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  1. luigi saccavini Rispondi

    L’analisi è e resta interessante ma più che la credibilità del dato, la questione credo sia l’entità del debito e la cura con cui agire per evitare tracolli. Leggo di un mercato delle valute ove la svalutazione competitiva è pervicace e cresce nelle aree esterne all’euro: USA, Cina. Giappone, ecc. Gli effetti sono una nuova rivalutazione dell’euro: in pratica si sta assistendo ad una competizione che impatta sulla crescita del nostro PIL, indispensabile per rientrare dal debito. Mi domando: quali effetti ha questa tendenza sull’andamento dei tassi? da incompetente sarei portato a dire: un aumento. Se a questo aggiungiamo le avvisaglie serie sul finanziamento del debito di Portogallo (6% ?) e Irlanda, mentre la Grecia si mantiene oltre il 10%, il nostro paese quali ricadute avrà visto che un 1% di aumento ci costerà a regime quasi 20 miliardi l’anno? Per affrontare la questione il nostro paese aspetta di arrivare in prossimità del tracollo ? Forse il mio è un allarme eccessivo, ma credo che ci troviamo di fronte ad una seria sottovalutazione del problema.

  2. maria di falco Rispondi

    Sarebbe meglio parlare del costo in terminieconomici del conflitto d'interessi, che come una malattia infettiva sta divorando la nostra economia. Vi sembra normale che siamo senza ministro dello sviluppo economico? Certo è normale per chi è dentro fino al collo nel conflitto d'interessi! E' normale per chi non ha una visione e una prospettiva oltre che un progetto per il paese che si sta "governando" (mi rendo conto che la parola governo è impegnativa in questo caso!). Prendiamo solo come esempio la mancata asta per il digitale terrestre, che se bandita avrebbe portato alle casse dello Stato qualche miliardo da destinare alla CIG o alla scuola, prendiamo ad esempio il costo delle norme che favoriscono la chiusura di procedimenti conteziosi tributari; prendiamo, ad esempio, gestione disonesta dei fondi pubblici; in quest'ultimo caso i conti sono da fare con la criminalità organizzata, che si fa sempre più forte e potrei continuare ancora con un lungo elenco...

  3. ippaso Rispondi

    Io avevo scherzosamente scritto un articolo con spunti simili al vostro, ma molto meno serio e più "goffo" sull'argomento. Sicuramente più da "profano" (era più una cosa satirica). Mi farebbe piacere mostrartelo: http://palealvento.wordpress.com/2009/07/21/giugno-2010-caduta-del-governo-berlusconi/ Potete vedere i grafici che rappresentano le oscillazioni del Mib, suddivisi per legislature. Cosa ne pensate? Grazie e complimenti.

  4. Luigi Spaventa Rispondi

    Sarà. Ma valgono più i valori teorici calcolati su una relazione di cui poco si sa (nulla si dice su come si controlla per altre variabili, più importanti) oppure i valori effettivi? Bloomberg ci dice che fra il 9 e il 23 agosto il tasso BTP non è aumentato, ma calato di 1 punto base. I dati ci dicono che la durata del debito italiano è di oltre 7 anni. L'aggravio di 833 milioni sparato nel titolo non esiste. Se mai c'è un beneficio. Per favore, argomenti seri.

    • La redazione Rispondi

      E' vero che i tasso a 10 anni è calato in Italia tra il 9 ed il 23 agosto, cioè nel periodo di elevata conflittualità della maggioranza, ma è altrettanto vero che ciò è avvenuto in un contesto internazionale di discesa dei tassi a lungo termine, e soprattutto in misura molto più ridotta che altrove. I tassi sono calati nello stesso periodo di 43 punti in Germania, 37 punti in Austria, 33 punti in Belgio, 44 punti in Danimarca, 38 punti in Finlandia, 34 in Francia, 6 in Spagna, 42 in Olanda, 40 in Svezia, 38 in UK e 36 punti negli Stati Uniti, aumentando invece in Grecia e Irlanda (fonte Data Stream).In ogni caso, il fatto che i nostri tassi a lungo termine siano calati un pochino in questo periodo non invalida i risultati, che dicono semplicemente che essi si sarebbero ridotti di 5 punti in più in assenza di conflittualità. Per ragioni editoriali non abbiamo potuto fornire tutti i dettagli delle stime nell'articolo su lavoce.info e quindi il sano scetticismo del Professor Spaventa è in parte giustificato (in parte, perché la specificazione del modello, le variabili incluse, le stime etc. sono disponibili tramite il link dell'articolo a paolomanasse.blogspot.com). L'aggravio di spesa per interessi di 833 milioni menzionato nel titolo misura l'effetto un aumento di 5 punti base nel " lungo periodo" (che in questo caso significa un tempo analogo alla vita residua del debito italiano). Giusto dunque sottolineare che questo effetto non si riferisce al costo della attuale fase di conflittualità, la cui durata è incerta. Un anno di conflittualità, secondo le nostre stime, costerebbe comunque parecchio ( i 118 milioni menzionati nell'articolo), e dunque facciamo fatica a vedere il beneficio.

  5. luigi saccavini Rispondi

    L'analisi forse non è scientificamente a prova di bomba, ma fa riflettere la dimensione dell'impatto sul costo del debito a fronte di una variazione tutto sommato minima del tasso (oltre 800 milioni di maggiori uscite). Se la politica Usa di sostegno alla domanda, alla crescita del Pil, portasse ad un innalzamento internazionale del costo del danaro, dove andremo a finire? Meditate politici, di qui e di là, meditate. Smettetela con gli arzigogoli levantini e lavorate per rientrare: il paese è sull'orlo di un baratro. Occorre una politica severa e oculata, di lungo periodo; ridurre la spesa corrente e investire su ricerca e innovazione. Tirare la cinghia, smontare e razionalizzare il costo dei carrozzoni pubblici inefficienti; farlo subito. Ogni giorno che passa la situazione si deteriora e diventiamo più poveri.

    • La redazione Rispondi

      L'articolo utilizza l'analisi di regressione "classica", con tutti i suoi pregi e difetti. E'ovviamente lecito nutrire dubbi circa la capacita della variabile Google Trend di rappresentare la percezione dell'instabilità politica. Nell'appendice abbiamo fatto il possibile per argomentare che si tratta di una misura ragionevole (che risulta significativa per i tassi di rendimento italiani, ma non per quelli di tutti gli altri 15 paesi di cui abbiamo dati recenti).

  6. Clodoveus Rispondi

    A seguito delle voci di elezioni anticipate in autunno (che avrebbero comportato l'esercizio provvisorio per mancata approvazione della finanziaria 2011), mi sarei aspettato, al rientro dalle ferie, una minaccia di riduzione del rating dei titoli di stato italiani da parte delle Triplice (Moody's, Fitch e Standard & Poors). I mercati, a quanto pare, non hanno aspettato un comunicato ufficiale ..... Mi stupisce che l'on. Tremonti, di solito molto attento, non si sia lasciato scappare commenti in proposito ...

    • La redazione Rispondi

      Siamo d'accordo con lei e disposti a scommettere (diciamo un euro) che se continua il conflitto nella maggioranza non dovrebbe tardare anche una presa d'atto delle agenzie di rating.

  7. Michele Intorcia Rispondi

    Gentili Professori Manasse e Trigilia, da ciò che capisco nel vostro articolo tracciate una relazione causa-effetto tra l'incertezza/instabilità politica e la finanza pubblica in Italia. Una maggiore incertezza implica, a vostro avviso, maggiore costi. Al fine di stimare l'incertezza/instabilità politica di un paese si sarebbero potuti utilizzare alcuni indicatori quali d esempio (elenco quelli che mi vengono in mente): numero di scioperi e manifestazioni di protesta, lavoratori in cassa integrazione, emigrazione, numero di scontri in piazza, numero di attentati terroristici, persone che rinunciano a cercare un lavoro, numero di politici pregiudicati, entità della corruzione in Italia, entità dell'economie illegali (mafie, etc.), entità del'evasione/elusione fiscale, etc etc. Tutti questi (e molti altri) fenomeni singolarmente e colettivamente stabiliscono una erosione del potere politico e dunque instabilità e incertezza. Voi invece scegliete come indicatore di instabilità "percepita" il Google Trends. Non mi è chiaro come il numero di parole ricercate dagli utenti google (campione rappresentativo?) possa stabile un impatto monetizzabile sulle finanze pubbliche.

    • La redazione Rispondi

      Purtroppo i dati che lei suggerisce di usare sono per lo più disponibili con frequenza annuale o al massimo trimestrale, e in più con notevole ritardo rispetto al verificarsi degli eventi. Google trend ha il grande vantaggio di essere disponibile in tempo reale, proprio come le variabili finanziarie che si vogliono spiegare, e con frequenza settimanale. Il problema, come lei suggerisce, è che la maggiore "intensità di ricerche in rete" potrebbe riflettere fenomeni diversi dalla percezione di instabilità politica. Abbiamo cercato di rispondere a questa obiezione nell'Appendice.

  8. augusto Rispondi

    Incredibile, ma come si fa ad accreditare che i mercati finanziari fluttuano in relazione a episodi come quello di Montecarlo: dai.... Volete alimentare il dibattito economico? Ma perché non difendete la vostra posizione, che sostenevate alcuni mesi fa, per cui per uscire dalla crisi si doveva aumentare il reddito dei lavoratori e dei pensionati (che con produttività ferma significa più inflazione e debito statale) per aumentare la capacità di spesa. Mi sembra che l'Europa sia andata in senso opposto, salvaguardando i conti pubblici e richiedendo una più alta produttività. Tremonti ha salvato i conti pubblici e i nostri risparmi, voi ci portavate a far la fine di Grecia e Argentina. Mi ero meravigliato della vostra posizione a favore di un aumento dei debiti, ma se oggi vi impegnate a cercare un nesso tra "l'affaire Montecarlo" e i tassi a lungo termine...capisco. A quando un vostro indice per collegare il nesso tra tassi a lungo termine e numero di amanti di Berlusconi o di gare di maratona finite da Prodi?

    • La redazione Rispondi

      Il problema non è l'appartamento di Montecarlo, ma se questa conflittualità priverà o meno il governo di una maggioranza parlamentare ed il paese di una guida stabile. Nessuno degli autori ha sostenuto le tesi su lavoratori e pensionati che lei ci attribuisce. Quanto alla relazione tra gli scandali delle escort, la credibilità internazionale del paese ed i tassi di interesse sul debito Paolo Manasse ha già avuto occasione di scriverne.