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  1. Banca del Risparmio Rispondi

    Sono d'accordo con il titolo, c'è troppa enfasi sul concetto di territorialità e poco su efficienza e innovazione. Le banche italiane sono in mezzo al guado perché sovradimensionate (nonostante le migliaia di esuberi) e incapaci di dare risposte innovative. Praticamente tutte aspettano il rialzo dei tassi di interesse: non sono insomma in grado di guidare le loro sorti ma sono in balia del mercato. Quel che manca è oltre all'innovazione, la formazione: oggi i bancari sono venditori sotto budget con poca capacità e mezzi per fare consulenza (sia ai privati che alle imprese). Occorre però dire che non sempre ciò che arriva dall'estero è bene. Le banche italiane hanno reagito meglio alla crisi perché ancorate ad un vecchio modo di fare banca. Ma il nuovo, importato da Mr. Profumo, non era certo meglio: servizi e prodotti costosi e dannosi (vedi quanti investitori hanno perso con covered warrand e obbligazioni strutturate, vedi quante aziende e enti pubblici hanno perso con i derivati) http://banca-del-risparmio.blogspot.com/

  2. bob Rispondi

    Oggi più che mai esistono 2 Italie. Non il Nord e il Sud, il privato e il pubblico, l'operaio e il "padrone". Esistono 2 Italie create dai nuovi mezzi di informazione e di comunicazione. Per me piccolo imprenditore alimentare 15 anni fa era impensabile poter accedere ad un mercato estero. Per motivi di costi ma anche di contatto immediato. Oggi con 50 euro salgo su un aereo mi trattengo 4 giorni a Londra e porto a casa 15 mila euro di fatturato, inoltre via e-mail mi mantengo in contatto immediato giornalmente. Questa è una Italia dinamica, giovane che si muove che ha voglia di fare ( Giuseppe De Rita la quantifica in un 25-30% di società). Questo dinamismo crea timori e paure soprattutto a coloro che per decenni sono vissuti di rendita: la politica e le banche! La politica, con una classe di una mediocrità mai vista, va avanti senza un programma. Le banche(vicinissime alla politica) non hanno negli anni creato una struttura aziendale, ma sono vissute su furbi ricattucci e oggi tentano, senza averne contenuti sostanziali, di "modernizzarsi" creando burocrazia e impendimenti anche ad aziende sane. La soluzione sarà l'avvento di nuovi soggetti e la centralità dell'uomo.

  3. marco ferreri Rispondi

    In Italia la popolazione presenta un grado di anzianità superiore a quella dei paesi europei. La popolazione in età avanzata è quella che "movimenta meno il conto corrente" e si accontenta di tassi prossimi allo zero; quindi in un momento di carenza di liquidità è una clientela di riferimento. Mi risulta che uno degli indici di valutazione delle banche è il numero di sportelli e quelli più appetibili siano quelli ubicati nelle periferie delle grandi città (dove le liquidità permangono più a lungo). Inoltre, l'uso del contante nel nostro paese è ancora diffuso. Convengo con l'articolo anche se a mio avviso la prassi di importare asetticamente modelli/best practise dai Paesi anglosassoni rischia di essere improprio. Infine le banche dovrebbero essere in grado di recuperare il mark down subito sul versante della raccolta, aumentando i margini sugli impieghi (soprattutto sui clienti corporate buoni). Possibili switch bancari della clientela dovrebbero essere vanificati dalle difficoltà degli istituti ad erogare nuovo credito. Siamo sicuri che la variabile dimensionale degli istituti sia ancora vincente? C'è un punto in cui al di là del quale la grandenza crea diseconomie?

  4. Anonimo Rispondi
    Il mercato finanziario internazionale negli ultimi venti anni ha avuto la funzione di definire la politica industriale nelle diverse aree valutarie, purtroppo la presenza di inefficienze del mercato stesso (vedi le "bolle" finanziarie) ha generato scelte di finanziamento di investimenti non sempre vantaggiose in termini di strategie di lungo periodo (vedi crescita del pil) per i singoli Paesi.
  5. Loris Dalla Nora Rispondi

    In questo contesto va sovrappesata anche l'inadeguatezza del personale bancario dedicato alla consulenza retail che, subordinato ad un business eccessivamnente misurato sulle aspettative di budget, non può o non vuole farsi interprete delle esigenze della clientela, finendo spesso per vivere un rapporto professionale frustrante e improduttivo. Sommando quindi questo problema con l'atavica arretratezza nazionale nell'accesso alla rete, si alimenta un processo logorante e improduttivo di difficile soluzione.

  6. marco parigi Rispondi

    Solo una nota. L'aumento di Deutsche Bank è largamente legato ad un'acquisizione e solo in seconda misura direttamente a Basilea. In secondo luogo, sebbene tutti tendano a farlo, è improprio fare raffronti su ratio tra, per esempio, banche italiane e inglesi, perchè ci sono numerose differenze nel modo di computarli. Ad esempio, le riserve AFS in UK non vengono dedotte e in italia si e non è una differenza piccola, nè la sola. E' di scuola questo caso, "The Australia's Commonwealth Bank is measured as having 7.6% Tier 1 capital under the rules of the Australian Prudential Regulation Authority, but this would be measured as 10.1% if the bank was under the jurisdiction of the UK's Financial Services Authority". Inoltre, avere un book fatto principalmente di asset "più tradizionali", con meno problemi di derivati e rischio di controparte, rispetto per esempio a Deutsche, significherà che la nuova ponderazione per il rischio sarà meno svantaggiosa per le banche italiane. Quindi, insomma, è presto ed è difficile avere un quadro chiaro che tenga conto con precisione di tutte le moving parts.