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  1. antonello Rispondi

    Intanto non capisco il tono polemico nel commentare da parte di alcuni, mi sembra fuori luogo, la sede permette di esporre le proprie opinioni senza censure, per cui argomentiamo e basta. In secondo luogo, la proposta dell'articolo corrisponde a diversi sistemi già operanti all'estero, se non sbaglio, ad esempio, in Spagna. E' un metodo che limiterebbe (fino ad azzerarle o quasi) le raccomandazioni. Poi, alcuni (forse giustamente) lamentano il fatto che la proposta sarebbe di difficile gestione (prima le borse di studio e poi la riforma?). Questa però un po' è un obiezione che per quanto comprensibile rischia di mantenere lo statu quo. Poi lo so che nel nostro Paese tutto quello che può far leva su oggettività e merito ci sembra impraticabile, perché il sistema è logoro. Però qualsiasi riforma da qualche parte deve pur cominciare. Infine: lo so che siamo scettici e disillusi, ma il concetto di merito (se supportato da altre politiche è ovvio) è abbastanza di "sinistra", il sistema delle raccomandazioni, conoscenze, nepotismi, favorisce, in questo come in altri campi, solo "i figli di" (medici, notai, avvocati, ...). O no?

  2. Andrea Faraci Rispondi

    Sono uno studente di medicina prima a Pisa poi a Palermo, comunque sempre fra i migliori del corso, per cui non parlo a caso: 1 Giustissimo e logico sarebbe fare un test nazionale per l'ingresso a medicina e chirurgia così non vengono lasciati fuori i migliori che provano in sedi "difficili" 2 Cosa ancor più giusta e logica sarebbe fare un test nazionale per l'ingresso alle scuole di specializzazione (come Cardiologia, Radiologia) per evitare il sistema clientelare che è presente in tutta Italia (in diverse dosi) perchè ad ora ogni università ha un proprio test ovviamente non proprio trasparente e che sovente lascia fuori i migliori senza "appoggi", che così se ne vanno all'estero. Da questo dipende la efficienza del sistema sanitario italiano, ma mi pare che mai nessuno ne abbia parlato. 3 Come il voto di diploma anche quello della laurea non differenzia i migliori dagli altri visto che: - i raccomandati (figli/amici di prof, politici...) hanno un'ottima media senza studiare tanto - i prof sono superficiali (spesso) nella valutazione o talvolta (raramente) addirittura non competenti Comunque Complimenti per il sito, questo è il modo di fare giornalismo!

  3. alessio fionda Rispondi

    Concordo sui problemi dell'ammissione a medicina anche perchè esistono notevoli proiezioni che mettono in rilievo come in futuro ci sarà bisogno di molti più medici soprattutto chirurghi che a causa della durezza della professione e del rischio di cause si vedono ridurre di numero. Ma ciò di cui non si parla mai e che sarebbe ora che il mondo acccademico e politico se ne occupasse è cio che accade, ad esempio, a giurisprudenza. Dove a fronte di migliaia di studenti e laureati (di cui la maggioranza fuori corso) il mercato delle professioni legali non è assolutamente in grado di assorbirli tutti! Se a giurisprudenza negli anni passati fosse stata inserita un minimo di programmazione su base almeno regionale ciò non sarebbe successo. A tutti quelli che chiedono l'abolizione dei test, ci tengo a ricordare che per quanto ingiusto a 19 anni, un ragazzo o una ragazza hanno tutto il tempo per costruirsi un futuro, peggio sarebbe far laureare in medicina migliaia di persone e a 26 anni e dire loro: non c'è posto. Avete idea di cosa significa riqualificare uno che ha studiato per sei anni un tipo di professione? Quindi no all'abolizione dei test, sì al loro ripensamento.

  4. Enrico Motta Rispondi

    Nel discutere su questi concorsi bisognerebbe anche calcolare cosa succederebbe se non ci fossero: in Statale a Milano c'erano 360 posti per Medicina e quasi 3000 domande; senza il deterrente del concorso si sarebbero iscritti in 4-5000. E qualcuno li trova dispendiosi, antidemocratici. Io dico che bisognerebbe rendere obbligatorio il test della demagogia, a suffragio universale, come il voto, e non solo per gli aspiranti dottori! Un'altra riflessione che mi è venuta dopo 35 anni di lavoro da medico: dato l'inevitabile contenuto specialistico di alcune branche (per es. l'Oculistica), ha ancora senso far fare a tutti 6 anni in comune? Far studiare l'anatomia del ginocchio ai ginecologi, e l'esame di Pediatria ai geriatri? Prendendo esempio dal corso in Odontoiatria, non è il caso di proporre subito indirizzi diversi, almeno nelle sedi con molti studenti e soprattutto per quelle specialità dove si registrano posti vacanti (per es, nei centri trasfusionali)?

  5. Paolo Casillo Rispondi

    A completamento di quanto detto da Vito Svelto aggiungo che lo stesso vale per Odontoiatria e che le correzioni sono uniche a livello nazionale (se ne occupa il MIUR tramite il CINECA): quindi questa classifica è già disponibile presso il Ministero oltre che ricavabile dalle graduatorie dei vari Atenei. Come detto da Maria Pina Dore (ho letto anche la risposta dell'autore) nel conto delle professioni sanitarie si riportano solo le lauree specialistiche: che senso ha? A questo punto il "Rapporto studenti docenti" non ha alcun senso: le facoltà di Medicina e Chirurgia usano i docenti anche per le professioni sanitarie di primo livello oltre che per altri corsi di laurea. Ne consegue che l'articolo risulta piuttosto sciatto e impreciso: non basta sputare qualche numero per fare un buon testo, bisogna anche saperlo interpretare.

  6. Disperato Rispondi

    Solo per dire che l'effettuazione di questi test (come di qualsiasi altro tipo di verifica - prova - esame - ecc...) in simultanea da qualsiasi parte del globo (quindi con condizioni di assoluta parità informativa tra i partecipanti) è cosa fattibile con utilizzo di tecnologie informatiche oggi di larghissima disponibilità. A maggior ragione se l'organizzatore è un ministero con miliardi di euro/anno di budget. In un paese che spende decine di milioni (di euro) per il sito del turismo di Rutelli/Brambilla o per italia.gov o altre amenità simili, osservare che non riusciamo a dispiegare dove sarebbe necessario le stesse tecnologie che usiamo per partecipare a un forum sulle ricette della pizza o per partecipare a uno dei mille sondaggi. E' semplicemente disperante.

  7. Vito Svelto Rispondi

    Non risulta perfettamente chiaro dal testo ed anche dai commenti che il test per l'ammissione al corso di Laurea Magistrale in Medicina è unico su base nazionale; lo stesso test viene effettuato contemporaneamente in tutte le sedi. Sarebbe diretto ed immediato fare un'unica classifica nazionale. E' ovvio che, in questo modo, fissato il numero totale degli ammissibili al CDL la distribuzione degli immatricolati alle diverse sedi, sarebbe notevolmente diversa da quella attuale, con sedi che scoppierebbero e sedi semideserte. Cosa facciamo? Spostiamo anche i docenti e gli ospedali? Imporre la gradauatoria unica nazionale accanto al vincolo di un numero massimo di iscrivibili in una sede, comporterebbe una migrazione di immatricolati tra sedi diverse. Siamo pronti, senza adeguate borse di studio, ad una tale migrazione? Sarebbe accettata? I tempi necessari per realizzare un'adeguata distribuzione fra sedi degli studenti sarebbero, inoltre, molto lunghi. Il sistema diventerebbe complesso da essere di difficile e pericolosa gestione. E' solo un cenno ai problemi di cambiamento rispetto all'attuale sistema; tante alternative sono fattibili ma di complessa realizzazione pratica.

  8. michelangelo Rispondi

    I Test si sono rivelati un dispendioso esercizio finaziario, soprattutto per le numerse famiglie che vivono ai limiti della soglia della povertà. Se l'obbiettivo, è quello di limitare il numero dei laureati in funzione a quello che sono le richieste del mercato, e non si vogliono penalizzare le famiglie più povere e dare loro le stesse opportunità delle famiglie più fortunate, basterebbe condizionare, il diritto allo studio universitario, all' obbligo di ogni studente di non uscire fuori corso. Pena: l'esclusione

  9. Maria Pina Dore Rispondi

    Il numero delle immatricolazioni riportato nelle tabelle per le professioni sanitarie, nell'Università di Sassari, non sono 32 ma bensi 369, pertanto il rapporto studente/docente cambia notevolmente! Le fonti andrebbero meglio controllate.

    • La redazione Rispondi

      I test per l'accesso ai corsi di laurea magistrale sono quelli che hanno suscitato il maggiore dibattitto. Quelli di accesso alle professioni sanitarie a cui si riferisce il lettore potrebbero continuare ad essere gestiti su base regionale: Come si dice nell'articolo e nella nota alla tabella, si considerano come iscritti gli immatricolati ai corsi di laurea magistrale (chi studia medicina e chirurgia, cioè i futuri medici) e sono escluse le professioni sanitarie con corsi di laurea di primo livello (infermieristica ostetricia, ecc). Per quanto riguarda la possibilità di espletare un unico test nazionale per l'accesso alla laurea in medicina i problemi tecnici non mi sembrano insormontabili. Si potrebbero ad esempio concentrare i test solo in alcune sedi, e ripartire le domande pervenute in due o più tornate con esami diversi ma di analoga difficoltà.

  10. Ignazio Rispondi
    Quando si aboliranno questi inutili, dispendiosi e per nulla democratici test di accesso all'università?
  11. massimo Rispondi
    Condivido l'analisi. Resta, tuttavia, irrisolto il problema della gestione pratica delle prove nelle varie sedi. Come evitare che i possibili abusi di una realtà alterino i risultati anche a danno di coloro che effettuano la prova in altre sedi?
  12. Lorenzo Rispondi

    Il discorso che viene fatto in questo articolo adrebbe fatto per 1000 altre facoltà italiane...una valanga di corsi inutili con 2-3 iscritti...e voi andate ad intaccare medicina?