logo


Rispondi a M.Giberti Annulla risposta

1500

  1. Luigi Calabrone Rispondi

    Il motivo base che fa propendere le aziende (ma anche l'amministrazione pubblica, tramite cooperative, ecc.) ad assumere persone a tempo determinato è il fatto, evidente, ma, proprio per questo, sempre taciuto, che, in base alla legislazione attuale, residuo dei tempi in cui esisteva "l'imponibile di manodopera", l'azienda che assume qualcuno a tempo indeterminato, più che assumere, "sposa" questo lavoratore, in regime pre divorzio. Giuristi che hanno preso atto della realtà, in primo luogo il Prof. Ichino, hanno da tempo proposto una normativa complessiva, che riguarderebbe tutte le situazioni lavorative e che darebbe a tutti la tutela, crescente a seconda dell'anzianità maturata in azienda. Purtroppo, questa proposta va contro il feticcio sindacale degli attuali (sempre più anziani) lavoratori ipertutelati. C'è da temere che, fino a quando questa minoranza andrà in pensione, non si farà nulla. Intanto il Prof. Ichino va in giro con la scorta. Le aziende italiane sono volutamente (dalla legislazione italiana) mantenute in condizioni di piccole dimensioni e di precarietà finanziaria. Non dimentichiamoci della difficoltà di riscuotere crediti e di far valere le proprie ragioni.

  2. M.Giberti Rispondi

    La cosa più criticabile della nostra legislazione e degli accordi sindacali che regolano i contratti a tempo determinato è che questi contratti offrono vari vantaggi immediati all'impresa (Flessibilità, costo, selezione, maggior controllo individuale ecc.) senza alcuna contropartita se non la possibile perdita di professionalità che è comunque adattabile alle esigenze tramite la reiterazione dei contratti stessi senza limitazioni. E' ovvio che in questa condizione l'impresa grande o piccola tende a trasformare lentamente la maggior parte dei contratti verso la precarizzazione. La soluzione più semplice è di ridurre i vantaggi aziendali aumentando il costo del lavoro precario come avviene in molti paesi. Il maggior costo dovrebbe essere concentrato sui contributi previdenziali (con una gestione ad hoc), migliorando di conseguenza la grave situazione pensionistica dei precari generata dalla discontinuità contributiva. Come esempio cito gli Stati Uniti ove il lavoro flessibile è gestito dai sindacati di categoria (molto specifici) che arrivano a garantire direttamente anche una forma di cassa integrativa per i periodi di disoccupazione.