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Sono piacevolmente sorpresa dell’’interesse suscitato da un pezzo che riporta il dettaglio degli studi scientifici sugli effetti dell’’inquinamento dell’’aria sulla salute umana.
Naturalmente, l’’interesse maggiore è centrato sulle possibili soluzioni da adottare per contenere questo fenomeno. Mi sembra interessante ed estremamente attuale quanto osservato da Giuseppe Caffo, che sottolinea la necessità di scelte importanti quando la difesa della salute sembra essere in contraddizione con gli interessi del settore produttivo, a meno di rilevanti innovazioni.
Dello stesso tenore è il commento di Marco Spampinato, che richiama l’’attenzione sulla necessità di valutare l’’efficacia degli interventi mirati a migliorare la qualità dell’’aria. Approfitto del suo commento per ricordare che la valutazione di efficacia di questi interventi è attualmente orientata, a livello internazionale (Health Effect Institute), su cinque tematiche che vanno dal bando del carbone come combustibile, ad interventi complessi di lungo termine e di largo raggio che riguardano più di un paese (1) . La riduzione del traffico è inclusa tra le tematiche ma, fino ad ora, le tante soluzioni adottate, non sempre confrontabili tra loro, hanno prodotto risultati non univoci, come nell’’ultima esperienza londinese, nota come “London Congestion Charge” (2).
Il commento di Bruno Stucchi, anche se improntato ad una intolleranza direi antigalileiana, mi dà l’’opportunità di fare qualche considerazione sui criteri di causalità (originariamente fissati da Bradford-Hill) che si utilizzano anche negli studi epidemiologici. L’’ultimo di questi criteri, e forse il più intrigante, dice che, rimossa la causa di una patologia, la sua frequenza dovrebbe ridursi. Anche nel nostro caso, come suggerisce anche Fabrizio Balda, il risultato atteso, quando si riduca la concentrazione del particolato (PM10), è un miglioramento dello stato di salute della popolazione. Allo stesso principio si ispirano le direttive della Comunità Europea nell’’adottare limiti sempre più ridotti per la concentrazione degli inquinanti atmosferici.
Per questa ragione lo stesso gruppo di ricercatori ha proposto un secondo progetto (EPIAIR2), che è stato approvato dal Ministero della Salute ed è appena iniziato. L’’obiettivo è quello di misurare, nelle stesse aree, l’’effetto degli inquinanti atmosferici nel periodo 2006-2009, durante il quale si è registrata una riduzione del particolato. Il progetto, che sarà coordinato da ARPA Piemonte, presenta tre novità importanti: 1) include altre città rispetto alle 10 originarie, in modo da ottenere una migliore rappresentatività a livello nazionale; 2) stima gli effetti della frazione fine del particolato (PM2.5), di cui non erano disponibili a dati per il 2001-2005 e che rappresenta la frazione più attiva rispetto agli effetti sulla salute; 3) utilizza anche dati di caratterizzazione chimica del particolato. Questa scelta si ispira ai risultati dei più recenti studi internazionali che hanno evidenziato la possibilità di effetti sanitari importanti anche dopo riduzione della concentrazione del particolato. L’’ipotesi di diversi ricercatori sia in USA che in Europa è che la composizione chimica del particolato possa spiegare questo andamento.
Da lettrice appassionata della Domenica quiz (spero non me ne vogliano i lettori della Settimana enigmistica per questa storica rivalità) devo spezzare una lancia a favore delle riviste di enigmistica. Non vi troverete i risultati dei più recenti studi scientifici, e neanche del nostro EPIAIR, ma i giochi che propongono irrobustiscono la capacità logica che molto contribuisce ad un approccio scientifico ai problemi.

Leggi anche:  Così il settore pubblico diventa un acceleratore di sviluppo*

(1) Annemoon M. M. van Erp, Robert O’Keefe, Aaron J. Cohen, and Jane Warren. Evaluating the Effectiveness of Air Quality Interventions. Journal of Toxicology and Environmental Health, Part A, 2008; 71: 583–587.
(2) C Tonne, S Beevers, B Armstrong, F Kelly, P Wilkinson. Air pollution and mortality benefits of the London Congestion Charge: spatial and socioeconomic inequalities. Occupational and Environmental Medicine 2008; 65:620-627

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Se il campionato si ferma per sciopero

  1. Rinaldo Sorgenti

    Leggo tra le righe: …. Approfitto del suo commento per ricordare che la valutazione di efficacia, di questi interventi …. su cinque tematiche: che vanno dal bando del carbone come combustibile, ad interventi complessi di lungo termine e di largo raggio, …". Ma qualcuno ha mai sentito parlare di tecnologia che evolve? di CCT (Clean Coal Tech)? Poi basterebbe vedere ed osservare qualè la prima (e/o la seconda) Fonte per produrre Elettricità neri Paesi più ricchi e sviluppati del Pianeta, per magari domandarsi se questi "luoghi comuni" hanno ancora senso e quali siano davvero i principali fattori da osservare sul tema dell’inquinamento vero e delle opportunità concrete che ci si presentano, per … non tornare indietro.

  2. Diego Pantaleone

    In merito alla cosiddetta cedolare secca sugli affitti (cioè la tassazione con aliquota del 20% dei redditi da locazione) di prossima introduzione nell’ordinamento a seguito dei decreti sul federalismo fiscale volevo segnalare quanto segue: Sul Sole 24 ore del 07/08/2010, pag. 2 è pubblicata una tabella (tratta dalla relazione governativa sul decreto) in cui si evidenzia che l’introduzione della cedolare non impatta su conti pubblici, in quanto non dimisuisce il gettito fiscale (es. nel 2011 si perdono 2,560 mld di Irpef sugli affitti ma se ne guadagnano 2,644 con la cedolare). Mi domando: poiché nel nostro sistema fiscale esistono 5 aliquote progressive (23, 27, 38, 41 ,43) e poichè l’aliquota della cedolare (che sottrae gli affitti dal cumulo con gli altri redditi e dunque dalla tassazione progressiva) è del 20% (e quindi più bassa addirittura dell’aliquota minima), come è possibile che l’introduzione della cedolare non si traduca in un crollo verticale delle entrate?

  3. davide

    Si può convenire con quando risposto dagli autori ma siamo alle solite, si critica la proposta, si dice genericamente che il gettito non aumenta e che a beneficiarne sono i ceti meno in difficoltà ecc…ecc…! Il tutto però senza dare un giudizio sulla logica della norma e sui suoi presupposti andando subito al risultato che è (vuoi mai) iniquio e classista (va beh!). Proviamo a vedere allora: 1) la logica della norma potrebbe essere "mi piace arrecare vantaggi ai ricchi", oppure 2) la logica potrebbe anche scaturire dalla constatazione che in caso di mancanza di contrasto di interessi reciproci ed in assenza di materiale possibilità di controllo esteso e capillare tale fatto potrebbe indurre i più a regolarizzare la posizione fiscale a fronte di minori pretese erariali si da dormire tranquilli. Certo questo è l’egoismo di chi ha già tanto ma avete alternative?

  4. Diego Pantaleone

    Inoltre qualcuno mi deve spiegare come l’introduzione di una imposta sostitutiva sugli affitti, a parità di sistema, possa di per sé fare emergere il nero. Perchè mai un evasore che non ha registrato il contratto e non ha mai dichiarato il suo reddito da locazione dovrebbe essere incentivato a regolarizzare la propria posizione?se prima lucrava il registro più l’aliquota marginale, ora lucrerà sulla minore imposta sostitutiva..se non cambiano i sistemi di controllo, la quantità degli stessi, le sanzioni, ecc.. l’introduzione di minori aliquote di per sè non può cagionare una emersione di nero. Questo resta un mio fermo convincimento, applicabile al sistema fiscale in generale: non è abbassando (solo) le aliquote che si contrasta l’evasione. Se è proprio l’emersione del nero da affitti che deve compensare il minor gettito irpef da cedolare, allora dubito che l’introduzione della imposta sostitutiva abbia una seria copertura finanziaria.

  5. AM

    Evidentemente nel mio commento precedente non sono stato chiaro. Sono pessimista sugli effetti attesi dalla cedolare. Per me il problema non è di aliquote fiscali. ma di imponibile e di semplificazione degli adempimenti (almeno quando il locatore è una persona fisica). Riassumo. L’imponibile non deve essere rappresentato dal canone virtuale, ma dal canone effettivamente incassato dal locatore dedotte tutte le spese inerenti la locazione purchè debitamente documentate e regolarmente fatturate. Possibile che il fisco non ci arrivi?

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