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  1. luigi saccavini Rispondi

    Invevitabile, con le premesse del titolo, che la sopravvivenza richieda la ricerca di paesi dal costo del lavoro più economico. Bisogna prenderne atto; non credo sia possibile, a meno di un miracolo, che nell'arco di pochi anni Fiat riesca a realizzare prodotti di gamma media o alta, ricchi di nuovi modelli e di innovazione, destinati ad una fascia che può riconoscere maggior valore aggiunto. La Ferrari si colloca ben al di fuori di questo discorso e si rivolge ad un target mondiale di altissima gamma; se Lancia e Alfa avessero sviluppato prodotti medi da esportare sul mercato mondiale, forse Fiat oggi sarebbe più simile alle altre case europee. Dei prodotti medi ne vende pochissimi anche in Italia. Gli argomenti dell'articolo sono comunque molto interessanti; non credo declinabili al caso Fiat in misura tale da modificare l'assunto che la condiziona.

  2. Marcello Battini Rispondi

    Condivido quanto affermato da un commentatore che mi ha preceduto, sul familismo amorale. Mi preme, però, mettere in evidenza che l'origine di questo diffusissimo familismo è legato ai seguenti fattori: 1) un genitore dovrebbe stimolare i figli a ricercare la felicità, invece che il successo. Questo non avviene per fattori culturali e sociali. Se poi si aggiunge a questo, il fatto che l'istruzione, anche a livello universitario, non è, generalmente, in grado di formare giovani preparati per un ingresso di qualità neòl mondo del lavoro, ecco che si blocca un percorso di progressione sociale, a favore dei meritervoli. Se poi, si osserva che il disastro della scuola italiana è ascrivibile, in larga parte, alle forze dette progressiste, si chiude il cerchio che conduce ad un sistema bloccato a favore dei più fortunati e dei più spregiudicati, con tutti i costi sociali che questo comporta.

  3. luigi zoppoli Rispondi

    Marcchionne ha lamentato la zavorra rappresentata dal sistema paese, la necessità che a nuovi investimenti negli impianti si accompagni la governabilità con nuove relazioni industriali. Ha detto che in Italia FIAT non fa profitti, ma era un espediente dialettico o un'enfatizzazione visto che Ferrari gli utili li macina. Che la produttività del lavoro italiana sia bassa e la TPF sia bassa lo stesso, sono dati di consenso. Che poi le auto non si vendano se non piacciono e non sono di qualità o se il management è incapace, è un fatto. Che si vede, purtroppo, solo dopo. Forse sarebbe il caso, ad esempio, di farla finita e dare il via a Pomigliano altrimenti neppure il valore del management si potrà valutare.

  4. Piero Rispondi

    Lo sappiamo tutti che anche il sistema privato, oltre a quello pubblico, politico e sindacale e a tutti i livelli, impiegati e operai, professori, lavoratori autonomi, giornalisti, manager, imprenditori, ecc.. è basato sul familismo amorale tipico della nostra cultura. Tutto il resto (debito pubblico, produttività, Pil, rating, innovazione, eccetera) sono solo conseguenze di questo comportamento di massa. D'altronde, se da 20 anni viene eletto un tizio che ha le caratteristiche che tutti conosciamo non può certo essere un caso. Lui è solo il miglior rappresentante del campione statistico di riferimento.

  5. Mario Giaccone Rispondi

    Sono quasi 20 anni che analizzo i dispositivi socio-tecnici aziendali, relazioni industriali incluse. La mia conclusione è che, di norma, la rappresentanza sindacale rispecchia molto fedelmente lo stile organizzativo e manageriale delle aziende. Nelle aziende più orientate alla performance aziendale e al suo continuo miglioramento (non solo profitti, ma posizionamento, quote di mercato ecc.), pur con pecche organizzative e uno stile non necessariamente democratico e partecipativo, è più facile che la rappresentanza sindacale sia di tipo propositivo-innovativo, mentre in quelle dove esiste un qualche blocco "intrinseco" all'azienda che ne frena l'orientamento alla performance, anche i rappresentanti sindacali con le migliori intenzioni o sono fatti fuori (classico meccanismo economico di adverse selection) o mandano gli altri a quel paese lasciando perdere oppure cercando lavoro altrove, se la loro professionalità lo consente. Pertanto, se per 100 anni la Fiat è stata concepita come una caserma e "ministeriale" per definizione (e non certo disinteressatamente), ogni azienda ha il sindacato che si merita: ma non si "pianga il morto per ciavar il vivo"!