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Quanto costa salvare le banche

Il caso irlandese mette in luce che il costo dei salvataggi bancari può diventare determinante nel valutare la tenuta dei conti pubblici di un paese. Bisogna quindi saperlo misurare e tenerne conto nel rapporto debito/Pil, anche ai fini del nuovo Patto di stabilità in Europa. Una misurazione a valori di mercato ci mostra che l’Irlanda è il paese europeo nel quale l’onere, implicito nella garanzia di bail out del sistema bancario, è di gran lunga maggiore. L’Italia è quello che sta meglio tra i “periferici”. Ma la Germania è il paese più solido in Europa.

 

Il dramma dell’’Irlanda è una diretta conseguenza dei problemi emersi nel settore bancario di quel paese, insieme alla garanzia di salvataggio fornita dal governo.
I governi europei hanno già stanziato somme enormi per sostenere le loro banche. Ma soprattutto, stanno fornendo una garanzia implicita di sostegno, che va al di là delle somme già esplicitamente impegnate. L’’aspettativa di un salvataggio (bail out) delle banche emerge chiaramente dai premi sui credit default swaps (Cds) quotati sul mercato finanziario (si veda il grafico nel nostro precedente articolo): vi è una forte correlazione tra il rischio di insolvenza del settore pubblico e quello delle banche, a conferma del fatto che il mercato si attende che i governi si facciano carico delle eventuali perdite future del settore bancario.

IL PESO DEL SALVATAGGIO PAESE PER PAESE

Dobbiamo quindi chiederci: se la garanzia implicita di salvataggio delle banche fosse valutata al valore di mercato (marked-to-market), quale sarebbe l’effetto sui conti pubblici? In altre parole, quanto costerebbe allo Stato acquistare un’’assicurazione contro il fallimento di una grande banca, al limite di tutto il sistema bancario? La domanda è cruciale nel dibattito sulla riforma del Patto di stabilità europeo: qualche partecipante (a cominciare dal nostro governo) ha chiesto che il debito privato venga incluso nella valutazione della sostenibilità finanziaria di un paese. La richiesta sembra del tutto ragionevole, se riferita alle passività del settore finanziario, proprio per l’’impatto che queste possono avere sul bilancio pubblico, tramite la garanzia implicita di bail out. Ci sembra invece meno fondata se riferita ai debiti di altri settori, quali famiglie e imprese: in questi casi, le conseguenze per il bilancio pubblico sono assai meno dirette ed evidenti.
L’’onere per lo Stato, implicito nella garanzia di salvataggio del settore bancario, rappresenta una quota rilevante del Pil in molti paesi, come si può vedere dalla tabella. È enorme per l’’Irlanda, minore ma comunque considerevole per gli altri paesi “periferici” (Piigs) e per il Regno Unito. Può consolare il fatto che l’’Italia è il paese che ne esce meglio tra quelli periferici. I fattori cruciali, che stanno dietro ai numeri esposti nella tabella, sono: (i) la dimensione del settore bancario rispetto all’economia di ciascun paese (Irlanda e  Regno Unito sono i paesi con i sistemi bancari relativamente più grandi); (ii) la correlazione tra le probabilità di fallimento delle banche di un paese, che determina la probabilità di una crisi sistemica (la Germania presenta la più bassa correlazione).      

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Valore della garanzia di bail out e rapporto Debito/PIL
Debito/PIL Garanzia/PIL Totale
Portogallo 76.80% 44.96% 121.76%
Irlanda 64.00% 163.17% 227.17%
Italia 115.80% 16.63% 132.43%
Grecia 115.10% 51.16% 166.26%
Spagna 53.20% 37.54% 90.74%
Germania 73.20% 7.68% 80.88%
Francia 77.60% 14.31% 91.91%
UK 68.10% 32.34% 100.44%
Olanda 60.90% 17.23% 78.13%
Austria 66.50% 26.33% 92.83%

 

I numeri riportati nella colonna centrale della tabella sono stati ottenuti moltiplicando la probabilità di un evento sistemico (che coinvolga tutto il settore bancario di un paese) per l’’ammontare delle perdite generate in tale caso. Questo prodotto misura la perdita attesa per lo Stato, dovuta alla assicurazione implicita che fornisce al sistema bancario; equivale al premio che lo Stato dovrebbe pagare per acquistare una ri-assicurazione sul mercato finanziario. A sua volta, la probabilità di un evento sistemico è stata calcolata sfruttando l’’informazione contenuta nelle serie storiche dei Cds spreads a cinque anni, relativi alle maggiori banche presenti in ciascun paese europeo. La perdita (loss given default) è stata fissata al 60 per cento del totale attivo delle banche, seguendo la convenzione utilizzata nel mercato dei Cds. (1)

GARANZIE E STANZIAMENTI

I valori di mercato – così stimati –della garanzia di bail out a fronte del rischio sistemico mostrano una relazione positiva con le somme effettivamente stanziate finora dai governi europei a questo scopo; le somme totali, per i dieci paesi considerati, sono molto simili: 2.245 miliardi di euro (garanzie implicite) e 2.330 miliardi (somme stanziate). (2) La relazione positiva emerge chiaramente dalla figura. Tuttavia, lo scostamento tra il valore della garanzia e le somme stanziate varia molto da un paese all’’altro. I due casi estremi sono, da un lato, la Germania, per cui le somme stanziate sono largamente superiori all’’onere implicito nella garanzia di bail out, e ciò è dovuto al basso rischio sistemico in quel paese; dall’’altro lato l’’Italia, che ha stanziato la somma più bassa (insieme al Portogallo), nonostante la dimensione del suo sistema bancario. A sorpresa, si scopre che l’’Irlanda è il paese che presenta, dopo la Germania, il maggiore eccesso di risorse stanziate rispetto alla perdita attesa implicita nella garanzia di bail out. Ciò non toglie che, un volta scoppiata la crisi, il peso che le banche irlandesi stanno trasferendo sul bilancio pubblico del paese sia insostenibile, costringendolo a ricorrere all’’assistenza della comunità internazionale.

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(1) Per ulteriori dettagli tecnici, si veda: Angelo Baglioni e Umberto Cherubini, Marking-to-market Government guarantees to financial systems. An empirical analysis of Europe(http://ssrn.com/abstract=1715405).
(2) I dati, relativi alle somme stanziate dai governi europei per i piani di salvataggio delle banche, sono tratti da: State Aid Scoreboard, Rapporto della Commissione Europea, maggio 2010.

Valore della garanzia di bail out e fondi stanziati (mld. euro)

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11 commenti

  1. Lorenzo

    Sembrerebbe che, nonostante tutte le critiche piovute sulle banche italiane, siano le più solide d’Europa. O, perlomeno, le migliori in relazione alla solidità del sistema paese in cui operano. Non si finisce mai di imparare.

  2. Antonio Dicanio

    Buon giorno, vorrei sottolineare 3 punti: 1) non capisco perchè sono state utilizzate le serie storiche dei cds e non i cds attuali per calcolare la probabilità di default; 2) credo che sia improprio parlare di garanzia, in quanto la garanzia che gli stati forniscono è sul totale degli attivi sulle banche (o sul 60% se ipotizziamo un tasso di recovery del 40%). 3) quello che viene calcolato, secondo me, non rappresenta il premio assicurativo che uno stato dovrebbe pagare su un mercato ri-assicurativo, ma il premio che le banche (attualmente) dovrebbero pagare agli stati, per la garanzia di salvataggio che essi forniscono. Credo che prima o poi qualcuno dovrebbe far notare che le banche costano agli stati (e quindi ai cittadini) molto di più di quello che si pensa. Il molto di più è rappresentato proprio da questo premio assicurativo che le banche non pagano.

  3. Franco

    Qualcuno deve spiegare quale oggettività può attribuirsi al rapporto Pil/Debito pubblico quando, almeno per quanto riguarda l’Italia, esiste un settore di economia sommersa pari a più di un terzo dell’intero prodotto. E dal momento che è poco verosimile che una tal massa di moneta giaccia sotto i cuscini degli italiani o gli altari delle chiese bisognerebbe sapere quali casseforti delle banche contengono, rendicontino e movimentino tali flussi. Torna in mente un certo andazzo di carrozzerie di autoriparazioni che tenevano la cassa… separata (riparazioni senza fattura, etc.) nel cortile, dove, tra le auto in riparazione e riparate, sostava l’autovettura…cassaforte, da cui ogni tanto usciva l’incaricato di riciclaggio. Viene il dubbio che la dichiarata maggior solidità del sistema bancario italiano poggi su questo…segreto. E’ molto difficile assumere le tematiche e problematiche esposte nell’articolo se nelle menti si agitano tutti questi interrogativi inevasi e mentre il sistema bancario-finanziario escogita ogni forma di marchingegno per dare valore di danaro anche ai dubbi e alle aspettative più assurdi. Benvenuto a chi decide di farci vedere chiaro.

  4. aris blasetti

    Francamente non mi pare che ci volesse un grande studio per stabilire che l’Italia e’ un paese periferico non messo malissimo, ma che vivacchia e che il paese guida e’ la Germania. Lo e’ almeno dal primo novecento nonostante due guerre disgraziate fortunatamente perse.

  5. Carlo Caleffi

    Mi scusi, le pongo alcune domande, la prima perche´ agli stati andrebbe applicata la logica del market value, quando per prima questa regola e´disattesa dalle banche che tramite le FAS la possono aggirare, se ne deduce che esiste un doppio standard per cui la banca sembra migliore dello stato. La seconda, le banche in genere stanno tirando troppo la corda, ora si parla di default di stati al posto delle banche, che non dimentichiamocelo sono loro ad essere in difficolta per cui loro non gli stati dovrebbero fallire, o no? La terza perche´ criticamente non si aprono gli occhi su quell´obbrobrio del quantitative easing, che altro non e´ che creare denaro elettronico da prestare alle banche per poter comprare i titoli di stato (US e UK) anche un lobotomizzato si accorge che qualcosa non va ma tra FT e WSJ non vedo mai un articolo in tale senso. Saluti CC

  6. paolanna

    A quando la patrimoniale?

  7. PDC

    Viviamo in quello che si potrebbe definire una condizione surreale. Da un lato è evidente che le banche (e le società finanziarie in generale) sono andate fuori controllo, trascinate da una serie di opzioni perverse, e sono quindi diventate un peso insostenibile per l’economia (quando avrebbero dovuto in teoria essere un servizio). Dall’altro negli ultimi trentanni abbiamo talmente assorbito la mistica del privato, del mercato, dell’innovazione finanziaria, che preferiamo suicidare le finanze degli stati piuttosto che fare l’unica cosa logica, ossia nazionalizzare tutto il settore bancario, distribuire le perdite, rimetterlo in funzione con regole totalmente diverse ossia basate sul principio che tutto ciò che non è esplicitamente permesso è proibito.

  8. giacomo

    In una qualsiasi azienda manifatturiera, i manager, che hanno così male svolto i loro compiti, sarebbero, come minimo, cacciati. Questi banchieri, invece, imperano, e continuano a scroccare montagne di soldi ai cittadini. Buonasera

  9. Franco

    Ho apprezzato l’ironia di Lorenzo nel commento del 2.12 sulla solidità del sistema bancario italiano e, allo scopo di saziare la sua voglia di imparare, gli suggerisco di riflettere sulle idee e le proposte del grande ministo dell’economia italiana che spazia a livello europeo con le proposte di conteggiare il risparmio privato nel debito pubblico e -ultima!- di accollare ai bund europei i deficit dei vari paese membri! Chi si vuol salvare e a spese di chi? E’ veramente ora di cessare di imparare da certa gente.

  10. massimo marini

    Pur rischiando di non valutare bene i possibili effetti sulla tenuta dei conti pubblici non sarebbe male se ogni tanto qualche banca mal messa fallisse visto che in fin dei conti si parla di società per azioni. Ma il problema è proprio qui. Le banche non dovevano essere trasformate in società per azioni dove l’obiettivo è l’utile e dove gli azionisti vogliono, correttamente, un ritorno ai loro investimenti sempre più alto. Le banche devono essere la spina dorsale di un sistema economico, devono sostenere, aiutare la crescita economica di un paese, se vogliamo anche del mondo “globale”. Devono curare gli investimenti delle imprese ed aiutare nei risparmi le famiglie. Fare utili ad ogni costo e sempre di più significa cercare, inventare, scoprire le strade più diverse.

  11. francesco vittori

    Eccellente. Però pongo un quesito: nei risultati è considerato anche un fattore di correlazione? Ovvero: in caso di "problemi" al sistema bancario, ad esempio, irlandese, e di conseguenza allo stesso governo, quali sarebbero le conseguenze per gli attivi delle banche, ipotizziamo, tedesche? Non andrebbero considerate anche le quote di attivo che banche di un paese hanno investito in banche/governi esteri? Questo non significa che il sistema bancario operì meglio accentrando gli attivi sul proprio paese, ma è un dato di fatto che, tra i vari sistemi bancari, vi sono diverse concentrazioni di attivi verso paesi esteri.

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