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  1. AM Rispondi

    Ritornando sul tema della qualità dell'immigrazione, ho l'impressione che la qualità degli immigrati in Germania sia mediamente superiore a quella degli immigrati in Italia. Amici romeni confermano questa tesi con riferimento all'emigrazione dal loro paese. Se il fenomeno fosse provato sarebbe interessante indagarne le cause. Forse le pecore nere scelgono le mete di migrazione non guardando il benessere dei vari paesi, ma sono influenzate dall'immagine che di questi paesi hanno, soprattutto in termini di efficienza e di severità nella repressione del crimine.

  2. Tommaso Rispondi

    C'è poi il fatto che in Italia lo status di "ciminale" e' sottile e ambiguo. Stando alla criminalità economica, da noi si parla di evasione iva al 30%. Per molti italiani non rispettare le leggi è quasi una seconda natura. Certo, è un arte difficile, che richiede un lungo periodo di apprendimento. Una persona appena arrivata nel paese non può capire queste sottigliezze, e, quindi, è più facile che venga beccato dalla polizia.

  3. said kharifi Rispondi

    Spesso si tende ad individuare nel altro, la causa della proprio malessere. Oggettivamente vi sono due situazione paradossale, quella dei vincitore e quella dei vinti. I primi dispongono di una sicurezza terretoriale e materiale, e secondi ne sono alla ricerca.I primi tollerano la convivenza con i secondi, ma questi ultimi cercano la conquista;creando un clima di conflitto che genera insicurezza nei secondi. morale della storia, i secondi andavano bene finché c'era abbondanza, e I primi finché c'era bisogno. Il falso buonismo non porta da nessuna parte, genera solo persone allo sbando e senza schiena. Meglio poche regole, ma precise nell´applicazione. cosi si evita di creare illusione e danno alla propria comunitá e a quelli vi fanno ingresso, con notevoli risparmi di risorse. Ahimé, se il cane che si sta mordendo la coda sapesse che con quel suo gesto non avrebbe risolto nessun problema. Ma rimarebbe soltanto impegnato con essa!

  4. marco mantello Rispondi

    Un'ulteriore precisazione, sempre con riferimento alla rigidità e alla inattendibilità delle indagini statistiche imperniate su nessi fra 'status' e 'tendenza a delinquere', ovvero al rapporto del ministero degli interni più volte discusso su questo sito, è la seguente: quanti immigrati in Italia, nell'arco di anni preso in considerazione dal rapporto, sono passati dalla condizione di regolarità alla condizione di irregolarità e viceversa? E come inciderebbe questo dato 'incalcolabile' sull'assunto altrettanto indimostrato della maggiore 'tendenza a delinquere' di un immigrato irregolare? Fino a poco tempo fa le colf, che si occupavano delle 'nonnette' di tanti politici italiani, sarebbero rientrate, statisticamente, nel novero delle potenziali criminali, in quanto irregolari... Curioso. Non ignoro che oggi, secondo statistiche a campione (basate sull'esiguo numero di 16.000 stranieri) si postula che la maggioranza dei 'regolari' avrebbe un impiego a tempo indeterminato, ma ci sarebbe anche un buon 35% con un lavoro a tempo determinato e un 9% di 'lavoro autonomo' da considerare, rispetto a quel 49% di stabili che si postula...

  5. marco mantello Rispondi

    Nel rapporto del ministero degli interni del 2007 le statistiche tese a configurare nessi fra tendenza a delinquere e stato di immigrato irregolare aggregano le mere denunce alle condanne penali (non è chiaro se definitive o meno). Mancano statistiche serie su crimini commessi a danno di immigrati. E' meccanico desumere da indagini statistiche soluzioni politiche, sia se fatto da 'destra' per legittimare norme penali ad hoc, sia se fatto dai c.d. liberal, per sopravvalutare l'argomento in sé condivisibile del riconoscimento di uguali diritti per i lavoratori stranieri, peraltro sulla base dell'indimostrabile equazione fra "irregolarità" e "tendenza a delinquere". Facciamo attenzione a non fomentare un razzismo e un pregiudizio "razionalizzati" e sopratutto ridimensioniamo l'uso pur necessario di dati statistici per comprendere la realtà e valutarla (penso sempre al salto logico che si opera definendo 'criminale' una persona senza permesso di soggiorno denunciata per furto -e che fa statistica-, poi magari assolta con sentenza definitiva, o ai pregiudizi razziali che possono essere alla base di una denuncia penale, oltre a quella cosa che si chiama presunzione di innocenza).

  6. matteo Rispondi

    Condivido pienamente l'analisi tuttavia trovo normale che si cerchi di disincentivare (non entro nel giudizio del metodo) i flussi migratori dei paesi in via di sviluppo. Non sono un esperto, mi affido pertanto alla sola logica. Personalmente credo che i flussi migratori tra paesi sviluppati tendono a rimanere di per sé limitati mentre quelli provenienti dai paesi in via di sviluppo potrebbero diventare ingestibili. Perché? Perché i cittadini dei paesi in via di sviluppo sono piu incentivati a lasciare il loro paese (si é piu incentivati a tentar fortuna quando non si ha niente rispetto a quando si ha gia qualcosa). In altre parole, se l'Inghilterra aprisse completamente le sue frontiere, potrebbe realizzarsi un flusso migratorio di dimensioni tali da non poter esser piu assorbito/gestito. E' piu' in questa chiave che interpreto le decisioni sulle politiche migratorie adottate dall'Inghilterra. Sig. Fasani, lei cosa ne pansa? Crede veramente che liberare completamente i flussi migratori sia una soluzione praticabile? Se no, come fare allora?

  7. AM Rispondi

    Il tasso di criminalità di una collettività dipende da una serie di fattori: primo fra tutti cosa si intende per crimine e secondariamente la percentuale dei crimini computati dalle statistiche rispetto a quelli commessi. I dati statistici poi non corrispondono alla percezione di un fenomeno da parte della gente. Dopo questa premessa si afferma che l'immigrazione può aumentare o diminuire il tasso di criminalità e ciò dipende in primis dalla qualità dell'immigrazione. Spesso si commette l'errore di considerare l'immigrazione solo sotto l'aspetto quantitativo ignorando quello qualitativo, che non è di minore importanza.

  8. ALESSANDRA Rispondi

    Credo che chiunque si senta vessato ingiustamente, impedito in ogni movimento, fatto oggetto di ogni malversazione... prima o poi è portato a delinquere...non solo gli extracomunitari.

  9. Marcello Graziano Rispondi

    Sarebbe una buona cosa visitare il museo di Ellis Island (NY) sull'immigrazione: le trade unions dei primi del '900 avevano capito che l'immigrato non integrato era il vero pericolo, non l'immigrato per se. Non saranno stati grandi economisti, ma erano 110 anni avanti a noi tutti: corsi sui diritti, di lingua, di professionalizzazione, integrazione per i figli. In questo modo si creano i cittadini del domani, riconoscenti e aderenti al progetto sociale comune che è un paese.

  10. Luca T. Rispondi

    Quella degli immigrati uguale delinquenti è una verità parziale, ma una verità. Chi non ha o non trova mezzi di sostentamento tende più facilmente a delinquere. Ma ciò è vero anche se si tratta dei nativi, nel caso gli italiani. Il punto è che per un pugno di voti, si alimenta la xenofobia e si finisce per creare psicosi nella gente. Per quel che mi riguarda, divido le persone in oneste e disoneste, prevedendo per le seconde le pene previste. Ma la politica italiana tende ad interpretare la legge per gli amici, mentre la applica ai nemici. Ciò è una palese violazione dei principi costituzionali italiani. Tuttavia, dato che gli italiani non la conoscono la Costituzione, e ne ignorano il contenuto degli articoli, a chi volete che importi?