logo


Rispondi a icaro Annulla risposta

1500

  1. Andrea M. Rispondi

    Non vorrei dire una sciocchezza ma il voto "emozionale" non potrebbe essere paragonato a quei sistemi elettorali in cui gli elettori devono stilare una sorta di "classifica di preferenza" per i candidati? Se non sbaglio questo sistema (adottato in Australia?) consente agli elettori di sfuggire a tutti i problemi che comporta, per esempio, il nostro subdolo sistema elettorale che costringe l'elettore a votare "tappandosi il naso"; a me sembra una soluzione interessante e mi piacerebbe vederla applicata anche in Italia.

  2. bob Rispondi

    alzare l'asticella del traguardo. Oggi siamo nell'assurdo che una minoranza di votanti decide le sorti del Paese. Questa minoranza la cui maggior parte sono pensionati, pseudo-disoccupati, votanti professionisti (leggesi Lega) non rappresenta la parte attiva del Paese. La furbata della legge elettorale, la bufala del "federalismo", i localismi esasperati hanno portato a questa situazione. Chi governa a livello nazionale deve rappresentare il Paese non 4 comuni. Sbarramenti alla svedese o altrimenti la politica dilaga con tutti i problemi e la corruzione.

  3. icaro Rispondi

    Ipotiziamo che la nostra legge elettorale fosse la migliore al mondo (voto di preferenza, no liste bloccate, no soglia di sbarramento, etc...), secondo lei, signor Persico, si riesce a convincere la gente a votare dei cialtroni e non ad esprimere una falsa emozione? Sono più che convinto che, se mai si dovesse introdurre questo meccanismo, i risultati sarebbero più che soddisfacenti: ma per chi? Per l'elettore o per l'eletto? Questo è il problema: in un paese come il nostro certe cose forse non funzionano come dovrebbero. Secondo me, bisognerebbe prima attuare una campagna di informazione completa ai cittadini e poi proporre certi strumenti: non possiamo pretendere che un cittadino ignorante (nel senso che ignora la vera nobilitazione del voto) possa essere sincero nel valutare un politico.

  4. mirco Rispondi

    Nell''attuale legge elettorale italiana le liste sono bloccate in quanto vengono eletti i deputati e i senatori in base alla posizione di presentazione in lista e tali posizioni (il capolista anzichè il terzo o il decimo) sono decise dai capicorrente dei partiti. Per non votare un candidato o preferirne uno bisognerebbe cambiare partito e non basterebbe perche ad esempio all'interno della lista potrebbe essserci al terzo posto colui che vorrei votare e al 2 colui che vorrei segare. A me ad esempio è toccato dover cambiare partito per non eleggere un cattolico teodem del PD. Comunque anche se si potesse scegliere il candidato, non voterei mai e poi mai un candidato cattolico o integralista religioso. Ad esempio se fossi stato cittadino di Roma di sinistra avrei votato piuttosto Alemanno anziche Rutelli. Quindi almeno con me non funziona.

  5. simon wer Rispondi

    Non credo possano essere trasposti al voto i risultati di esperimenti su contrattazioni bilaterali (dove ciascun contraente con le sue scelte può mutarne l'esito), nel voto è prorpio il contrario, l'elettore razionale non attribuisce al proprio voto la capacità di raggiungere un risultato (e tantomeno di perseguire il proprio interesse). Ma poi, siamo sicuri che comportamenti economici e comportamenti politici siano determinati, per tutte le tipologie di elettori, dalle stesse ragioni?

  6. Lindoro Rispondi

    È il solito vecchio saggio consiglio: mai andare a fare la spesa con la pancia vuota! Mai andare a votare con lo stomaco torto per la rabbia...

  7. Emanuele Rispondi

    La questione di un sano rapporto tra 'voto di pancia' e 'voto di testa' e' un problema serio. Personalmente, ritengo che sia compito dell'informazione (almeno quella pubblica) rendere chiaro al cittadino (a seconda dei diversi gruppi sociali ai quali appartiene) quale politico (o forza politica) ha rappresentato meglio i suoi interessi in passato e quale politico (o forza politica) ha promesso di rappresentare meglio i suoi interessi dopo le elezioni. Tuttavia ben vengano proposte interessanti come questa, su cui si dovrebbe lavorare per valutare approfonditamente i diversi ostacoli di ordine pratico che comporterebbe - tipi di messaggio ammissibili (piu' o meno aperto, piu' o meno standardizzato), rassicurzione degli elettori rispetto al fatto che i loro messaggi vengano veramente letti (obbligatorieta' di pubblicare una sitensi dei messagi ricevuti?), organizzazione e costi aggiuntivi nello svolgimento delle elezioni (tempo/denaro). Forse l'idea del messaggio emozionale potrebbe funzionare anche nel caso italiano, nonostante l'assenza di un rapporto tra elettore e candidato rappresentante (al massimo, c'e' tra elettore e leader della lista).