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Mai dire dimissioni

Al Mondiale sudafricano, nessuno ha ancora vinto, ma molti hanno già perso. Italia e Inghilterra hanno fallito sul campo. La Fifa nel suo arroccamento contro l’introduzione di qualsiasi tecnologia che possa coadiuvare gli arbitri nelle decisioni su situazioni dubbie. E i risultati si sono visti domenica. Eppure, nessuno dei responsabili dei fallimenti si è dimesso. Non lo hanno fatto i vertici della Figc italiana, né Capello che ha sottoscritto un contratto milionario per allenare gli inglesi. Né tanto meno il capo della Federazione internazionale Blatter.

Ke Nako. È arrivata l’ora dei primi verdetti al Mondiale sudafricano. Nessuno ha ancora vinto, ma molti hanno già perso.

IL FIASCO DELL’ITALIA

Ha fallito l’’Italia. L’’eliminazione al primo turno, come era successo nel 1974, è al di sotto di ogni ragionevole aspettativa. Di chi è la colpa di questo fiasco? Marcello Lippi ha indubbie responsabilità, ma aveva già deciso di lasciare e quindi è inutile infierire. Da più parti si è levata la richiesta delle dimissioni del presidente della Federazione gioco calcio, Giancarlo Abete. Il presidente di una federazione non dovrebbe, a mio avviso, essere giudicato dalle prestazioni in campo. I risultati in una competizione che dura un mese sono sempre in parte aleatori e su di essi il presidente non ha alcun impatto diretto. Si può controbattere che Lippi -– e prima di lui Roberto Donadoni –- è stato scelto dalla Federazione. Ma allora, per essere proprio precisi, occorre ricordare che Abete ha un vice, Demetrio Albertini, che è il vero responsabile delle decisioni tecniche. La scelta di Donadoni, oggi disoccupato, è stata semplicemente inspiegabile, dato il suo curriculum. Quella di richiamare Lippi opinabile, dato che si sapeva che così facendo avremmo corso il rischio di una riproposizione del blocco che aveva vinto quattro anni fa. Albertini dovrebbe certamente fare il gesto di presentare le dimissioni. Anche Abete avrebbe dovuto dimettersi, ma non per l’’esito della spedizione in Sud Africa, quanto piuttosto per la mancata assegnazione di Euro 2016. Nel 2007 non era riuscito ad aggiudicarsi gli Europei del 2012, ma era appena arrivato e non poteva essere considerato responsabile. Dopo tre anni, nessun passo in avanti era stato fatto, come mostra la valutazione della Fifa del nostro dossier. Che senso aveva allora ripresentare la nostra candidatura? L’’idea di Abete era quella di usare l’’Euro come uno strumento per ottenere dallo Stato fondi per rifare gli stadi. La scommessa è fallita e Abete avrebbe già dovuto andarsene il giorno dopo. Ma Abete e Albertini sono ancora al loro posto e sembra che Albertini “studi” per diventare a sua volta presidente della Figc. Auguri al calcio italiano, nel caso. Ne avrà bisogno.

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E QUELLO DELL’INGHILTERRA

Ha fallito l’’Inghilterra e in primo luogo Fabio Capello. Capello ha avuto molti colpi di sfortuna in questo periodo: la mancanza di un portiere di buon livello, l’’infortunio di Ferdinand che lo ha privato di un centrale difensivo di alto livello, l’’infortunio di Rooney che ha reso purtroppo patetico il suo rendimento e, buon ultimo, l’’incredibile errore dell’’arbitro e del guardalinee sul gol non concesso a Lampard contro la Germania. Ma Capello è indifendibile perché ha accettato il ruolo di salvatore della patria calcistica inglese, con un contratto di 6 milioni di sterline l’’anno. Adesso gli inglesi scoprono che anche con lui non c’’è garanzia di fare bene in un torneo così breve e si chiedono: a che servono i soldi dati a Capello? Certo, l’’errore maggiore è stato della Federazione inglese che glieli ha dati, ma chi accetta un contratto con certe cifre dovrebbe sapere che c’’è una clausola implicita: quella che richiede di offrire le proprie dimissioni in caso di fallimento. Capello invece quella clausola l’’ha fatta eliminare prima del Mondiale, mettendo sul piatto l’’offerta dell’’Inter. Dimettendosi salverebbe la faccia, ma perderebbe i soldi. Preferisce chiaramente il contrario e si farà cacciare.

LA FIFA E LA TECNOLOGIA

Ha perso la Fifa e quindi il suo presidente Joseph Blatter. La giornata di domenica è stata catastrofica per gli arbitri. Il gol non concesso a Lampard e quello irregolare concesso a Tevez sono stati visti da tutti, tranne che dagli arbitri. In tutti questi anni, la Fifa ha rifiutato di usare la tecnologia per migliorare le decisioni degli arbitri. Nel marzo scorso ha rifiutato persino la proposta del presidente dell’’Uefa, Michel Platini, di introdurre arbitri dietro le porte proprio per evitare situazioni come quella del gol di Lampard. L’’assurdità della situazione è diventata evidente quando l’’arbitro Roberto Rosetti, assediato dai giocatori messicani, ha visto sul maxi schermo dello stadio che aveva sbagliato nel concedere il gol all’’Argentina, ma, date le regole, non poteva tornare indietro. La reazione della Fifa? Quella di dire che d’ora in poi i gol non saranno più mostrati sui maxi schermi. Se ne andrà almeno lo svizzero Blatter? Macché. Punta a essere rieletto e lo sarà certamente. Del resto, il suo predecessore, il brasiliano João Havelange, rimase in carica fino a 82 anni. Blatter ha due anni in meno di Lamberto Cardia, appena nominato presidente delle Ferrovie dello Stato. Ma, purtroppo, per gli svizzeri, le ferrovie sono una cosa seria.

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Un commento all’articolo di Iacopo Viciani “Aiuti da valutare”

  1. Paolo

    Secondo me, l’unica vera sanzione sarebbe di legare i compensi ai risultati, per allenatori star e giocatori star (o presunti tali), dopo di che dimissioni o licenziamento sono la stessa cosa. Vero è che in campo vanno i giocatori e non gli allenatori, per cui… Riguardo a Blatter, è francamente vergognoso che questo signore sia ancora il Presidente della Fifa. Ricordo soltanto: ai Mondiali 2006 non partecipò alla premiazione dell’Italia perché il vincitore non era di suo gusto, all’inaugurazione 2010 fece consegnare la coppa da Vieirà perché la Francia era il "suo vincitore", senza contare che ciò che tutti hanno visto, gol annullati, oppure convalidati, oppure falli non visti, meno l’arbitro, che "deve applicare" delle regole anacronistiche…ed è tutta sua responsabilità. Non basta perché sia sfiduciato?

  2. Francesco Laccetti

    La Fifa ha 208 iscritti contro i 192 dell’Onu.Molti dei 208 hanno trascurabili interessi nel calcio, ma votano per l’elezione del Presidente come Brasile, Germania ecc.Timor Est non ha un solo campo regolamentare. È sufficiente invitare una delegazione di questi paesi (piccolissimi o poco interessati al calcio) a Parigi o a Ginevra, a spese della Fifa, oppure far fare l’arbitro o l’assistente ad un loro iscritto per conquistare il loro voto.Questi paesi non non sono interessati alla tecnologia in campo, ma votano.Alcuni vecchi tromboni italiani sostengono la tesi di Blatter, tranne quando la palla entrata o no in rete.Sono interessati a risolvere 5 casi all’anno (gol non gol,serie A Italia) e non curarsi dei 50 dei gol concessi o meno, nonostante esistono o no fuorigioco o falli vari,Azioni bloccate per falli inesistenti o lasciate correre nonostante falli evidenti non interessano.La continuità del gioco viene interrotta continuamente da sceneggiate di calciatori nemmeno sfioirati da una mano di un avversario e questi grandi esperti si preoccupano di eventuali, potenziali interruzioni causate da un arbitro che sieda davanti ad uno schermo, opportunamente attrezzeto.

  3. sigieri

    Va ripensato completamente il modello di calcio professionistico. Difficile pensare che chi ha gestito per decenni a livello Federazione, Lega,etc. abbia la volontà e la forza di buttare all’aria tutto, perché purtroppo oggi questa è la soluzione minima. L’uscita dal mondiale dell’Italia è solo un episodio di un malessere strutturale profondo.

  4. alberto

    Almeno per Lippi non servono le dimissioni: c’è già Prandelli al suo posto.

  5. paolo rosa

    Sarebbe sufficiente che i tifosi per protesta di quanto non sta avvenendo disertassero per una giornata gli stadi lasciandoli vuoti alla prima di campionato chiedendo la rifondazione delle istituzioni del calcio. Ma i tifosi sono tifosi sempre pronti a saltare: chi non lascia…sportivo è…

  6. stefa tgaliavini

    Il calcio era uno sport, oggi è un fantasma alla ricerca di se stesso. Squadre di club che vincono con formazioni infarcite di soli giocatori stranieri, nazionali di calcio che sembrano delle multinazionali da esportazione il tutto allietato da un regolamento che mette sempre la centro della decisione l’occhio umano, strutturalmente impossibilitato a vedere in due direzioni diverse nello stesso istante. Dimissioni o meno il calcio italiano deve riacquisire la sua dimensione di sport serio fatto da uomini onesti e da giocatori in grado di offrire gesti tecnici aprezzabili. Anche lo sport è fatto di talento, fatica, impegno e ripsetto per l’avversario. Vedere giocatori che esultano dopo la realizzazione di un gol palesemente irregolare con i titoli in sovraimpressione della Fifa che richiama al rispetto e alla lealtà, fa veramente venire la nausea.

  7. Luigi Coppola

    Piangere sul latte versato è altra grande arte Made in Italy. La nomenclatura della classe dirigente calcistica, riflesso o estensione di quella poltica, è evidente e immobile da decenni. Meravigliarsi dei risultati, non solo sportivi, ma soprattutto in tema di credibilità, circa l’assegnazione delle sedi dove disputare i tornei, è l’unico riscontro coerente? Se i soldi spesi per Italia ’90, venti anni dopo, producono queste esperienze, sarebbe ora di trarne conclusioni più efficaci.

  8. AM

    Vi sono più nomi italiani nella nazionale argentina che nomi francesi nella nazionale transalpina. La società multietnica toglie significato e motivazioni alle squadre nazionali. Forse sarebbe preferibile che ai campionati mondiali partecipassero le squadre rappresentative dei club nazionali.

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