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  1. Antonino Barbera Mazzola Rispondi

    In figura 2 mostrate le differenze tra due punti nel tempo per CT determinato e CT indeterminato. Tuttavia durante il periodo considerato le due serie hanno andamenti molto differenti (CT determinato tende a diminuire lentamente ma pressoché constantemente, CT indeterminato sale fino a fine 2008 poi comincia a scendere), quindi considerare la differenza tra inizio e fine periodo mi sembra ingannevole.

  2. paolo moro Rispondi
    Ma, sono perplesso. Mi sono chiesto infatti perchè il confronto non è stato fatto - più correttamente- con il 1° trimestre 2008, Ho fatto i conti e mi è venuto fuori che la perdita dei posti di lavoro si sarebbe ridotta a 400mila, cioè sarebbe dimezzata... Inoltre se è vero che "è illusorio aspettarsi che tutte le ore di cigo verranno reintegrate in attività a fine crisi" è anche vero che non tutte, per fortuna, le ore di cigs si traducono automaticamente in esuberi e, quindi in disoccupati. Poi: perchè gli autori,nella prima tabella, contano solo i CTI persi (per dirci che sono stati pochi in confornto ai CTD ed ai cocopro) e non anche quelli sospesi e poi, nel grafico, contano i CTI sospesi come disoccupati? Perchè, da una parte, va bene dire che "soffrono i CTD" e, dall'altra, che il tasso di disoccupazione è quasi 12% mettendoci dentro tutti i 600mila sospesi? Scomettiamo invece che soffre anche una quota di CTI sospesi a meno di 800 euro al mese e che, però, solo una parte di questi si trasformerà automaticamente in disoccupati? Infine, mi rimane oscuro l'accenno agli stranieri: se aumenta la loro occupazione, vale meno?
    • La redazione Rispondi

      La nostra analisi si concentra sull'andamento del mercato del lavoro durante il periodo di crisi, la quale è appunto iniziata (nel mercato del lavoro italiano) nel secondo trimestre del 2008, ultimo trimestre in cui è cresciuto il numero degli occupati. Dal terzo trimestre infatti è iniziata la distruzione dei posti di lavoro. Nel primo trimestre 2008 gli occupati erano 23.170.457, nel secondo 23.581.044, mentre nel terzo sono scesi a 23.517.942.
      Inoltre, il terzo grafico vuole solo dare una misura di come si muoverebbe il tasso di disoccupazione nel caso in cui, come continuiamo a temere, una grandissima parte delle ore autorizzate non venissero più reintegrate (o come sarebbe in un paese europeo che non prevede un tale programma, cioè quasi tutti tranne la Germania e l'Italia). Grandissima parte perché la nostra è potenzialmente una sottostima: infatti, se dovessimo conteggiare le persone reali attualmente in Cassa Integrazione queste sarebbero molte di più di quelle equivalenti a tempo pieno che noi calcoliamo.
      Infine, per quanto riguarda il positivo andamento della forza lavoro straniera, non la consideriamo certo un male, anzi. Il nostro commento, riguarda però altri due aspetti. Innanzi tutto, senza l'aumento del numero di occupati stranieri il numero dei posti distrutti sarebbe di gran lunga superiore a quello da noi documentato (si arriverebbe appunto a 1.000.876).
      Inoltre, le statistiche sugli stranieri risentono in parte di problemi di campionamento dovuti alla regolarizzazione dei permessi di soggiorno e dei contratti di lavoro. Per questo motivo, potrebbero non essere completamente affidabili.

  3. Paolo Rebaudengo Rispondi

    I dati sono molto allarmanti. Sui 823.000 posti di lavoro persi rispetto al secondo trimestre del 2008 quelli a tempo determinato (396.000) rappresentano il 48,1% come indicato nello scritto. Quelli a tempo indeterminato (111.000) il 13,5% e non lo 0,7% come appare dall'articolo. Lo 0,7% corrisponde all'incidenza dei posti a d.i. persi rispetto allo stock di contratti a t.i., ma è disomogeneo e fuorviante. E' giusto tener conto anche dei cassintegrati. Lo fa anche la Banca d'Italia, che tuttavia, correttamente, li somma (anzi somma le ore perse per cassa con le ore perse per disoccupazione) per definire l'incidenza della forza lavoro inutilizzata (spreco sociale ed economico e dramma individuale e familiare). Assimilare tout-court disoccupati e cassintegrati mi sembra invece improprio, occorrendo almeno distinguere tra cassa ordinaria (che dovrebbe implicare, anche se non sempre è così, il rientro in attività) e cassa straordinaria.

    • La redazione Rispondi

      Ringraziando il lettore per il commento, facciamo presente che la porzione di posti di lavoro andati distrutti corrispondente alla tipologia dei contratti a tempo indeterminato è 13,5% così come evidente dal grafico "a torta" in figura 1 che indica appunto una percentuale del 13,49%. Il dato 0,7% si riferisce invece alla figura 2 che mostra l'incidenza relativa della crisi sulle diverse tipologie contrattuali. Nella nota di figura 2 precisiamo infatti che "Le diminuzione percentuali per tipologia contrattuale" sono "in rapporto al numero di lavoratori con quel contratto". Stiamo parlando quindi di due misure diverse, entrambe significative a nostro modesto avviso.
      Per quanto riguarda i dati della cassa integrazione, facciamo un'operazione del tutto simile a quella di Banca d'Italia. Prendiamo infatti le ore totali di cassa integrazione autorizzate e le dividiamo per il numero di ore lavorate in un trimestre da un lavoratore medio italiano ottenendo il numero teorico di lavoratori a tempo pieno in cassa integrazione che risulta quindi essere ben più basso del numero effettivo di lavoratori attualmente in cassa integrazione. Concordiamo in linea teorica con il lettore sull'opportunità di distinguere tra cassa ordinaria e straordinaria, ma in un paese come l'Italia che non prevede un sistema di sussidi di disoccupazione efficace è illusorio aspettarsi che tutte le ore di cassa ordinaria verranno reintegrate in attività a fine crisi.