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  1. Doni Rispondi

    Un saluto a Pietro Ichino e a tutti i lettori. Scrivo questo commento nella speranza di ottenere una risposta che possa portare un pò di chiarezza nelle mille domande che mi sorgono. Più cerco dati sulla questione Fiat-Fiom, più leggo pareri contrastanti da esponenti dello stesso settore. E in tutto questo documentarmi non ho ancora trovato soluzione ad alcune domande: Ma sarà proprio vero che per andare avanti in Italia la Fiat debba proprio trovare delle scappatoie, incostituzionali o non, al cnl? Penso male se immagino che con la parola "crisi" c'è qualcuno che cerca di marciarci dentro? Penso sia anche vero che in Italia siamo, grazie a battaglie degli anni passati, tutelati più che bene dai "diritti" e ne siamo così abituati da non riconoscerne l'importanza: c'è chi ne fa abuso e chi invece non li conosce nemmeno perchè non li ha mai vissuti. Perchè allora il movimento sindacale si ostina a difendere a spada tratta la questione "malattia" senza riconoscere per prima che ci sono iscritti che si fanno beffa di questo diritto mettendolo in difficoltà? Il rispetto del lavoro manca da parte dell'imprenditore ma anche da parte del lavoratore. Lo stato dove è? Grazie per l'ascolto.

  2. Massimo Rispondi

    Professor Ichino, che sindacato è un'organizzazione che vorrebbe definirsi tale e firma un testo letteralmente imposto dal datore di lavoro? In sostanza Marchionne ha detto ai sindacati: da domani queste sono le nuove regole, prendere o me ne vado in Serbia. Queste regole per di più impongono non solo delle clausole irragionevoli in tema di diritto di sciopero e malattia, ma anche l'intensificazione dei tempi di lavoro, la riduzione delle pause e altri grossi sacrifici ai lavoratori, mi chiedo: è democrazia questa? I lavoratori hanno votato, ma con la pistola puntata alla tempia, con il loro atteggiamento Cisl e Uil dovrebbero essere "radiate" dal mestiere di sindacalisti.

  3. rossi franco Rispondi

    Non avrei neanche bisogno di leggere la sua risposta per sapere che ha mille volte ragione, la seguo assiduamente da anni nel "corriere della sera" e vorrei sostenerla per il coraggio che dimostra tutti i giorni nell'esprimere le sue convinzioni. grazie di esistere!

  4. Francesco Rocchi Rispondi

    Trovo molto interessante quello che scrive, e per quel poco che posso capire di Diritto del Lavoro, sensato. Mi interessa in particolare quel che scrive riguardo al lavoro nero e al potere che questo conferisce al crimine organizzato. La mia domanda va al Pietro Ichino senatore e membro della Direzione nazionale del PD: la sua analisi come si traduce sul piano politico? Cosa bisogna fare?

  5. alberto biggi Rispondi

    Le argomentazioni di P. Ichino sono pienamente condivisibili, soprattutto se viste dal punto di vista di un lavoratore autonomo che non ha mai potuto scioperare contro nessuno: la serietà di chi lavora e si comporta correttamente verso tutti, compreso lo Stato a cui si devono pagare le tasse, non può essere compromessa (anche a livello internazionale) da qualcuno che, com'è ormai ampiamente dimostrato, usa lo scudo del sindacato per difendere i propri comodi.

  6. gianluca iozzi Rispondi

    Egregio Dott. Ichino, mi chiamo Gianluca, sto seguendo con apprensione le vicende di Pomigliano, volevo mettere in evidenza che lei sbaglia quando dice che non è scritto da nessuna parte che il diritto di sciopero non è dei singoli lavoratori. Ma se fosse come dice lei a chi spetta questo diritto? Vero è che l'art. 40 della costituzione nulla dice al riguardo, ma autorevoli personaggi come Gino Giugni hanno sostenuto che lo sciopero è un diritto che spetta ai singoli lavoratori, ma esercitato in modo collettivo. Per cui ogni diposizione che limiti il diritto di sciopero, anche se inserita in un contratto nazionale di categoria è da ritenersi incostituzionale. E vero è anche che non si può equiparare chi fa un giorno di assenza per malattia a chi si assenta regorlamente dal lavoro senza motivo.

  7. PC Rispondi

    Complimenti per la correttezza dell'analisi e il rigore argomentale. Di quanti Ichino avremmo bisogno in quest'Italia preda dei massimalismi e della conservazione, di destra ma soprattutto di sinistra!

  8. roberto bianchi Rispondi

    In questi giorni ho letto l'esito del referendum di Pomigliano come un atto di dignità dei lavoratori napoletani, per la parte di essi che hanno saputo dire di no con il rischio di non avere il lavoro per il futuro e con rispetto per chi ha scelto il sì. Trovo peraltro estremamente importanti le riflessioni di Pietro Ichino, oltre ad apprezzarne lo stile di piena disponibilità al confronto e di totale rispetto delle altrui posizioni. Credo che il timore di molti lavoratori e lavoratrici è che un possibile modello di deroghe possa diventare prassi e allargarsi sempre di più, soprattutto all'interno di un quadro economico e politico sempre più sfavorevole per le condizioni e i diritti del lavoro. E' chiaro che Pomigliano rappresenta un simbolo e credo che sia questo che porta la Fiom alle sue posizioni. Ritengo tuttavia preziose le sottolineature di Ichino. Grazie a Ichino e un forte sostegno a tutte le persone in difficoltà con il lavoro.

  9. Franco Tegoni Rispondi

    Sono pensionato. Sono stato dirigente sindacale per 25 anni e, pur non essendo giurista, posso dire che le tesi del prof. Ichino hanno sempre retto la mia attività sindacale. Se un sindacato giustifica la sua non firma a causa della presunta non legittimità giuridica di alcune norme dell'accordo vuol semplicemente dire che ha smesso di fare il sndacato. Il problema vero di Pomigliano sta nella divisione sindacale che da alcuni anni sta facendo il gioco di un governo che vuole eliminare ogni ostacolo agli interessi e al potere del suo Presidente. Ormai dovrebbe essere chiara la marcia del governo: mettere in soffitta la Costituzione, asservire il potere giudiziario, conquistare la Presidenza della Repubblica per togliere l'ultimo ostacolo. Se i maggiori sindacati non ritrovano velocemente la via dell'unità d'azione, i lavoratori, pubblici o privati, saranno sempre più in balia dei datori di lavoro e dei potentati politici. Bisogna ricordare che il posto di lavoro è basato sul diritto di lavorare a fronte del quale sta il diritto alla retribuzione. La frattura sindacale mina alla base gli interessi dei lavoratori e crea le condizioni per l'avventurismo politico. F.Tegoni

  10. serena ranchi Rispondi

    C'è qualcosa di giusto nell'art.di Ichino, qualcosa di vero si è letto quà e là nelle varie dichiarazioni riportate sulla stampa. Mi disturba la sicurezza della Mercegaglia, mi disturba moltissimo l'arroganza della Fiat, con il suo dictat ricattatorio. Ci doveva essere un altro modo di trattare, è fuori dal mondo dire più "umano"? Questi operai sono trattati come oggetti. Come si dice in Italia "tengono tutti famiglia" e per questo non posso che ammirare il coraggio che hanno avuto nel rispondere con tanti no.

  11. Fabio Rispondi

    Una lettura ponderata, piena di buon senso oltrechè di competenza tecnica. L'ultima parte relativa al mondo di sfruttamento del lavoro nero al quale aggiungerei pure il fenomeno del precariato che sta producendo per i giovani, che entrano nel mercato del lavoro, un riferimento contrattuale ben diverso da quello in oggetto a Pomigliano, è un'arguta riflessione che dovrebbe far riflettere la Fiom. Alla gente comune, non scappa quale sia la ragione del tasso di assenteismo e della poca produttività degli stabilimenti del sud. L'atteggiamento della Fiom "rassicura" anche sulle ragioni di tanto accanimento sul tema: difendere "privilegi" e tutto il parassitismo che le normative garantiste e alla fine producono (in Italia, si capisce). Li in mezzo ci sta il peggio della natura umana, ci sta l'animo di chi approfitta della cosa pubblica, di chi vive alle spalle degli altri, di chi ha solo diritti e mai doveri. Pomigliano merita la chiusura e forse è meglio anche per l'Italia tutta intera, al fine di imparare una lezione (Alitalia non è bastata) e sperare che ci sia un cambiamento che arresti il declino e dia una speranza al futuro di questo paese.