 0,56 per cento stabilito nel 2005, con un ammanco di circa 11 miliardi di euro rispetto a quanto promesso. Un deficit che dipende in larga parte dai tre grandi Stati membri: l’’Italia (40 per cento), la Germania (23 per cento) e la Francia (7,5 per cento).

AIUTI ITALIANI NEL 2010

Nel 2010 l’’aiuto pubblico italiano sul prodotto interno lordo (Aps/Pil) sarà probabilmente attorno allo 0,20 per cento, un aumento del 25 per cento rispetto all’’anno precedente. (1) Il consistente incremento è dovuto più alle scelte di tutta la comunità dei donatori, cui l’’Italia s’’è allineata, che a una volontà del nostro paese di iniziare a saldare gli arretrati accumulati. E se non verrà perfezionata la cancellazione del debito della Repubblica democratica del Congo, l’’aiuto pubblico del nostro paese precipiterà allo 0,15 per cento del Pil, praticamente lo stesso livello del 2009.
Alla fine del 2010, l’’Italia non ha saldato nessuno dei debiti pregressi che continuano ad accumularsi, oltre ad avere contratto nuovi impegni per 310 milioni di euro quest’’anno.

Tabella 1. I principali impegni multilaterali di cooperazione allo sviluppo italiani

Fondo di sviluppo Impegno finanziario italiano Contributi italiani attualmente sborsati Mancati versamenti
Associazione internazionale per lo sviluppo (Ida) 15 – Banca Mondiale 850 milioni di euro entro il 2010 284 milioni di euro 566 milioni di euro
Fondo africano di sviluppo 218 milioni di euro entro il 2010 + 218 milioni di euro entro il 2014 zero 218 milioni di euro + 218 milioni entro il 2014
Fondo asiatico di sviluppo 93 milioni di euro entro il 2009 zero 93 milioni di euro
Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) 41,5 milioni di euro attesi entro il 2010 30 milioni di euro 11,5 milioni di euro
Fondo globale per l’’ambiente

(Gef)

88 milioni di euro attesi entro il 2010 + 92 milioni di euro entro il 2014 zero 88 milioni di euro + 92 milioni entro il 2014
Fondo globale per la risposta all’’Aids, tubercolosi e malaria 420 milioni di euro entro la fine del 2010 130 milioni di euro 290 milioni di euro
Convenzione per l’’aiuto alimentare 260 milioni di euro alla fine del 2010 zero 260 milioni di euro
Totale da versare 1.970 milioni di euro entro il 2010 + 310milioni entro il 2014 444 milioni di euro 1.526 milioni di euro entro fine 2010

 

LA CRISI NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Sebbene il peggio della crisi sembri passato per i paesi in via di sviluppo, gli effetti sociali rischiano di esplodere nel 2011. Le conseguenze della recessione sarebbero state peggiori se quei paesi non avessero approvato stimoli fiscali per le loro economie. È una scelta di politica economica che ha riguardato un terzo dei paesi più poveri ed è stata finanziata indebitandosi, ossia generando un deficit nei loro bilanci di circa 65 miliardi di dollari. Per il momento, le risorse sono state reperite facendo ricorso per i due terzi a prestiti domestici e per un terzo a flussi di risorse esterne. L’’aiuto è servito a colmare solo il 13 per cento del deficit. (2)
L’’aumento del costoso indebitamento domestico, generato dalla lentezza della risposta internazionale, sta costringendo molti Pvs a tagliare la spesa. (3) Il 57 per cento dei paesi in via di sviluppo ha ormai livelli d’’indebitamento critici e non possono più ricorrere ai prestiti, quasi tutti perciò stanno ritirando i programmi di stimolo: due terzi dei paesi più poveri hanno tagliato i bilanci per istruzione, sanità, agricoltura. Si sta tentando di salvaguardare i bilanci sanitari a tutto discapito dell’’istruzione. (4)

LE SCELTE DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

La prima finanziaria liberal-conservatrice inglese taglia in media del 19 per cento le spese ministeriali, ma il bilancio per la cooperazione allo sviluppo viene incrementato di quasi il 4 per cento. Egualmente, la prima finanziaria dell’’esecutivo di centrodestra svedese aumenta il bilancio per la cooperazione allo sviluppo dell’’11 per cento permettendo all’’Aps svedese di mantenersi all’1 per cento del Pil. La Francia ha varato una manovra finanziaria che aumenta il rapporto tra aiuti e Pil del 10 per cento e lo porta allo 0,51 per cento, mettendosi in regola con gli impegni internazionali. La scelta è sicuramente dettata dal fatto che nel 2011 la Francia presiederà sia il G8 che il G20. Anche in questo esercizio di pubbliche relazioni, il contrasto con il nostro paese è evidente. Nell’’anno della presidenza italiana del G8 il nostro Aps/Pil si è contratto del 31 per cento rispetto al periodo precedente.
Vi sono paesi che pur riducendo molte delle spese di bilancio, mantengono intatte le disponibilità finanziarie dell’’aiuto, come Belgio e Germania. In questo quadro, la cooperazione bilaterale italiana è finanziariamente vicina a quella austriaca, che dispone solo di 98 milioni di euro per nuovi interventi enel 2011 sarà tagliata del 15 per cento.

LA “COMUNITARIZZAZIONE” DELL’’AIUTO ITALIANO

Il disegno di legge di Stabilità e il bilancio 2011 determinano un aumento delle spese del 4,2 per cento (il 4,5 per cento al netto dei pagamenti del debito pubblico). Tra le 173 “missioni” del bilancio si riducono, soprattutto, turismo (-51 per cento), infrastrutture pubbliche (-41 per cento), “casa e assetto urbanistico” (-38 per cento), mentre sono cresciute dell’’8,5 per cento le spese per i sistemi d’arma del ministero della Difesa. (5) Gli stanziamenti del “programma cooperazione allo sviluppo” e per la legge che disciplina la cooperazione allo sviluppo, entrambi all’’interno del bilancio del ministero Affari esteri, subiscono un taglio del 40 per cento e del 45 per cento rispettivamente, ulteriormente penalizzati dopo l’’approvazione alla Camera.
Se si individuano le disponibilità per interventi di cooperazione frammentati nei vari dicasteri, è possibile indicare con una certa correttezza la percentuale dell’’Aps italiano sul Pil nel 2011: attorno allo 0,12-0,13 per cento. Si tratta di una riduzione complessiva tra il 45 e il 50 per cento dai livelli del 2010, con uno sforzo paese rispetto alla sua ricchezza (Pil) vicino a quello di paesi come Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro.
Lo stanziamento è determinato per il 65 per cento dal nostro contributo obbligatorio all’’Unione Europea. È una “comunitarizzazione dell’’aiuto italiano”: nessun paese europeo ha percentuali così alte di aiuto gestito dalla Commissione, quella di Francia, Germania e Regno Unito, per esempio, è attorno al 25 per cento.
Ma non si tratta di una scelta europeista, piuttosto è legata al fatto che tagliare questo aiuto non è possibile, significherebbe uscire dall’’Unione Europea. Si azzera ogni possibilità per il nostro paese di fare scelte bilaterali incisive, una menomazione pesante per le ambizioni di media potenza dell’’Italia, non compensata da evidenti benefici economici. Nel 2011 la cooperazione allo sviluppo peserà sul bilancio dello Stato solo per lo 0,21 per cento, o per lo 0,026 per cento se si escludono tutti i trasferimenti obbligatori.
Il giudizio cambia, se si guardano le scelte italiane dal punto di vista dei paesi in via di sviluppo. L’’Italia è un donatore così piccolo che ormai è più attore di frammentazione che d’’impatto. La completa comunitarizzazione dell’’aiuto italiano sicuramente semplificherebbe il sistema. Ne guadagnerebbe anche la qualità? La risposta che emerge dalla prima valutazione complessiva ci dice di sì: la Commissione europea è un donatore migliore dell’’Italia per tutte le dimensioni della qualità dell’’aiuto analizzate. (6)

(1) http://www.oecd.org/dataoecd/17/12/44981982.pdf
(2) Kyrylli K., Martin M., “The impact of the economic crisis on the budget of low income countries”, luglio 2010.
(3) MDG Gap Task Force “The global partne1014rship for development at a critical juncture”, Report 2010.
(4) Ancora Kyrylli K., Martin M., “The impact of the economic crisis on the budget of low income countries”, luglio 2010.
(5)http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/e-il-governo-aumenta-le-spese-militari.aspx
(6)http://www.cgdev.org/section/topics/aid_effectiveness/quoda

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Con la crisi del Wto è in gioco il multilateralismo