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  1. luigi saccavini Rispondi

    Già. Ma non enfatizzerei il lavoro duraturo (che se potrà essere duraturo dal lato dell’impresa, lo sarà meno per chi il lavoro lo deve fare dati i ritmi crescenti di innovazione nei contenuti e nel prodotto). Per comprendere dove andare a prendere nuovo lavoro potrebbe essere più utile riferirsi non tanto alla disoccupazione (che misura la domanda di lavoro) quanto alla percentuale di occupati in età utile sulla popolazione totale: la efficienza lavorativa del paese. Se ragionassimo così ci troveremmo l’Italia in fondo alla classifica dei paesi avanzati (gli ultimi dati che posseggo risalgono al 2008), con la più bassa quota di occupati in età utile. Forse da noi un freno forte è provocato da normative che privilegiano il “posto duraturo” sperando così di mantenerlo in vita; in tal modo per converso penalizzano e rendono meno praticabile il lavoro parziale (orizzontale, verticale, occasionale, ecc.): vedo qui l’origine forse principale della minore capacità lavorativa italiana in rapporto alla popolazione. Uno dei motivi che frena lo sviluppo del PIL. Comunque stimolante la analisi, complimenti.

  2. PDC Rispondi

    È possibile che i paesi formica che crescono di più siano anche quelli dove la classe imprenditoriale considera come propria mission lo sviluppo industriale del proprio paese? Ho un po’ il sospetto che, con l’alibi della burocrazia e delle tasse (che pure sono un problema grave e reale) molti imprenditori italiani coprano semplicemente il proprio cinismo. In effetti, se si va a vedere, chi vuole produrre in Italia ed è bravo, ci riesce a dispetto delle difficoltà.

  3. fag Rispondi

    Daveri ha ragione, bisogna creare nuovi posti di lavoro. Il vero problema è che questi li creano le imprese e la maggior parte di quelle italiane sono deboli e fanno fatica a conservare l'occupazione esistente. Purtroppo la politica può far poco per sviluppare nuove imprese o far crescere quelle esistenti. Forse una riforma che potrebbe incidere sulla psicologia degli imprenditori esistenti e potenziali potrebbe essere quella di velocizzare la giustizia. Non costerebbe nulla, ma Tremonti non lo ha capito.

  4. Paolo Bizzarri Rispondi

    "Ne consegue che non tutte le formiche sono uguali e che ci sono alcune cicale (Uk, Usa) che crescono più di alcune formiche (Italia)." Affermazione priva di significato. Uk e USA stanno facendo esplodere i propri deficit per alimentare la propria ripresa; quanto questo sia sostenibile a fronte di ulteriori, probabili crisi finanziarie, è tutto da vedere.

  5. luciano fedi Rispondi

    Ho un sogno: credo di sentire le parole di questo articolo fluire dalla bocca di un politico di un qualunque schieramento. Poi mi sveglio e dalla politica sento arrivare soltanto il solito chiacchiericcio autoreferenziale. Dove dobbiamo arrivare prima che si riesca a discutere solanto dei problemi che ci affliggono? Possibile che gli italiani non chiedano mai conto ai governanti se hanno operato bene, ma si appassionino soltanto al gossip e ai bizantinismi ideologici? Tralascio le risposte.

  6. Rinaldo Sorgenti Rispondi

    Interessante disamina che però sembra trascurare quelli che sono gli elementi "storici" secondo i quali la variazione del PIL in Italia è sempre stata inferiore a quella degli altri maggiori Paesi. E' altresì necessario correlare il Pil anche con la spesa, per capire se stiamo meglio o peggio degli altri. Ad esempio: - come deve essere giudicata l'esplosione della disoccupazione in Spagna, e la grave situazione di Irlanda, Portogallo e U.K.? - come mai in U.K. il deficit vs. PIL è cresciuto oltre il doppio di quello italiano? E gli altri Paesi? - le importazioni in Italia sono maggiori rispetto ad altri, perché il Paese è povero di materie prime ed un tipico Paese trasformatore, più di altri. i sacrifici decisi da Germania, Francia, UK e Spagna sono notevolmente maggiori di quelli richiesti all'Italia. Perché ? - perchè la nostra disoccupazione è significativamente inferiore agli altri maggiori Paesi? La variazione della tipologia di consumi in Italia non sembra suggerire un aspetto del tutto negativo, visto peraltro che ci alimentiamo mediamente molto meglio dei nordici. O no?