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  1. elia tescione Rispondi

    Non credo che sia importante il mezzo con cui le informazioni circolano (carta stampata o web) quanto la qualità delle informazioni stesse. Personalmente ritengo che in certe situazioni la fruibilità della carta di giornale sia ancora imbattibile. Dopodichè, il giorno in cui ci saranno supporti elettronici che eguagliano le qualità della carta stampata (lettura riposante, formato stropicciabile, leggerezza ....) sarò il primo a compiacermi della fine della distruzione dei boschi per la produzione di cellulosa.... Quanto all'equilibrio economico dei siti, la rete dimostra che si possono mantenere siti interessanti anche con costi modestissimi. La voce.info ne è un esempio. E' ora che ci si dia una belle ridimensionata tutti quanti e si riscopra il piacere di parlare di politica e di attualità senza che le grandezze economiche la facciano sempre da padrone.....

  2. Internauta Rispondi

    La carta stampata è il dinosauro dell'informazione. Qualsiasi contenuto è destinato ad essere scambiato in futuro in forma digitale. Non si tratta di risorse sottratte, si tratta di evoluzione tecnologica. Sicuramente comporterà una riduzione dei ricavi, ma a fronte di una riduzione molto consistente delle spese. Niente più carta, niente più inchiostro, niente più distribuzione nelle edicole, nessun costo d'intermediazione e vendita, nessuna necessità di una sede fisica per la redazione (tutto può essere fatto in videoconferenza e col telelavoro) Auspicarsi un revival della carta stampata significa abbracciare il luddismo. Lo stesso destino è riservato alla televisione. Io, come credo tanti altri giovani posseggo un solo tipo di supporto multimediale: il computer. Sotto varie forme: desktop, laptop, netbook, smartphone. Un'unica piattaforma, adattabile secondo le esigenze.

  3. Bruno Stucchi Rispondi

    Blog, giornali web e affini, tutti, La Voce compresa, hanno come fonte primaria delle notizie -che poi commentano- i giornali stampati e le agenzie di stampa. La carta, di sempre più bassa qualità, è inutile o, al più, serve come lettiera per i cuccioli non ancora educati e per proteggere il pavimento quando si ridipingono le pareti (però gli imbianchini professionisti non li usano più, neppure per questo scopo). Basta con la carta stampata: inquina.

  4. Davide Prandi Rispondi

    La trasformazione dell'informazione e' evidente a tutti e il web ne e' sicuramente uno dei veicoli principali. Personalmente non vedo male un po' di razionalizzazione del sistema della carta stampata: in Italia ci sono almeno 100 testate giornalistiche, che francamente sono troppe. E poi e' bello poter confrontare facilmente diversi giornali su un pc, a costo praticamente nullo. Per quanto riguarda il futuro de Lavoce, per me la scelta e' chiara: o si rimane ente no-profit a dimensione nazionale, e quindi in qualche modo si vivacchia (anche perche' tutti quelli che ci lavorano fanno un altro lavoro...); oppure ci si da una struttura importante con tanto di manager e si punta a diventare piu' grandi: puntare al mercato europeo, versione in inglese, uso piu' spinto dei nuovi media. Due benchmark possibili sono www.euractiv.com e www.ted.com. Tra l'altro tutti i collaboratori hanno esperienza internazionale, possono fornire quell'academic touch necessario per essere credibili, insomma mi sembra che i presupposti ci possano essere tutti. Se pero' manca l'ambizione, si fa quel che si puo', ma non ci si lamenta. Con vera stima.

  5. Raffaele Giammario Rispondi

    Io penso invece che i quotidiani online abbiano rubato lettori ai quotidiani cartacei. Anche perché online non si trova solo la notizia sintetica, ma spesso anche l'articolo di fondo o di inchiesta. Io personalmente da lettore non sono infatti interessato a spendere un euro e rotti al giorno per: 1. tanta carta; 2. tanta pubblicità; 3. tante notizie sintetiche che posso trovare online prima e gratuitamente; 4. informazioni di servizio di vario genere (titoli borsa, programmi tv, etc.); 5. alcuni approfondimenti. Io personalmente sono interessato solo a questi ultimi e non su tutti i temi. Per questi sarei disposto a pagare, anche più giornali, ma il valore che gli attribuisco è nell'ordine di grandezza dei 10, 20 centesimi di Euro al giorno. Mi preoccupa invece un modello sostenuto solo dalla pubblicità, proprio perché rischia di privilegiare ciò che fa sensazione (e che la gente è disposta a leggere perché è gratuito) dall'informazione di qualità (e che la gente è disposta anche a pagare perché ne percepisce il valore).

  6. Disperato Rispondi

    Con i numeri illustrati fossi in voi aprirei senza dubbio alla pubblicità, vendendola anche cara considerando il pubblico upper class che sicuramente frequenta il sito. La garanzia di indipendenza e qualità degli scritti è data dal complesso dei loro contenuti e, anche, dai nomi dei partecipanti. Non certo dalla presenza o assenza di pubblicità (non siete una rivista di un settore merceologico per cui il sospetto che l'advertising sia una forma di sovvenzione-assicurazione contro commenti critici è sempre nell'aria, al limite ci si insospettirà all'apparire su lavoce.info delle pubblicità del MEF o dell'AE o del Governo ecc...).

  7. Fulvio Lo Cicero Rispondi

    L'autore, secondo me, non cita un fatto fondamentale: circa il 95% della pubblicità sui siti (ad esclusione dei grandi quotidiani) è veicolata da Google ad-sense, un sistema che consente a un inserzionista di pubblicare un flano a costi molto competitivi su una varietà infinita di siti. Oggi un singolo sito non è in grado di acquisire pubblicità perché quella di Google ad-sense è enormemente più competitiva e conveniente. Questo è il vero problema dell'informazione on line, la presenza di un monopolista puro che definisce i prezzi e ha la possibilità di agire senza competitors. Non so perché l'Autorità garante non prenda in esame questa frattura del sistema, che mette a rischio qualsiasi iniziativa editoriale sulla rete. Oggi, le migliaia di siti informativi, che assicurano un sano pluralismo (che non esiste nel settore televisivo), esistono grazie al volontariato (come succede, almeno in parte, a lavoce.info). E la colpa è di Google, che pure tuttora viene esaltato da tutti, come fosse un benefattore del popolo di internet, mentre è un'impresa che esercita un dominio deleterio su un settore vitale per il futuro.

  8. Giuseppe Caffo Rispondi

    Ritengo sia auspicabile che la continuazione di questa iniziativa editoriale rappresenti una quotidiana scommessa. Questo innesca un circolo virtuoso di ricerca continua di qualità autorevolezza e verità. Un contributo da parte di pubblicità priva di cattivo gusto e non invadente non porterebbe alcun pregiudizio all'immagine de Lavoce.info, incrementando le risorse e le potenzialità. Grazie per l'ottimo lavoro che svolgete.

  9. Massimo De Biasio Rispondi

    Per quel che riguarda La Voce, vi suggerisco di istituire un'abbonamento. Sarebbe, tra l'altro, più equo anche tra noi lettori. Oggi infatti c'è chi legge gratis, chi da 20 euro/annui, chi ne versa 300.

  10. Luigi Boglioni Rispondi

    La qualità di "La voce" giustifica, a mio parere, la richiesta di un canone per consentirne l'accesso. La contribuzione volontaria può funzionare con un pubblico di lettori come il vostro, ma credo lasci irrisolta la possibilità di una corretta pianificazione dell'attività. Certo il vostro concetto di "open source" appare molto più nobile a per molti versi anche più attraente. E' una scelta difficile con molti fattori complessi da valutare. Ma se alla fine l'alternativa fosse l'irruzione della pubblicità molto meglio il canone: continueremmo ad avere più garanzie.

  11. riccardo lo schiavo Rispondi

    L'importante è avere contenuti validi ed una chiara strategia di marketing poi i lettori vengono e vengono anche e a frotte i redattori. La nostra esperienza di arcipelagomilano.org ne è la prova.