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  1. GIANLUCA FRASCARELLI Rispondi

    Credo che sia fondamentale specie in questo momento difficile che stiamo vivendo, introdurre nel nostro sistema di ammortizzatori sociali, un reddito minimo universale. E' uno strumento a mio avviso fondamentale per garantire equità, e soprattutto è fondamentale per permettere a chi ha perso un lavoro di sopravvivere. I modi per poter finanziare questo strumento ci sono, come ad esempio tassare le rendite finanziarie, abolire le provincie, tagliare del 30% gli stipendi ai politici, tagliare gli enti inutili, diminuire le auto blu, introdurre una tassa di solidarietà per chi guadagna dai 25000 € in sù etc etc. E' una vergogna che in Italia, a differenza del resto d'Europa non ci sia questo strumento, ma questo è dovuto al fatto che nel nostro paese non c'è un'equa distribuzione della ricchezza e quindi si sta accentuando sempre di più la differenza tra ricchi e poveri. Mi auguro che si apra un dibattito serio su questo argomento,altrimenti il rischio è la catastrofe sociale alla quale già stiamo assistendo con migliaia di famiglie che ormai vivono al di sotto della soglia di povertà.

  2. Gianni Cherubio Rispondi

    Una cosa che non mi è affatto chiara è la possibile (o meno) coesistenza di reddito minimo e salario minimo. Questo mio dubbio è accentuato dal fatto che molto gruppi Politici, associazioni mettono questi due in contrapposizione. Vorrei inoltre capire se fosse possibile far corrispondere reddito e salario minimo, addebitando il primo alle imprese. Mi spiego con un esempio: se non lavoro ho 500€ di reddito minimo a carico dello stato, se lavoro avrò un salario minimo di 500€ (o più) che saranno a carico dell'impresa ai quali andrà aggiunta la restante parte del salario che si configurerebbe come il costo-opportunità del tempo libero... In questo modo di fatto si ridurrebbe il peso del reddito minimo sulle casse dello stato. Restano comunque i difetti di un salario minimo che andrebbero a creare disoccupazione, in particolare nell'attuale contesto globale e il fatto che il reddito andrebbe calcolato per singola persona e non per famiglia (limite che comunque rilevo dall'analisi effettuata).

  3. giorgia mediani Rispondi

    Mi chiedo e vorrei chiedervi: quale progetto di sostegno sociale è insito nella dotazione ad una persona o ad una famiglia di un contributo decisamente distante dalla sussistenza e dalla possibilità di prevenire o risolvere problemi da esclusione sociale? Ancora più della trappola della povertà o dell'effetto disincentivante del contributo, mi preoccupa questo problema: se abbiamo di fronte una persona effettivamente povera, dopo il trasferimento monetario ci ritroveremmo ancora con un povero. Oppure, l'effetto del trasferimento monetario potrebbe andare ad aggiungersi a tanti altri espedienti di vita della persona assistita, senza necessariamente andare ad incidere sulle scelte familiari, educative, abitative, occupazionali, ecc. In poche parole, il rischio del falso positivo è altissimo, e come risolverlo? Nei confronti dei "veri" positivi, l'erogazione universale di un reddito minimo dovrebbe accompagnarsi ad altre misure di sostegno alimentare ed energetico, edilizia agevolata, misure di sostegno allo studio, politiche di attivazione...in una parola, i famosi LIVEAS. Non intendo criticare la misura, ma vorrei davvero che si realizzassero scelte più efficienti.

  4. ALFONSO SALEMI Rispondi

    Già vari anni or sono ho proposto (e inviato significativi appunti) la possibilità di effettuare una sorta di "flat tax" ad una sola aliquota con una specifica condizione consistente nella corrispettiva attività lavorativa del destinatario documentata e accertata dalle Istituzioni locali. Non ho avuta alcuna risposta, ma sono lieto che qualcosa di simile sia considerato fattibile ed anzi auspicabile. Sarei ben lieto di confrontare le mie vedute con quelle proposte da questo studio e penso che l'idea sia attuabile con efficacia in breve tempo dopo adeguate e fattibili simulazioni. I miei più vivi complimenti per lo studio effettuato.

  5. sandro Rispondi

    Ho accennato alla questione del debito pubblico, senza riferimento alle simulazioni qui effettuate, ma in ragione del fatto che l'onere di un reddito minimo universale avrebbe o una ricaduta sulla fiscalità generale, oppure, se non è finanziato con le tasse, andrebbe inevitabilmente a incrementare la spesa in disavanzo. Facendo due conti, con aliqote minime sul 20% dei redditi più alto, o con una ancora più bassa Tobin Tax sui proventi finanziari, si potrebbe finanziare un reddito minimo universale. Sarebbe comunque necessario aumentare la pressione fiscale. 2. il salario minimo dovrebbe essere una misura aggiuntiva, non sostitutiva del reddito minimo universale. Sottolineo che prima di introdurre un reddito di cittadinanza per tutti, che ancora non ha riscontro in molti Paesi, sarebbe preferibile introdurre un reddito minimo almeno per tutti gli occupati e uno temporaneo per quelli che hanno perso un lavoro, essendo il salario minimo e il sussidio di disoccupazione già recepito con successo in molte legislazioni. Il salario minimo sarebbe un primo passaggio graduale, già sperimentato altrove, verso un reddito minimo universale. cordialità sandro

  6. Ajna Rispondi

    ...Ma permane sempre un certo scetticismo, specie pensando a quante persone si son gettate sulle baby pensioni quando si poteva, guardandosi bene poi dal tornare a lavorare (se non a nero)... Un reddito minimo perché dovrebbe riuscire dove babypensioni e salari minimi han fallito? Ok, le prime nemmeno ci provavano, ma insomma: cosa cambia di così profondo da rivoluzionare il risultato?

  7. Giovanni Rispondi
    Oltre ad un reddito garantito in termini di salario più trasferimenti sarebbe opportuno salvaguardare i livelli occupazionali attraverso politiche di pieno impiego e possibilmente market friendly non necessariamente liberiste.
  8. Ajna Rispondi

    Come già in parte rilevato da alcuni commentatori, come posso disincentivare i parassiti e come posso impedire che ci sia chi rimane parcheggiato ad aspettare l'assegnino, specie in paesi poco colti e con ancor meno spirito civico e sociale come in Italia? Capirei pure nella penisola scandinava, ma qui...

  9. Marco Cavallero Rispondi

    Penso che il contributo tecnico del prof Colombino vada nella direzione giusta, anche se temo che, più delle difficoltà tecniche dell'adozione di un reddito minimo universale, sia necessario rompere la chiusura "ideologica" verso queste soluzioni. Purtroppo i "nemici" del reddito minimo universale sono sia i liberisti radicali del laissez faire, che sono contro ogni tipo di prelievo fiscale, sia gli statalisti più accaniti, che non vorebbero mai mettere in discussione il walfare per favorire un sistema a reddito minimo universale. Penso che gli insegnamenti di A. Sen e di altri filosofi come Van Parjis ci siano utili per rompere questa totale diffidenza, verso un modello di liberalismo sociale che è nelle radici anche della nostra storia politica (basti pensare ai fratelli Rosselli o al Partito d'Azione). Ritengo sia necessario proseguire ed approfondire il lavoro del professor Colombino, coniugandolo ad una forte campagna culturale a favore del reddito minimo universale.

  10. sandro Rispondi

    Questa protezione sociale è sostenibile con il nostro debito pubblico? Quantri anni potrebbe durare, prima di finire come il reddito minimo negli USA, in un misero assegno alimentare mensile di 250 dollari? Walter Veltroni due anni orsono propose l'introduzione di un salario minimo per tutti i contratti di lavoro, che rimedierebbe per legge alla perdita di potere dei sindacati, e fornirebbe una protezioni ai molti che non sono tutelati da nessun contratto nazionale.

  11. AM Rispondi
    Non si deve dimenticare che una riforma di questo tipo, per certi versi condivisibile, avrebbe comunque l'effetto di scatenare una corsa alla cittadinanza da parte di stranieri desiderosi di beneficiare di questa sinecura.
  12. Stefano Testoni Rispondi

    Confesso che l'idea non mi convince affatto, nonostante abbia letto sia l'articolo che la scheda. In particolare, non mi è chiaro il motivo per cui i percettori del reddito minimo non sarebbero disincentivati al lavoro, se tale reddito è garantito ad ogni disoccupato, a prescindere da quanto si è senza lavoro. Chiedo all'autore di specificare meglio questo aspetto, se possibile. Inoltre, per quanto riguarda la sostenibilità finanziaria, ritengo che aumentare le imposte possa comportare solo degli svantaggi. L'attuale spesa pubblica va certamente ripensata, ma diminuendone la portata, senza aumentare le tasse. Sostengo che sussidi di disoccupazione siano molto più efficaci, se ben studiati: per esempio, ponendo loro un limite di qualche anno. Naturalmente si parla di una possibile riforma che va accompagnata a tante altre: per esempio, pensare ad una riforma del sistema previdenziale non può che presupporre un miglioramento nel mercato del lavoro, con politiche che rendano più facili le assunzioni; altrimenti, un tale che percepisce un sussidio di disoccupazione rischia seriamente di non riuscire a trovare lavoro entro il limite della copertura del sussidio stesso.

  13. elga Rispondi

    Personalmente sono convinta dell'assoluta necessità di introdurre il reddito minimo garantito e condivido pienamente l'osservazione nella scheda, inerente al sostegno che ciò rappresenterebbe per milioni di donne single, disoccupate o sottocupate, ma nel contempo impegnate nella cura di qualche parente non autosufficiente. E' peraltro scandaloso che non ci siano mai proposte di questo tipo nè dal mondo politico nè, ed è anche peggio, da rappresentanti del mondo femminista. L'attuale sistema economico ha ormai creato sperequazioni di reddito inaccettabili tra i cittadini e ridotto milioni di essi al ruolo di veri e propri pària senza diritti, sebbene essi svolgano o abbiano svolto per anni attività indispensabili da un punto di vista della tenuta sociale: vedi le casalinghe sposate, ma anche le figlie o sorelle senza lavoro retribuito ma a servizio "famigliare" a tempo pieno. Ripeto: ma le femministe dove sono?

  14. anna Rispondi

    Se un giovane vive in famiglia perché disoccupato, in cerca di lavoro, dovrebbe percepire comunque un reddito minimo indipendentemente dal reddito familiare, ma questo penso si debba accompagnare a un sistema efficiente di aiuto nella ricerca del lavoro ( come avviene in Inghilterra ad es.), non di sicuro i centri per l'impiego italiani che per la loro inutilità dovrebbero essere chiusi tutti, con un consistente risparmio per la collettività.

  15. Giorgio Trenti Rispondi

    La famigerata legge cosiddetta biagi obbliga a fingere che, nel rapporto di lavoro, ci sia un progetto. Propongo la reintroduzione nel codice civile dell’articolo 2097 abrogato nel 1962. Per risolvere, con lungimiranza, la mancanza d’entrate di cui soffrono coloro che non hanno lavoro, è opportuno riconoscere a tutte le persone fisiche, di cittadinanza italiana, il diritto alla disponibilità di un minimo vitale, sulla base della dichiarazione annuale dei redditi. Nel quadro complessivo della garanzia di un salario minimo a tutti, è ragionevole riservare ai laureati una possibilità in più. Articolo unico Comma 1 L’art. 2097 del codice civile è sostituito dal seguente: Le parti stabiliscono le regole del contratto di lavoro. Comma 2 A tutte le persone fisiche, di cittadinanza italiana, è riconosciuto il diritto alla disponibilità di un minimo vitale, sulla base della dichiarazione annuale dei redditi. Comma 3 A tutte le persone fisiche laureate, di cittadinanza italiana, il datore di lavoro riconosce una preferenza in tutte le assunzioni.