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  1. maria stella righettini Rispondi

    Un aspetto totalmente ignorato nell'attuazione dei decreti sul federalismo fiscale è il rapporto tra enti locali-regionali e mercato dei fornitori di beni e servizi. La regione del fallimento annunciato dello strumento dei costi standard risiede a mio avviso principalmente in due fattori: a) nel fatto che si tenta di uniformare sistemi regionali e locali territorialmente diversi dal punto di vista dell'efficacia del sistema delle regole (appalti, privatizzazioni ecc.) e dei controlli (di legalità e di qualità) che governano il rapporto tra fornitori e PA. L'altro fattore è che i costi si dividono in costi "visibili" e in costi "occulti" dei beni e servizi. Visto l'elevato livello di illegalità che pervade il funzionamento del nostro sistema amministrativo chi garantisce, e con quali strumenti o incentivi, che l'apparente riduzione dei costi dei beni e servizi acquistati non si traduca in forme di occultamento di tali costi con il risultato di non riuscire a incidere sulla quantità e qualità della spesa. Soluzioni? Non sarebbe più trasparente che ogni regione individuasse propri costi standard di beni e servizi e che il governo centrale si facesse garante del loro miglioramento?

  2. Paolo Sopranzetti Rispondi

    Umilmente faccio notare che la retorica delle "5 o 6 regioni del Nord" in cui la sanità ha i conti in ordine è, oltre che ridicola, falsa: alcune regioni del Centro non solo presentano disavanzi, ma addirittura sfatano il mito della Lombadia prima della classe se si considera il disavanzo pro-capite.. ma del resto si sa, il Centro Italia mediaticamente non "tira" come Nord e Sud, ma intanto grazie ad amministratori avveduti e cittadini laboriosi riesce a "tenere" sul fronte dei bilanci pubblici.

  3. ANTONIO CARLO Rispondi

    Una precisazione sul perche' ho definito la manovra un passo "in avanti". Implementare strumenti del controllo di gestione (il budget, i costi standards, etc.) richiede, piu' di ogni altra cosa, un cambiamento culturale nell'organizzazione coinvolta, pubblica o privata che sia. E' vero che il decreto attuativo non rappresenta una soluzione ideale, ma per lo meno si sta "rompendo il ghiaccio" e si introduce (finalmente) il concetto di costo standard nell'amministrazione sanitaria, si comincia cioe' a cambiarne la cultura. Certo si potrebbe applicare tale concetto molto meglio gia' in partenza (come discusso), ma siamo in Italia e, che ci piaccia o no, molti cambiamenti nella gestione pubblica non sono mai repentini, bensi' il frutto di un sofferto e lungo percorso di negoziazioni e compromessi. Basti pensare alle liberalizzazioni dei servizi professionali, dove le "lenzuolate" sono poca cosa rispetto alla soluazione ideale, ma rappresentano comunque una migliore alternativa alla totale mancanza di interventi, o peggio, ad una regressione. Per questo, per me, si tratta di un passo in avanti in Italia.