logo


  1. giacomo Rispondi

    Ridateci Padoa Schioppa e alla svelta!

  2. Luigi Calabrone Rispondi

    Truccare i conti pubblici si usa almeno dall’Unità in poi. Vedi ad es. lo scandalo Banca Romana. Limitandoci al periodo della Repubblica, i parlamentari italiani hanno sempre avuto grande disprezzo per la contabilità - cosa da ragionieri; innocuo esercizio da lasciare agli stupidi - e, in particolare, per l’ultimo comma (“Einaudi”) art. 81 della Costituzione. Disprezzo diffuso nella classe dirigente di tutto il nostro povero paese, insieme con il disprezzo per la realtà (residuo fascista, comunista, democristiano), come dimostrato da frasi famose, per es. quelle di Lama sul "salario variabile indipendente"(1967) o delle “convergenze parallele” (1970). Fino a quando l’Italia non era prossima ad entrare in Europa, era continuata persino l’abitudine di manipolare e falsificare periodicamente la moneta; vedi riforma “Brodolini” delle pensioni alla fine degli anni ’60, vedi i bilanci fantasiosi dell’era Andreotti – Spadolini – Craxi, con relative svalutazioni e stampa della famigerata lira da parte della Banca d’Italia. Carli stesso si giustificò affermando che da parte sua sarebbe stato “eversivo” comportarsi diversamente. Quindi, la pratica di truccare i bilanci, pubblici, privati, degli enti locali, societari, fiscali, associativi, eccetera è (ancora) universalmente diffusa in Italia, ed accettata da tutti senza particolare scandalo, anzi giustificata con keynesismo fantasioso e abusivo. Ancillare a questa pratica è la predisposizione di sistemi di riferimento carenti, parziali, incomprensibili, ecc., che la rendono la falsificazione più agevole. Gli Italiani si erano talmente auto convinti della loro incapacità a risolvere questo “piccolo” problema che si è introdotto nel linguaggio comune il concetto di “vincolo europeo”, come se solo da una presunta costrizione “esterna” potesse arrivare la salvezza – cioè l’introduzione di moneta e conti non truccati. C’è da sperare che, lentamente – ma occorrerà più di una generazione – si diffonda nella classe dirigente il concetto che è più vantaggioso per tutti giocare entro un sistema di riferimento serio ed aderente alla realtà; allora i conti pubblici diventeranno trasparenti e la contabilità verrà presa sul serio, come nei paesi civili.

  3. Roby Rispondi

    Ma il dott Paolo Rienzo é lo stesso che troviamo qui, tra coloro che hanno collaborato proprio alla stesura dello studio? E perchè non specificarlo nell'articolo, per correttezza?

    • La redazione Rispondi

      Effettivamente per correttezza sarebbe stato opportuno specificare nell'articolo che sono uno dei ricercatori che ha lavorato sul questionario italiano per conto dell'OBI.
      Da un mese, inoltre, lavoro come Senior Research Fellow all'IBP, l'organizzazione che pubblica l'OBI.
      Ma niente di tutto ciò è segreto, tanto che è stato sufficiente entrare nel sito per scoprirlo. Il questionario italiano, come tutti quelli dell'OBI, è stato analizzato da due peer reviewers anonimi, e dal governo italiano stesso.
      Tutti i commenti possono essere visualizzati nel questionario stesso, pubblicato sul sito OBI (http://internationalbudget.org/files/Italy-OBI2010QuestionnaireFinal.pdf).
      Inoltre, il mio articolo su lavoce.info è stato modificato e reso più dettagliato grazie ai commenti della redazione.
      Detto questo, mi farebbe molto piacere ricevere commenti sia sulla metodologia che sulla sostanza del questionario, in modo da poterne migliorare la qualità nella prossima edizione, prevista per il 2012.

  4. informazione corretta Rispondi

    Caro Paolo de Rienzo, non sarà mica che anche lei abbia partecipato alla stesura di questo documento, visto che nel documento stesso si dice che per l'Italia i partners sono stati ActionAidItaly and Oxfor University (di cui mi pare lei sia professore associato proprio su questi temi)? E non sarà quindi che, magari, ci sarebbe voluta anche l'opinione di qualcuno non direttamente coinvolto che giudicasse anche se la metodologia seguita per produrre questo studio, possa considerarsi corretta o meno? E se lei vi ha partecipato, non era forse giusto farlo rilevare nell'articolo, per un fattore di trasparenza?

  5. Roberto A Rispondi

    Eggidio Cardinale, mi pare disinformato. La protezione civile non é sottratta al bilancio dello Stato, ne fa parte ,non é stata poi creta la Protezione civile Spa. Cosi' come la Difesa spa che é soggetta al controllo del ministero.

  6. Egidio Cardinale Rispondi

    Con spirito antidemocratico e delinquenziale nel 2009 è stata creata Difesa S.p.a. per togliere il controllo sui conti del Ministero della Difesa; con lo stesso spirito antidemocratico e delinquenziale, i conti della protezione civile sono stati sottratti al bilancio dello stato; le fondazioni, create ad hoc, non hanno bilanci per nulla trasparenti. Potrei andare avanti...ma mi fermo qui. Ma è ora che venga stoppata questa presa in giro nei confronti dei cittadini.