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  1. Ajna Rispondi

    ... Oltre che un po' troppo marcatamente "personale", almeno per gli standard de lavoce.info. A parte quello sicuramente sono condivisibili le riflessioni e la denuncia fatta; a quanto ne so, concordo con chi poco sotto me suggerisce che una simile carenza sia strumentale a spingere verso l'asilo confessionale, specie in regione assoggettata a CL quale è la Lombardia del 2010...

    • La redazione Rispondi

      Forse ha ragione. Ma, a volte, anche gli economisti nel loro piccolo si...

  2. chiara fabbri Rispondi

    Da tempo è clamorosamente assente nel nostro paese una seria politica della famiglia, nel senso di una politica che abbia presente il valore della famiglia come nucleo fondante della società sul quale investire per avere una società migliore. Emblematico il bonus bebè di qualche anno fa: una politica della mancetta, insultante per chi ha scelto responsabilmente di fare figli e ancor di più per chi si è comunque trovato ad averne senza disporre di mezzi sufficienti. La nostra è una società ottusa, in cui le donne, i bambini, i vecchi, i diversi, i malati, cioè tutto ciò che non è immediatamente produttivo, può esistere solo ai margini, a spese proprie e senza dare fastidio. Poi ce ne ricordiamo alle elezioni, quando si fanno proclami a spese della famiglia, nel senso che si abusa della parola, senza far seguire i tanto sbandierati fatti. Bene Veronesi che proponeva: usiamo i soldi degli stanziamenti militari perr sovvenzionare gli asili, e io aggiungerei, quelli del ponte sullo stretto per le scuole dei nostri figli!

  3. Lucia Sironi Rispondi

    Apparentemente questa notizia della disorganizzazione dei nidi di Milano può sembrare relativa a un piccolo disservizio invece così non è. Anche solo la possibilità di una società più equilibrata nel valorizzare i talenti femminili passa attraverso la possibilità per le mamme di potersi avvalere di servizi di cura per i propri figli di qualità e affidabili. Invece la situazione in Italia è paradossale: i servizi sono pochi, dati spesso in maniera carente se non addirittira irrazionale. Pensate che a Roma pretendono 1 mese di inserimento del bimbo a settembre mentre il servizio per tutto luglio viene svolto in un nido diverso con insegnanti diversi (precari) senza neanche 1 giorno di adattamento per il bambino!

  4. irene Rispondi

    Problemi simili alle scuola d'infanzia. Ora la mia domanda è: cosa possiamo fare noi genitori per mettere il Comune con le spalle al muro e ottenere quello a cui i nostri figli hanno diritto? Segnalo che il 27 novembre si voterà a Milano per l'elezione degli organi collegiali dei poli territoriali (nidi e scuole infanzia), per info più dettagliate www.chiedoasilo.it o www.lamaternachevorrei.it

  5. Fausto Rispondi

    Difficile essere sorpresi da queste notizie. L'impressione che se ne ricava, dal combinato delle politiche comunali e statali, è che l'obiettivo sia sfavorire in ogni modo chi decide di avere dei figli. Io ne ho due, uno alla materna comunale e uno alla elementare statale. La situazione è sotto gli occhi di tutti e le lamentele continue per uno stato generale deprimente. I maligni possono pensare che si vogliano favorire le strutture private (principalmente confessionali) e tutti gli altri che si tratti di banale incapacità. Infastidiscono però i discorsi di sindaci e ministri che non fanno altro che parlare di sostegni alla famiglia, mentre la realtà di ogni giorno è ben diversa. Chi fa figli lo fa a suo rischio e pericolo, a sue spese, e nonostante gli amministratori. Milano è un paese per vecchi spaventati dai rom, e intanto decresce e decade.

  6. Renato Rispondi

    Evidenzio problemi analoghi anche su Roma, dove il mese di settembre non è stato possibile inserire a tempo pieno i bambini per mancanza di personale da impiegare nel pomeriggio. La media è sempre quella di 1 educatrice per 7-8 bambini. Lavorare e fare il genitore sono attività che non conciliano nella società moderna, soprattutto se non si può ricorrere ai cari nonni!

  7. Fabrizio Bertorino Rispondi

    In realtà il profilo delle responsabilità è più severo di quanto detto nell'articolo. Infatti sul rapporto educatrici/bambini non rileva tanto il mancato rispetto della Carta dei Servizi quanto quello di una precisa normativa regionale, che ne fissa il valore. Il fatto poi di impedire nuovi inserimenti potrebbe anche configurare un'ipotesi di violazione del principio di universalità a cui i servizi pubblici locali devono sottostare, e di ragionevolezza a cui sono sempre sottoposte le decisioni discrezionali della pa (p. es., quali i criteri di esclusione?). Anche la programmazione - qui bellamente ignorata - è un altro principio che dovrebbe improntare l'operato dei vertici politici e gestionali... D'altro canto in Lombardia la politica sociale viene decisa tramite circolari (atto amministrativo interno che non obbligherebbe nessuno), non con regolamenti e men che meno con leggi: mica vogliamo che si discuta di queste cose, non perdiamo tempo!