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  1. ulisse Rispondi

    La tecnologia ibrida doppia frizione con motore elettrico nel mezzo è stata “mutuata” da un brevetto che la Fiat non ha mai voluto acquistare, ma soltanto spudoratamente copiare. Questa soluzione ibrida sarà un’architettura basica nel programma automobilistico elettrico e ibrido della Chrysler. Se le industrie possono permettersi impunemente di copiare le idee, in quanto per difenderle occorrono cause costosissime, a cosa servono i brevetti? Come difendere i diritti degli inventori privati? Come possono i nostri giovani trovare coraggio intellettuale se i potentati economici schiacciano i diritti dei singoli? Se vi accingete a richiedere un brevetto oppure proporlo ad un’azienda, la mia esperienza con la Fiat può esservi utile per muovervi con migliore circospezione. Grazie e buon tempo a tutti! Ulisse Di Bartolomei

  2. contromano Rispondi

    I dati sulle vendite di auto in europa mettono in chiaro che la Fiat è oggi in forte difficoltà (perde quote di mercato mese dopo mese) non tanto per il costo del lavoro o la conflittualità ma perché non ha rinnovato la gamma (un film gia visto, purtroppo). E' vissuta finora su Punto e Panda, che mostrano ormai i loro anni, e i nuovi modelli li vedremo piu verso il 2012 che il 2011. In mezzo c'è tanta cassa integrazione, pagata dalle nostre tasse, per tenere la gente pronta quando ce ne sarà bisogno. Finalizzata solo alla redditività a breve ha dimentaticato la politica industriale e gli investimenti in nuovi modelli (marchionne docet a inizio 2009) perché non sarebbero stati redditizi. Intanto chi ha scelto altre strade gli sta tagliando l'erba sotto i piedi a colpi di auto piu moderne. Non è che tutto questo casino sulle nuove relazioni industriali serva a nascondere la situazione reale? Si può discurtere del futuro, l'organizzazione del lavoro dal 212 in poi, prescindendo dalla situazione attuale? Nb. Fiat sta lasciando le produzioni di auto di rappresentanza, berline famifliari, monovolume, spider ecc. farà bene ai conti trimestrali ma sul lungo?

  3. Antonio Nota Rispondi

    Buongiorno, ho letto molto dei problemi di relazione tra Fiat e sindacati e nonostante per molte ragioni dia ragione alla Fiat non ho visto alcun articolo che ha parlato del costo delle auto (acquisto) e del costo implicito dovuto agli incentivi che in molti paesi europei sono stati messi in atto lo scorso anno. Oggi le auto in Italia e in molti paesi europei costano tanto ma le differenze di prezzo tra i vari paesi europei sono molto alte. Una caratteristica dell'unione europea e' quella di poter acquistare un'auto senza alcun problema in uno qualunque dei paesi europei pagando poi all'atto d'immatricolazione dell'auto nel paese di residenza le imposte relative. Mi e' capitato personalmente di essere interessato all'acquisto di un auto ho fatto il giro su internet per vederne i prezzi nei vari paesi. Sono capitato sui siti danesi e, mia sorpresa, in Danimarca le auto costano circa il 15% in meno rispetto all'Italia tasse incluse. Il calcolo e' presto fatto: le auto per un residente danese costano in quel paese il doppio rispetto allIitalia ma il 65% del prezzo che si vede in listino rappresentano tasse (immatricolazione, Iva, inquinamento, etc).

  4. Lorenz Rispondi

    Ho creato questo grafico in base ai dati forniti dall'articolo:
    http://www.flickr.com/photos/29265622@N00/4871484191/

  5. luigi zoppoli Rispondi

    Se il piano del 21 Aprile ha un senso e se davvero la Fiat punta ad una grande crescita dimensionale, se sa come ed a chi vendere le molte auto che produrrà allora è ragionevole pensare che gli impianti italiani servano. Ed infatti è impensabile installare un impianto in assenza di alcune condiioni una delle quali è la prossimità all'impianto della filiera dei produttori. L'impianto Zastava diciamo che è in corso d'opera. Altri siti produttvi non si inventao da un giorno all'altro.

  6. luigi saccavini Rispondi

    Ciò che balla è la capacità del Paese di essere competitivo: se lo fosse a Fiat converrebbe produrre in Italia. Se Sanità, Inps e Inail fossero efficienti, il costo dei contributi sarebbe di un bel 10% in meno, forse meno. Fiat produrrebbe da noi ed esporterebbe. Siano invece ingessati e i macigni di inefficienza sono inamovibili. Il risultato? Siamo il paese più motorizzato del mondo e butteremo risorse (entrate dalle nostre tasse) in incentivi per vendere/ comperare più auto. Quando saremo capaci di dire basta e metteremo mano alla razionalizzazione dei nostri totem pubblici, monumento allo spreco di ricchezza e di risorse ? Così è inevitabile che Fiat se ne vada dall'Italia; buttiamo soldi per ritardarlo di qualche mese, di un anno o poco più.

  7. Edmont Dantes Rispondi

    Oltre le chiacchere, dagli azionisti ai sindacati ! Marchionne il 21 Aprile ha presentato il suo piano per la FIAT..way forward ! Oltre le chiacchere di cortile, agli azionisti, ha promesso un aumento della produzione negli stabilimenti come segue (% utilizzo in termini di capacita’): Mirafiori……… 2009-64%............ 2014-88% (+) Cassino………... 2009-24%............ 2014-93% (+) Melfi…………... 2009-65%............ 2014-101% (+) G. Vico………… 2009-14%........... 2014-90% (+) Termini Imerese... 2009-36%...........2014-0% (+) Sevel…………….2009-33%............2014-69% (+) Tychy (PL)…… 2009-93%..............2014-73% (+) Kragujevac (Serbia) 2009-28%........2014-108% (+) Bursa (TR)……. 2009-67% ………2014-72% (+) Allora mi domando di cosa stiamo parlando ? Il problema e’a chi le vendera’ tali auto.

  8. Martino Rispondi

    Il problema è che in Italia il tema delle relazioni industriali è un tabu. Basti leggersi l'articolo su Repubblica di qualche giorno fa a firma di Gallino: le richieste di Fiat per Pomigliano e per gli altri stabilimenti vengono viste come un ritorno alla schiavitù, una perdita di diritti. Non si riesce a parlare di assenteismo e scorrettezze varie, eccesso di conflittualità micro-sindacale, produttività, ecc. O i vari commenti apparsi anche su questo sito, in particolare quelli all'articolo sulle norme Brunetta o su Pomigliano: molti, troppi, scrivono di premi, incentivi, di come il lavoratore renda solo se felice, motivato, incentivato, e non "legandolo alla scivania" o obbligandolo a rispettare almeno il proprio orario di lavoro. Insomma, c'è decisamente troppa ideologizzazione e se non riusciremo a cambiare mentalità ( e di conseguenza a cambiare molte altrre cose concrete) ci saranno molte altre nazioni, anche non così arretrate (es. Svizzera), ben felici di accogliere aziende italiane.

  9. Stefano Rispondi

    Le decisioni di trasferire la produzione di auto in paesi a basso costo è legittima e non deve sorprendere. Però (i) per combattere l'assenteismo nello stabilimento di Pomigliano basta utilizzare gli strumenti che il diritto dà all'impresa, senza per questo attaccare e cercare di distruggere lo statuto dei lavoratori e (ii) da ora in poi non voglio più sentire parlare di incentivi alla rottamazione per aiutare la fiat. Il settore è in una situazione di eccesso di produzione da più di 15 anni e diventa sempre peggio. Se la Fiat decide di schiavizzare i lavoratori italiani o di spostare la produzione all'estero per risparmiare, allora non ha piu' diritto di piangere miseria e chiedere soldi allo stato!