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  1. AZ Rispondi

    Riguardo al costo del lavoro, in alcuni settori di alto profilo tecnologico (nominale) negli ultimi 5 anni le cose si sono un poco aggiustate: mentre l'unità di lavoro cinese nel 2005 costava mediamente 1/5 di quella occidentale, oggi costa mediamente 1/3. Se il processo di avvicinamento fosse lineare i margini di vantaggio risulterebbero completamente erosi in 5,7 anni da ora (poco consolante). Una consistente rivalutazione dello yuan accelererebbe il processo. Ma i motori dell'offshoring e dell'outsourcing (che costituiscono la spina dorsale dell'export cinese e una delle prime cause del calo occupazionale in occidente) non sono mossi solo dal differenziale del costo del lavoro. In questa fase la presenza qualificata in Cina (di multinazionali grandi e piccole) è la base operativa per guadagnarsi una fetta del mercato cinese prossimo venturo (su cui esistono solo stime ispirate al più entusiastico ottimismo). In questo gioco per ora Pechino continua ad avere il coltello dalla parte del manico e la storia recente insegna che forza e propensione al multilateralismo non vanno d'accordo.

  2. Poincaré Rispondi

    Buona sera prof.Boitani, colgo l'occasione di scrivere in questo "spazio", non per commentare l'articolo ma per chiedere la sua opinione su alcune considerazioni. In primo luogo, e questo si allaccia al suo scritto, mi pare che i rapporti salariali tra i paesi europei ed economie emergeni come Cina e India sia ancora di uno a dieci in quasi tutti i segmenti, quindi la rivalutazione dello yuan non è che abbia spostato di molto il problema. In secondo luogo, quando vedo i tassi di variazione del Pil per sostenere una qualche tesi, mi chiedo se gli economisti non si rendano conto che il Pil è un prodotto scalare e non uno scalare. Questa cosa faceva inorridire anche Keynes, che lo scrisse a chiare lettere. Se guardo al traffico di perfezionamento passivo e al declino dell'utopistica società dei servizi mi domando quale destino ci sia per l'occupazione nel nostro mondo, ovverosia se stiamo assistendo a una fase transitoria fatta di modesta crescita e distruzione delle opportunità di occupazione. In particolare in Italia, vorrei capire quanti sarebbero i disoccupati se si facesse un'indagine seria sulla chomage deguisée. Grazie.

  3. Piero Rispondi

    Un grazie all'autore dell'articolo per la visione d'insieme.. ed un grazie a Boitani-Hamaui per la sua importante precisazione.. unendo le due cose direi che lo yuan in termini reali è rimasto sostanzialmente stabile.. però allora non capisco una cosa.. se non è stata la svalutazione perché l'occidente è stato invaso dalle merci cinesi.. cosa è camiato.. credo sia stato il cambiamento nel Wto a liberalizzare commerci che prima erano allo stato potenziale.. certo che i 400 milioni di minori poveri in Cina corrispondono forse a 400 milioni di ceto medio occidentale che scende.. Sui tassi a lungo invece ho una opinione diversa.. il QE2 si concentra in acquisti 2-10 anni.. le Banche d'Affari pare che ritengano che il Bull Market dei Trentennali è finito.. passata la Sbornia monetaria fra qualche anno ci sarebbero Inflazione e Tassi Alti.. magari Stagflazione se siamo molto sfortunati..

  4. Boitani-Hamaui Rispondi

    Utile analisi per inquadrare l'attuale dibattito. Ricorderei solo che nel 1994 lo yuan era stato svalutato sull'anno prima di circa il 45% in termini nominali, da 5.50 yuan/$ a 8.44 yuan/$.