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  1. rino baldini Rispondi

    Tenete anche conto che il laptop (Toshiba, Apple, Zenith) comprato agli inizi degli anni '90 sono ancora meccanicamente funzionali (io ne ho usato uno dal 94 al 2000), mentre un laptop comprato oggi a 800 euro se sei fortunato non si fonde prima dei due anni, e quindi devi ricomprarne uno nuovo. Oggi compriamo spendendo meno (anche grazie ai discounter ecc.), ma con un corrispondente qualità inferiore.

  2. Roberto C. Rispondi

    In merito al drenaggio fiscale, ammetto di aver in precedenza inviato un commento un po' grossolano. Quando affermo che il prelievo fiscale a mio carico è passato nel tempo dal 20 al 30%, dovrei completare l'analisi scindendo gli effetti dovuti agli aumenti contrattuali a recupero dell'inflazione, su cui misurare il drenaggio vero e proprio, da quelli per i passaggi di categoria (arricchimento) e dagli aumenti delle aliquote fiscali dovuti alle varie riforme (inasprimento fiscale). Grazie per i chiarimenti.

  3. Lucio Zaltron Rispondi

    Sono convinto che una delle ragioni dell'errore del calcolo del famoso indice sia non solo nella scelta dei prodotti del paniere, ma il peso che viene loro attribuito singolarmente.

  4. dorzacc Rispondi

    Lo sanno tutti che 1000 euro non corrispondono a 2 milioni di lire. E' ridicolo continuare a insistere su questo. Se si dicesse la verità, si sparerebbe nelle piazze. Una grande massa di quattrini si sono spostati dalle tasche dei lavoratori dipendenti e pensionati a quelle dei commercianti, artigiani e professionisti. E' vero che la grande industria è invece poco coinvolta in questa rapina. Parlare di percezione dell'inflazione, sottintendendo che è diversa dall'inflazione reale, vuol dire prendere la gente per cretina. In realtà il sacco di salari e pensioni è avvenuto con la complicità dei sindacati e partiti "progressisti", i quali sanno che la coesione sociale non reggerebbe alla prova della verità. La produttività poi dipende dalle tecnologie impiegate e dal tipo di prodotto, a basso o ad alto contenuto tecnologico. La dimensione d'impresa c'entra, ma non necessariamente. Se faccio un prodotto che non ammette tecnologie automatizzate, la produttività sarà bassa comunque. E' vero che la grande impresa ha più mezzi per fare ricerca tecnologica. Insomma, le cose andrebbero un po' spiegate, e non buttate lì un po' alla carlona.

  5. Franco Rispondi

    Vedo che la discussione comincia a colpire il cuore del problema, che nasce dall'errore nel calcolare la produttività solo a carico del lavoro dipendente senza alcun esame su quello intraprendente. E'' importantissimo invece, come credo si stia cominciando anche da noi - dove nel sistema bancocentrico l'imprenditoria si muove con un atteggiamento micragnoso - a fare, esaminare situazioni e cause dei mancati investimenti realmente produttivi. Solo da questo esame comparato potranno scaturire conclusioni valide su problemi come il diminuito potere d'acquisto, l'oggettività di criteri di rilevazione statistica, la disoccupazione, le presenze imprenditoriali, le situazioni monopolistiche, in altre parole gli elementi su cui valutare e criticare i vari atti di governo prima di esprimere il voto o di astenersi. La scienza e la conoscenza pretendono questo salto di verità altrimenti le frasi tipo quella "nei rapporti industriali non si può tornare indietro" continueranno a essere percepite dagli... ingenui nello stesso "senso unico": a carico cioè dei lavoratori. E non si metterà in evidenza il ritorno all'indietro o, al massimo, il battere il passo e viver di rendita del sistema.

  6. LeM Rispondi

    Cercare di spiegare l'inspiegabile (o forse una spiegazione facile c'e' ma non si puo' dire), cioe' di come l'Istat dipinga otto anni di inflazione quasi inesistente (contro ogni realta') "scusandosi" col fatto che cellulari e televisori sono diminuiti e "pareggiano" l'aumento di pasta e pane, e' semplicemente ridicolo. L'inflazione deve essere pesata con la frequenza di acquisto dei beni considerati, altrimenti e' aria fritta. Se usiamo questi numeri per paragonare gli stipendi annui (netti o lordi non e' qui la questione), e' chiaro anche ad un bimbo di 5a elementare che l'aumento (anche del 3-400%) della pasta non incide allo stesso modo della diminuzione (anche del 50%) del costo del telefonino. Specialmente in un momento come questo di contrazione dei consumi, dove e' senz'altro piu' facile rimandare l'acquisto del televisore nuovo piuttosto che rinunciare ad andare dal panettiere...

  7. roberto romano Rispondi

    Molto interessante l'attenzione alla produttività. E se fossero le imprese a essere poco produttive? Se il tasso di elasticità degli investimenti rispetto al Pil delle imprese italiane fosse drammaticamente basso rispetto alla media europea? Non è per caso che la maggior parte degli investimenti si trasformano in importazioni di beni e servizi ad alto valore aggiunto che le nostre imprese non producono in Italia? Attenzione alla produttività? Considerati i salari italiani rapportati alla media dei paesi europei (si imparasse a fare indagini comparative) si capirebbe quanto la discussione sui salari impoistata dagli autori appare parziale. Questo si può dire spero. Roberto Romano

  8. Marco Simonetti Rispondi

    Nell'articolo originale si sostiene che la causa della differenza di "produttività" starebbe nelle dimensioni delle aziende: sarebbero più efficienti le grandi aziende. Questo non è argomentato dagli autori, dato che probabilmente l'analisi delle cause non è l'obiettivo principale del pezzo. Però mi colpisce, dato che, a prima vista e da tecnicamente ignorante, poche grandi aziende mi pare che costituiscano un mercato del lavoro meno flessibile di tante piccole attività. E non è forse la flessibilità la regina dei mantra? Potreste spiegare se c'è un nesso?

  9. Roberto A Rispondi

    Ero stato io a porre la questione dei dati incoerenti dell'IRES CGIL,e parlo degli stessi dati usati da loro e dal fatto che l'informazione nel suo complesso abbia messo in risalto una perdita di potere d'acuisto pari a 5500 euro in 10 anni. L'IRES CGIL, poi, ha usato l'IPCA (piu' basso rispetto al deflatore dei consumi) per fare il raffronto sulle retribuzioni contrattuali, allo scopo di far fare bella figura al sindacato, dicendo che il sindacato ha fatto bene il suo lavoro. Salvo poi, non usare l'inflazione ma il deflatore dei consumi quando si é trattato di fare il confronto sui dati del reddito loro e netto di fatto. E comunque, adoperando gli stessi dati dell'IRES e guardando i grafici delle slides 29 e 30, non quadra la media del deflatore dei consumi e si evince da entrambi i grafici che le linee delle retribuzioni cumulate sono superiori al deflatore dei consumi cumulato, cosa che indica un aumento del potere d'acquisto, dato che é citato con le cifre anche dall'IRES riguardo alle retribuzioni lorde di fatto, mentre con le retribuzioni nette di fatto risulterebbe un calo di 17 euro, dico ben 17 euro annui tra il 2000 e il 2010. E qui sta il trucco: i numeri indice partono dal 1999.