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Dopo la caduta del muro

Ai Mondiali le prospettive sono inconsuete, a volte rovesciate rispetto ai punti di vista consueti. Muri che ci sembrano altissimi non lo sono e altri che sottovalutiamo si confermano altissimi.

MURI CON DELLE BRECCE

Prima di  Brasile – Corea del Nord avrei scommesso su una goleada dei brasiliani. Pensavo che i coreani fossero impresentabili a livelli così elevati. Dubbi rafforzati dall’isolamento a cui la squadra è costretta dai loro dirigenti, i quali temono una fuga dei loro giocatori (quattro giocatori sono già spariti). E invece i coreani erano modesti tecnicamente, ma non sprovveduti tatticamente. Giocavano con un modulo 5-3-2 in cui i tre centrali difensivi si muovevano sempre nel modo giusto. Poi, è ovvio, alla fine i coreani hanno perso, ma non hanno sfigurato. A Coverciano, centro tecnico federale, il loro allenatore non avrebbe poi molto da imparare. Insomma, almeno sul campo da gioco, il muro di isolamento che la dittatura nordcoreana alza sui suoi cittadini sembra meno alto.

MURI INSUPERABILI

Mentre il mondo guarda i Mondiali, negli Usa l’evento sportivo del momento è la finale di basket tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics, appena conclusa con la vittoria dei Lakers. Il basket NBA viene venduto in tutto il mondo da qualche anno, ma non ha mai veramente sfondato fuori dagli Stati Uniti. E viceversa, il calcio è ancora uno sport minore, in termini di audience televisiva, negli Usa. Non è bastato il Mondiale organizzato nel 1994, non è bastata la maggiore competitività della Nazionale statunitense, non sono bastate le “soccer moms” che pure hanno decretato i successi elettorali di Bill Clinton. Ma forse già è qui, nell’uso della parola soccer al posto di football, che si innalza il muro americano.

MURI SGRETOLATI

Miroslaw Klose e Lukas Podolski sono due calciatori polacchi naturalizzati tedeschi. Deco è un brasiliano che gioca nel Portogallo. L’Italia ha un giocatore argentino, Camoranesi, nelle sue fila. E qualcuno voleva convocare con gli Azzurri anche Amauri, Ledesma e Thiago Motta. Insomma, nel calcio va di moda l’arbitraggio delle nazionalità: se un giocatore ha una doppia nazionalità sceglie quella dove ha più possibilità di giocare, anche se non ha mai vissuto in quel Paese e non conosce bene la lingua. Così le Nazionali somigliano sempre di più ai club, colmando con questo meccanismo eventuali lacune tecniche. Ma c’è la possibilità che ciò allenti il legame tra cittadini di un Paese e la loro Nazionale? Gli indici di ascolto (circa 20 milioni di spettatori per Italia – Paraguay) sembrano indicare che questo non è ancora accaduto in Italia.

DOPO LA CADUTA DEL MURO

L’unico muro insuperabile nella storia è stato quello di Berlino: Buffon-Zambrotta-Cannavaro-Materazzi-Grosso. Oggi quel muro non c’è più e, come alcuni abitanti della ex Germania Est, anche noi soffriamo di Ostalgie, la nostalgia della vita prima della caduta del Muro.

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Discussioni accademiche

  1. Roberto Cedola

    Il Prof. Panunzi segue i mondiali con visione acuta, e dispensa riflessioni che fanno meditare, partendo da un tema apparentemente "futile", ma che muove centinaia di milioni di euro l’anno e arricchisce emotivamente la vita di tante persone. Perchè non creare una rubrica sul calcio all’interno de lavoce.info che trovi un suo posto fisso tutto l’anno? Bilanci, campionato italiano, calcio internazionale ecc, gli spunti non mancherebbero mai. E il prof. sarebbe un conduttore perfetto. Chi è d’accordo mi segua, sottoscriviamo una petizione.

  2. Federico

    Vivo in Germania da un pò e le assicuro che il fatto che in squadra ci siano giocatori di origine polacca o turca ha fatto avvicinare tanti ragazzi di origine straniera alla nazionale del loro paese. Qualche nazistello che si lamenta c’è, però la maggior parte delle persone è fierissima della propria nazionale.

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