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Gli Italiani e l’evasione fiscale

Meno evasione e servizi pubblici migliori sono le priorità degli italiani. Lo dice un’indagine del Censis su un campione rappresentativo della popolazione. L’evasione, percepita in aumento negli ultimi tre anni, è considerata un problema grave dall’89,7 per cento degli intervistati. Il gettito recuperato con il contrasto all’evasione dovrebbe però essere utilizzato per ridurre le imposte e non tradursi in un aumento della pressione fiscale, giudicata già alta. E servirebbe un impegno credibile a migliorare la capacità della spesa pubblica di rispondere ai bisogni dei cittadini.

 

Nell’’attesa che, dopo l’’incontro del 21 ottobre con le parti sociali, la macchina della riforma fiscale si metta effettivamente in moto, è interessante illustrare alcuni risultati emersi da un’’indagine circa il rapporto fra fisco e contribuente nel nostro paese, condotta dal Censis su un campione rappresentativo della popolazione italiana e presentata pochi giorni fa al congresso nazionale dei commercialisti.
Dei tanti aspetti che meritano di essere considerati se ne esamineranno qui solo due: l’’atteggiamento nei confronti dell’’evasione fiscale e la valutazione della relazione fra tassazione e servizi pubblici.
Alcuni dei risultati che emergono confermano largamente quelli che già erano emersi dalla rilevazione sugli atteggiamenti dei cittadini nei confronti delle imposte e in particolare dell’evasione fiscale, condotta nel 2006, sempre su di un campione rappresentativo dell’’intera popolazione italiana, dalla Banca d’’Italia, nell’’ambito dell’’indagine sui bilanci delle famiglie italiane.
Pur con tutte le cautele con cui devono essere valutati i risultati che rilevano opinioni facendo scegliere agli intervistati fra risposte alternative proposte dall’’intervistatore, ne emergono alcune convinzioni molto diffuse e radicate, che sarebbe sbagliato non tenere in considerazione nell’’affrontare il problema del ridisegno del sistema fiscale del nostro paese.

L’’EVASIONE FISCALE È AUMENTATA

La maggior parte, il 58 per cento, degli intervistati dal Censis ritiene che l’’evasione sia aumentata negli ultimi tre anni (solo il 13,1 per cento ritiene che sia diminuita). E questo nonostante il 45,6 per cento pensi che nello stesso periodo siano aumentati anche la numerosità e l’’efficienza dei controlli fiscali da parte delle amministrazioni.
Gli estensori del rapporto si preoccupano di sottolineare che questo atteggiamento apparentemente illogico (pensare che l’’evasione sia cresciuta pur a fronte di accertamenti più numerosi ed efficienti) sia da ricondurre al fatto che si stanno rilevando delle mere percezioni.È invece opportuno sottolineare che i due fenomeni non sono necessariamente contraddittori, ma al contrario possono in buona misura coesistere. La battaglia all’’evasione si combatte infatti su più fronti: da un lato, occorre cercare di prevenirla, attraverso misure di deterrenza e altre misure che spingano al miglioramento negli adempimenti spontanei da parte del contribuente, anche grazie a una più efficace azione di supporto da parte dell’’amministrazione fiscale, dall’’altro si deve cercare di reprimerla, attraverso i controlli. Se si punta esclusivamente sulla repressione, può essere che l’’evasione aumenti, specie in periodi di crisi, e si può determinare il risultato paradossale che, proprio poiché l’’evasione aumenta è più facile scoprirla e, dunque, i controlli diventano più efficienti.

RAPPRESENTA IL FATTORE PIÙ CRITICO

Secondo il rapporto del Censis gli italiani considerano l’evasione il fattore più critico nel rapporto tra fisco e contribuenti. Lo indicano come tale il 44,4 per cento degli intervistati, una percentuale più che doppia rispetto a quella di chi considera come fattore maggiormente critico l’eccessivo livello di tassazione (22 per cento) (tabella 1). L’evasione rappresenta un problema particolarmente sentito al Nord Est e al Centro mentre lo è meno al Nord Ovest e al Sud. È un problema che riscuote particolare attenzione tra i lavoratori dipendenti, mentre tra i liberi professionisti si registra la percentuale più bassa dell’intero campione (30,7 per cento).
L’evasione fiscale è considerata un problema gravissimo o grave, anche rispetto agli altri problemi del paese dall’89,7 per cento degli intervistati. Un dato clamoroso, che conferma però quello emerso dall’indagine condotta dalla Banca d’Italia nel 2006, dove consideravano gravissimo o grave il problema dell’evasione fiscale il 74,7 per cento degli intervistati.

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È MORALMENTE E SOCIALMENTE INACCETTABILE

Chiamati a esprimere un giudizio sull’’evasione fiscale, la ritengono inaccettabile prioritariamente sotto il profilo morale il 43,4 per cento degli intervistati, mentre il 38,3 per cento la condanna principalmente perché arreca un danno ai cittadini onesti e alle imprese che subiscono concorrenza sleale (tabella 2).
Vi è però anche un 18,3 per cento di intervistati che ritiene l’’evasione una condotta almeno in parte giustificabile. (1) In alcuni casi, è vista come unica via di uscita per mantenere in piedi una piccola attività e mettere da parte qualche risparmio. La percentuale di intervistati che sottoscrive questa idea di un’’“evasione di necessità” come causa principale dell’’evasione fiscale è pari all’’11 per cento del totale, ma raggiunge il 19 per cento tra i lavoratori autonomi e il 16,1 per cento fra i disoccupati. Nella già citata inchiesta condotta dalla Banca d’’Italia, chiamati a esprimere il proprio grado di adesione all’’idea che alcuni cittadini siano costretti a evadere le tasse per mantenere la propria attività, si dichiaravano “molto” d’accordo l’’11,23 per cento degli intervistati, un risultato in linea con quello riscontrato dal Censis. Ma va sottolineato che l’’articolazione del questionario permetteva anche di riscontrare che un altro 30,23 per cento del campione si riconosceva “abbastanza” d’’accordo con la stessa affermazione.

PIÙ CORRISPONDENZA FRA TASSAZIONE E SERVIZI PUBBLICI

L’’altra causa che potrebbe giustificare l’’evasione fiscale, e cioè la non corrispondenza fra l’’elevata pressione fiscale e la quantità e qualità dei servizi erogati dallo Stato, è considerata prioritaria dal 7,3 per cento degli intervistati dal Censis (percentuale che sale al 10,3 per cento al Nord Est).  Erano invece il 16,8 per cento degli intervistati dalla Banca d’’Italia a dichiararsi “molto” d’’accordo con l’’idea che la gente evade perché pensa che i soldi incassati dallo Stato siano spesi male.
Ma anche se non è considerata un fattore sufficiente a giustificare l’’evasione, la mancata corrispondenza fra tasse pagate e livello dei servizi ottenuti emerge come elemento critico del nostro sistema fiscale anche da altre sezioni dell’’indagine del Censis. Se è vero che l’’81,1 per cento degli italiani ritiene la pressione fiscale troppo alta, è anche vero che solo il 23 per cento la ritiene troppo alta in assoluto, mentre il 58,1 per cento la ritiene troppo alta solo in termini relativi e cioè in relazione ai servizi che si ottengono in cambio. La maggior parte degli intervistati (55,7 per cento) sarebbe infatti disponibile addirittura a pagare più tasse a fronte di un aumento della qualità e quantità dei servizi. Con una differenza territoriale che merita di essere sottolineata: Nord Ovest (61,3 per cento), Nord est (55,7 per cento), Centro (60,3 per cento), mentre al Sud, a fronte di un 49 per cento di favorevoli a un aumento dell’’imposizione in cambio di migliori servizi, vi è una maggioranza (51 per cento) che preferirebbe meno imposte, anche se ciò dovesse comportare una riduzione dei servizi ricevuti (tabella 3).

OPINIONI DA CONSIDERARE

Le convinzioni espresse dagli intervistati, se non sono sufficienti a indurli a tenere un comportamento coerente in un contesto, come quello del nostro paese, in cui l’’evasione è così diffusa (più di un terzo ammette di non chiedere ricevute o fatture in nessun caso, o almeno in tutti i casi in cui ciò si traduce in un risparmio sul prezzo di acquisto di beni o servizi), forniscono tuttavia un’’informazione importante a sostegno della necessità di combattere l’’evasione. La lotta all’’evasione risulta poi ancor più legittimata dalla persistenza di queste convinzioni nel tempo. Ma le opinioni raccolte suggeriscono anche che il gettito recuperato con l’’evasione fiscale deve essere utilizzato per ridurre le imposte oggi pagate e non invece tradursi in un aumento della pressione fiscale, considerata già alta. E che il contrasto all’’evasione ha tante più probabilità di risultare condiviso se si accompagna a un impegno credibile a migliorare la capacità della spesa pubblica di rispondere ai bisogni dei cittadini.

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(1) Dal punto di vista territoriale, è curioso notare che il Nord Est è l’area geografica in cui l’alto livello di evasione è considerato il principale problema del fisco, ma è anche l’area geografica in cui è più elevata la percentuale di coloro che in un qualche modo la legittimano.

Tabella 1 – I principali problemi del fisco italiano secondo gli italiani, per area geografica e condizione professionale (val. %)

  Area geografica Condizione professionale Totale
  Nord Ovest Nord Est Centro Sud e Isole Lavoratore autonomo Lavoratore dipendente Disoccupato Pensionato/
casalinga
                   
                   
L’’alto livello di evasione fiscale 42,0 48,5 47,3 42,5 30,7 53,1 37,6 41,0 44,4
L’’eccessivo livello di tassazione 21,9 21,6 18,5 24,1 28,1 18,0 26,9 23,2 22,0
La complessità e farraginosità del sistema 20,1 18,0 17,4 15,9 26,1 16,2 17,2 15,9 17,7
L’’inefficienza e l’’incompetenza degli uffici/personale preposti alla riscossione 9,3 6,7 9,8 9,6 7,8 5,7 10,8 13,7 9,0
Il basso livello di tutela dei contribuenti 6,7 5,2 7,1 7,9 7,2 7,1 7,5 6,3 6,9
                   
Totale 100 100 100 100 100 100 100 100 100

Fonte: indagine Censis, 2010

Tabella 2 – Il giudizio sull’evasione, per titolo di studio e condizione professionale (val. %)

  Area geografica Condizione professionale Totale
  Nord Ovest Nord Est Centro Sud e Isole Lavoratore autonomo Lavoratore dipendente Disoccupato Pensionato/
casalinga
                   
                   
L’evasione, secondo Lei                  
–  è moralmente inaccettabile: le tasse vanno pagate da tutti i cittadini e per intero 43,1 37,1 46,2 45,6 38,6 41,0 40,9 49,8 43,4
–  arreca un danno ai cittadini onesti che pagano più tasse e alle imprese che subiscono concorrenza sleale 38,7 41,8 39,1 35,7 30,7 43,7 38,7 34,3 38,3
–  è a volte è una condizione necessaria per mantenere in piedi piccole attività imprenditoriali, avere un lavoro e mettere da parte qualche risparmio 11,2 10,8 9,8 11,6 19,0 8,4 16,1 9,2 11,0
–  è comprensibile che ci sia, considerato l’’alto livello di tassazione e la bassa qualità dei servizi offerti ai cittadini 7,1 10,3 4,9 7,1 11,8 6,8 4,3 6,7 7,3
Totale 100 100 100 100 100 100 100 100 100

Fonte: indagine Censis, 2010

Tabella 3 – L’opzione degli italiani tra avere più servizi o abbassare le tasse, per area geografica e condizione professionale (val. %)

         
    Abbassare il livello complessivo delle tasse, sia centrali che comunali, diminuendo il livello di copertura pubblica dei servizi di cui usufruiscono i cittadini Aumentare la quantità e la qualità dei servizi pubblici, anche alzando il livello della tassazione Totale
         
         
Area geografica Nord Ovest 38,7 61,3 100,0
Nord Est 44,3 55,7 100,0
Centro 39,7 60,3 100,0
Sud e Isole 51,0 49,0 100,0
Condizione professionale Lavoratore autonomo 52,9 47,1 100,0
Lavoratore dipendente 39,2 60,8 100,0
Disoccupato 53,8 46,2 100,0
Pensionato/casalinga 44,4 55,6 100,0
         
  Totale 44,3 55,7 100,0

Fonte: indagine Censis, 2010

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16 commenti

  1. Alberto De Carli

    Credo che la lotta all’evasione fiscale, che ha ormai raggiunto livelli insostenibili, debba essere la prima azione da mettere in atto per risollevare la competitività del paese. Tralasciando le implicazioni politiche di un fenomeno cosi abitudinario in Italia, ed è ormai chiarissimo come la politica economica del governo berlusconi sia quella di tutelare gli evasori (condoni etc) e sfornare ogni tanto palliativi come gli incentivi (che potrebbero anche funzionare se fossero inseriti in un contesto più organico), per rimettere in sesto il paese si dovrebbero aumentare gli sforzi nel contrastare questa piaga, con la massima urgenza. Come? con misure draconiane e durissime, come un qualsiasi governo normale avrebbe dovuto fare nel tempo. Personalmente, come prima cosa inserirei un limite di 100/200 euro per acquistare beni, servizi pagandoli in contanti (Al superamento di tale limite obbligo di pagare con bonifico, assegno, etc strumenti); in secondo luogo multare pesantemente le aziende, liberi professionisti, esercizi, che evadono; ad esempio se nell’arco di diversi controlli un medesimo l’eserecente non rilascia scontrino per 3 volte, oltre a una salata ammenda deve chiudere l’attività..

  2. salvatore

    1) si vuole veramente diminuire l’evasione fiscale? Si? E allora perchè Tremonti ha fatto lo "scudo fiscale" per miliardi di euro? 2) come viene fatta la contabilità delle amministrazioni pubbliche? Quali sono i "costi standard" dei vari servizi dell’amministrazione pubblica? Dobbiamo aspettare di "affettare" l’Italia per conoscerli? 3) quanti dipendenti per ciascun servizio e per ciascuna amministrazione? 4) quali i servizi minimi e quali quelli superflui? (a Milano, qualche anno addietro, ho visto un manisfesto del Comune che indicava un assessorato / servizio per cani!) 5) come viene pagato il singolo servizio? 6) welfare: per tutti o per nessuno. Nei paesi seri e persino in Spagna il diritto alla indennità di disoccupazione si ha dopo 2 anni di lavoro. Anche per i parasubordinati. 7) Ho versato contributi Inps per 20 anni e contributi "parasubordinati" per 10 anni. A me non spetta alcuna tutele di disoccupazione! Peccato non aver evaso il fisco.

  3. umberto www.impresaefficace.it

    Gentile Maria Cecilia Guerra, complimenti per il documentato articolo e per le conclusioni con cui non si puo’ non essere d’accordo. Volevo però lanciare uno spunto "polemico" sull’evasione. Sono un consulente aziendale e vedo molti bilanci e contabilità di piccole e medie imprese e di esercizi commerciali del nord est. Quasi tutte le medie e piccole imprese hanno un carico fiscale (irap+ires)/utile anteimposte che va dal 50 all’80%, senza contare le imposte indirette…abbastanza per far venire voglia di evadere, soprattutto se confrontiamo il carico fiscale con le grandi aziende o con le aziende quotate (in media 30-35%). Nonostante questo le imprese che evadono sono quelle che lavorano con clienti al dettaglio, perchè le altre per evadere dovrebbero fare fatture false…cosa che pochi sono disposti a fare. E allora dov’è l’evasione…Sicuramente negli esercizi commerciali e in chi lavora al dettaglio; basterebbe strutturare un’imposta fissa (con un meccanismo simile agli studi di settore) per risolvere il problema e concentrare i controlli in chi è piu a rischio. Ho assistito a un controllo con 2 finanzieri per 5 ore che hanno accertato 12 euro di evasione…

  4. Roberto Polesel

    Leggendo i giornali scopriamo che Il Premier di buon cuore elargisce soldi in mazzette. Da sette dieci mila euro di denaro contante: dlgs 271/2007 "antiriciclaggio" vieta il trasferimento di contante superiore ai 5.000€. Sanzioni penali o facciamo che il Guardasigilli ci mette una pezza? E poi di chi sono quei soldi? Da che conto vengono? È impertinente o è lecito saperlo? È questa la credibilità che ci attendiamo dalla massima carica esecutiva? Fini e Bossi tacciono ancora?

  5. Negrato Anacleto

    Forse quel che sto per dire potrà sembrare fantascientifico ed irrealizzabile, ma penso che l’unico modo per eliminare l’evasione fiscale sia "eliminare fisicamente il denaro", ed eseguire ogni transazione economica unicamente con la carta di credito. So che ciò non è di facile attuazione, ma solo perchè va contro gli interessi di molti potentati e gruppi di potere. Con l’enorme aiuto che l’informatica ci dà oggigiorno ritengo che basterebbe solo un pò di buona volontà per attuare la cosa, e l’enorme vantaggio che ne deriverebbe farebbe risolvere gli eventuali problemi e disagi che tutto ciò potrebbe comportare.

  6. antonio greco

    E’ realista pensare di arrestare l’evasione, senza prima trasformare lo stato, che non ha mai mantenuto le promesse fatte a tutti i cittadini? Perché i cittadini dovrebbero accettare che lo stato si ritiri da tante regioni o contesti, accettando cosi il potere di mafie di ogni tipo? Quando metteremo lo stato al livello europeo di professionalità? E quindi conseguentemente divenga capace di realizzare i diritti dei cittadini?

  7. Alberto Confetti

    Per un imprenditore che spesso rischia salute, patrimonio personale ed affetti per la propria azienda, è dura dover pensare di pagare salatissime tasse per vederle sperperate in scandalosi emolumenti pubblici, con usceri del Parlamento da 7.000 euro al mese, politici centrali e regionali a 20.000 al mese con auto blu ed escort varie più megapensione dopo 5 anni, membri di consigli di amministrazione di società semi-pubbliche a 80.000 euro l’anno per una decina di sedute, pensioni d’oro da 700.000 euro l’anno per ex-presidenti, sardanapali e grand-commis di Stato etc.etc. Sarò demagogico, ma la prima operazione da fare è tagliare questi schifosi privilegi. Poi se si dotasse anche il singolo contribuente di strumenti di detrazione (ogni spesa con scontrino o fattura viene detratta dall’imponibile, sul modello societario) e tassazione sull’imponibile rimanente (con un minimo da stabilire), credo che si potrebbe ridurre anche l’evasione. Metodo da studiare e affinare, ma funzionerebbe (ecco fatto il famoso interesse anche per il privato a richiedere scontrino).

  8. pierfranco parisi

    Mi sembra di ricordare che una volta si parlava di manette agli evasori. Come stanno le cose oggi. Non ho mai sentto parlare di “penale” per gli evasori, anche per quelli totali. Anche la sola iscrizione sarebbe un bel deterrente.

  9. antonio

    Basterebbe ridurre il costo della politica ,dimezzando deputati e senatori, eliminando tutti i privilegi che giornalmente usufruiscono.equiparandoli ai parlamentari dei paesi europei.inasprire le pene per le cricche che si formano di volta in volta e per tutto il ladrocinio a danno del popolo che si porta avanti da anni. Per il bene del paese,in nome del popolo, di cui spesso ci si riempie la bocca- Il costo del lavoro è già alto in italia, non possono pagare sempre gli stessi. Spesso troviamo di contro servizi scadenti e il cittadino semplice si trova in situazioni molto difficili, se i soldi mancano, sarei curioso di sapere quali sono quelli che mancano, sicuramente no quelli della povera gente.

  10. f.m.parini

    Concordo con Confetti; E’ vergognoso sapere che un commesso della camera prende 7000 euro netti o ci sono centinaia di dirigenti incapaci in qualche regione che prendono 300.000 euro all’anno. Il cittadino non ne può più. Tagliare, tagliare, tagliare a questi incapaci. Vedo la nuova provincia di Monza. Privilegi, denaro sottratto ai lavoratori, sfruttamento delle posizioni; a lavorare gratis per la società. Poi basta avere per essere eletti; Per favore a lavorare.

  11. PIETRO VOLPATO

    Pagare quanto ci viene richiesto per il servizio o il bene che acquistiamo senza richiedere lo scontrino fiscale quando non ci viene consegnato, significa fare solo gli interessi del venditore, che si trattiene l’iva pagata e non paga le tasse sul guadagno netto. Con nessun vantaggio per chi ha acquistato, anzi con una aggravante: si continua a far pagare le tasse a chi già le paga e si avvantaggia chi può e decide di evadere. Vuol dire farci del male. E allora chiediamo sempre lo scontrino fiscale al bar, al negozio, in pizzeria, al ristorante, insomma nei negozi al dettaglio e nei locali di somministrazione. Non costa niente o forse talvolta richiede un pò di coraggio.

  12. Maurizio

    Credo che basterebbero poche cose per rddrizzare questo Paese, ma che non verrano mai fatte: una bella legge anti corruzione, una riforma del sistema legislativo e del sistema fiscale. Parlare di evasione in un Paese dove non ci dobbiamo dimenticare che la prima azienda è "cosa nostra", mi sembra ridicolo. Allora riforme forti, quelle sì: allora una bella riforma della giutizia, al pari di quella fiscale; purtroppo il nostro sistema politico iper corrotto non credo che avvallerà queste due riforme, insieme ad una legge anticorruzione. Quindi si salvi chi può, non certo i dipendenti, i pensionati, gli studenti e i giovani.

  13. fernando esposito

    Condivido totalmente l’articolo su "Gli italiani e l’evasione fiscale" conoscendo bene l’argomento sul quale ho scritto più volte su giornali vari e in epoche diverse ma inutilmente. La mia drastica conclusione è che il caso italiano non è risolvibile per vie tradizionali a causa di fattori ben precisi: a) la percentuale evasa è tale da porci al di fuori dalla evasione ‘fisiologica’ dei paesi occidentali e soprattutto così radicata da doversi ritenere ormai cristallizzata ed endemica b) coloro – e sono tanti – che evadono da tempo immemorabile (es.piccoli e medi imprenditori soprattutto del NordEst) sono ormai così abituati ad operare con certe modalità, che se dovessero rientare nella legalità e cominciare a pagare il dovuto,dovrebbero chiudere bottega e rinunciare allo yacht a PortoCervo. Poiché nessuno è disposto a perdere la propria agiatezza in modo indolore, larghe fasce della popolazione che vive da decenni evadendo, sono pronte alla guerra civile piuttosto che pagare le odiate tasse. c) non esiste al momento una forza politica -dall’estrema destra al’estrema sinistra- in grado di affrontare l’impopolarità della coercizione al pagamento di quanto dovuto.

  14. Emilio Odescalchi

    Prego riferirsi alle curve di Laffer e Armey ed il libro di Persson e Tabellini che dimostra che cittadini e politici abbiano obiettivi differenti (il benessere della propria famiglia i primi, la rielezione e la massimizzazione del potere politico i secondi) renda la gestione della spesa pubblica inefficiente. (www.workforall.com) dove compare il testo di Antonio Mele. Cose risapute e non attuabili in Italia dove il comparto pubblico genera oltre il 55% del Pil.

  15. dvd

    Non si può che essere d’accordo con tutti gli interventi, ma credo che debbano essere sistematizzati e posti in priorità. Se così facciamo a me pare che chi sostiene il "partito delle tasse" si pone al paese come strategia emergenziale ma non risolutiva. Il pagare tutti per "forse" pagare meno non risolve i "problemi" che pare siano nell’ordine: l’economia criminale (diversa da quella familiare che massimizza per se evadendo un pò), prima industria del paese; l’eliminazione degli sprechi di stato; l’affrancamento di certe regioni del nostro paese da una sorta di assistenzialismo (non voglio essere frainteso) voglio con esso dire che non è fisiologico che il Pil di certe regioni dipende esclusivamente da redditi erogati dello stato e non da lavoro proprio di impresa. Allora mi chiedo: se si concorda con quanto sopra è giusto "perseguire", "stangare", la piccola attività del nord est che evade, sicuri che risolviamo il problema!? O stiamo solo schiacciando un bruffolino e aumentiamo nel contempo una grossa tensione regionalistica che non serve a nessuno!? Non sarebbe forse meglio che gli 007 del fisco si concentrassero sui punti indicati sopra con una strategia mirata!?

  16. domenico fino

    Siamo al basso impero. La canaglia vuole vivere a carico di chi lavora e accampa diritti su diritti, tutti su base ideologica, infondati e innaturali, la cui osservanza finirà col distruggere lo slancio produttivo di questo paese e di conseguenza il tessuto sociale. Il basso impero, infatti. Gaudeamus igitur…con i barbari che premono alle porte. Io mi auguro, se deve succedere, che succeda quanto prima cosìcchè chi rimane, se vorrà vivere, dovrà per forza rimboccarsi le maniche e ricostruire una società su base più sana e sostenibile, più naturale insomma. Nascerà qualche altra cosa, come è sempre capitato dacché mondo è mondo. Tanti saluti. Si invita la canaglia ad astenersi da insulti da suburra.

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