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Aumento dell’età pensionabile

La manovra 2010 prevede, tra gli altri provvedimenti, l’’introduzione delle finestre “mobili” sia per pensioni ordinarie di vecchiaia che per pensioni di anzianità, con uno slittamento di dodici mesi per i lavoratori dipendenti e di diciotto mesi per i lavoratori autonomi. Il provvedimento si applica a partire dal gennaio 2011 e sembra “strutturale”, nel senso che dovrebbe essere applicato a tutte le coorti di pensionati a partire da coloro che maturano i diritti nel 2011.  In particolare il provvedimento uniforma il pensionamento ordinario di vecchiaia e il pensionamento anticipato per tutti e tre i regimi (retributivo, misto e contributivo).

LE DONNE E LE NUOVE FINESTRE

Si tratta a tutti gli effetti di un aumento dell’’età di pensionamento che avrà impatto soprattutto sulle donne.
La normativa vigente prevedeva delle finestre di uscita “fisse”, quattro per vecchiaia e due per anzianità, a partire dalla data di maturazione del diritto. Ad esempio, un dipendente privato che avesse maturato il diritto alla vecchiaia nel gennaio 2011 sarebbe uscito nel luglio 2011, mentre ora deve aspettare il febbraio 2012; se avesse maturato il diritto nel febbraio 2011, deve aspettare il marzo 2012 invece del luglio 2011. Lo scorrimento della finestra comporta mesi di attesa aggiuntivi per vecchiaia, per i dipendenti, che variano dai sette ai nove mesi (per gli autonomi dai dieci ai dodici mesi). In media quindi ritardi di sei-sette mesi per i dipendenti, ritardi più lunghi per gli autonomi.
Per quel che riguarda l’’anzianità, gli effetti sono meno marcati in quanto l’’attesa era comunque di circa sei mesi: un dipendente che avesse maturato il diritto tra il gennaio 2011 e il giugno 2011 poteva uscire solo nel gennaio 2012, mentre ora uscirà in uno dei mesi compresi tra il febbraio 2012 e il giugno 2012. L’’attesa media è prolungata di circa tre mesi.
I risparmi sono stimati a circa un miliardo di euro per anno (1,2  miliardi di euro), di cui una buona parte è dovuto al posticipo delle pensioni di vecchiaia per i dipendenti privati. È una aumento dell’’età di pensionamento che avrà impatto soprattutto sulle donne, perché in genere sono loro a uscire dal lavoro con trattamenti di vecchiaia. Infatti, per loro è più difficile aver completato l’’anzianità contributiva necessaria a raggiungere i requisiti per anzianità. Da notare che anche coloro che potevano pensionarsi ad età inferiori a quelle della normativa grazie ai famosi 40 anni di contributi saranno ora costretti ad aspettare in media sei-sette mesi o anche un intero anno.

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EFFETTO ANNUNCIO

La Ragioneria generale dello Stato stima che i risparmi di spesa ci saranno fino a tutto il 2045,  anche alla luce degli accresciuti livelli delle pensioni che risulteranno dal graduale aumento della quota contributiva. Infatti, i contributi aggiuntivi ottenuti dal posticipo del pensionamento andranno ad aumentare il montante e quindi l’’ammontare della prestazione pensionistica. Ovviamente, i risparmi andranno ad assottigliarsi gradualmente nel tempo perché la quota contributiva diventa sempre più rilevante. Il governo si attende quindi che le restrizioni alle uscite saranno efficaci per garantire tali risparmi.
Che una aumento dell’età pensionabile fosse necessario è stato sostenuto da più parti e in più occasioni, perché di questo si tratta nella sostanza. Ci si chiede perché si debba operare in “regime di emergenza” con provvedimenti ad hoc, che normalmente sono iniqui perché toccano solo i pensionati di alcune coorti (dal 2011 in poi), quando si sarebbe potuto applicare un anticipo del contributivo, in maniera equa, già agli inizi degli anni Duemila.
Il rischio è come sempre “l’’effetto annuncio” che tende a vanificare buona parte dei risparmi, come già avvenuto nel 1992 e nel 1995. Il grafico qui sotto mostra come ci siano impennate nel numero delle uscite per pensionamento nei periodi precedenti le riforme. In questo caso, l’’effetto congiunto del ritardo delle finestre e della rateizzazione del Tfr saranno un forte incentivo a “scappare” appena possibile.

(*) Il grafico, risultato di elaborazioni Frdb e Cerp su dati Laboratorio R. Revelli.- Inps, ci permette di seguire l’andamento nel corso degli anni del numero di lavoratori (di età compresa tra i 45 e i 67 anni) che hanno scelto di andare in pensione. Sull’asse verticale troviamo il numero di nuovi pensionati, su quello orizzontale gli anni dal 1985 al 1998, mentre le righe verticali indicano le tre riforme in sequenza, Amato (dicembre 1992), Dini (agosto 1995) e Prodi (dicembre 1997). L’effetto annuncio può essere riconosciuto nei tre picchi che contraddistinguono il grafico: nell’anno della riforma, o in quello immediatamente precedente, il numero di lavoratori che hanno optato per il pensionamento ha superato abbondantemente il numero di 250mila, raggiungendo un picco assoluto nel 1992, con quasi 350mila.

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Se la tessera del tifoso non piace alle società

27 commenti

  1. Villa Claudio

    Sono convinto che la classe politica possa permettersi di chiedere sacrifici alla cittadinanza solo quando imporrà severe restrizioni ai propri privilegi, per esempio un amministratore di enti locali o nazionali che presenti alla fine del suo mandato una struttura pubblica deficitaria e mal governata se ne deve andare e l’area politica che l’ha sostenuto deve essere penalizzata d’ufficio del 20% nelle successive elezioni. Detto questo è bene ricordare che quando si parla di pensioni non ci si deve riferire solo all’età pensionabile, ma anche all’assegno pensionistico, bisogna mettere un limite. Questo deve valere per tutti, dal capo del governo, al primario dell’ospedale, al magnate dell’industria fino all’ultimo fattorino, tutti, nessuno escluso, devono percepire un assegno di 1.000 euro al mese, perché l’Inps o i vari enti pensionistici devono erogare assegni per vivere e non per arricchirsi. Se qualcuno si lamenta perché ha pagato di più in versamenti, ricordiamogli che tutti devono fare i sacrifici, tutti nessuno escluso, anche i furbi. Comunque vale il principio che tutti devono versare la stessa aliquota contributiva.

  2. michele castelli

    Voglio fare i complimenti ad Agar Brugiavini che è sempre molto precisa e chiara nell’esposizione degli impatti delle varie manovre sulle pensioni. Mi sembra una persona che prima di parlare, studia; che non ha tesi preconfezionate e non piega i numeri a logiche partigiane, come purtroppo avviene anche tra i collaboratori de lavoce.info.

  3. Giovanni Russo

    Non riesco proprio a capire il modo di agire di questo governo riguardo alle pensioni. Sono particolarmente interessato, in quanto lavoratore dipendente statale che ho già maturato 40 anni di contributi, ma che avevo intenzione di restare a lavorare fino a 65 anni. Constato su di me quanto ben esposto nell’articolo: l’effetto annuncio con i continui mutamenti delle regole mi faranno scappare dal lavoro appena possibile; inoltre, l’ingiusto, e direi illegale, blocco degli aumenti di anzianità non mi incentivano a restare a lavorare. Grazie per i vostri contributi di idee che ci aiutano a capire la reale situazione di questo nostro paese e ci guidano a leggere la realtà in cui viviamo.

  4. Tom

    Qualcuno sta prendendo in considerazione il fatto che i 2/3 dei futuri pensionati non arriverà alla soglia stabilita in condizioni di salute? Non sarà che le pensioni di anzianità saranno sostituite da quelle di invalidità e tutti i calcoli andranno a farsi benedire? In Germania, dove l’età pensionabile e più alta della nostra, è già stata portata a termine una complessa riforma sanitaria che garantirà una soluzione alla criticità evidenziata e che ovviamente graverà sul cittadino in proporzione alla sua età. In Italia? http://saluteinternazionale.info/wp-content/uploads/2010/02/marmot_figura1.jpg

  5. emiliana carifi

    Allora, vogliamo sacrificare “i soliti bischeri”? Per chi ha iniziato come me, e come tanti altri, a lavorare alla tenera età di 17 anni, per prima operazione tramite il Superpensionato e superstipendiato Ministro Dini, ci hanno fatto slittare la pensione di ben 5 anni, e adesso, non basta ancora! Avevano detto che le pensioni con 40anni di contribuzione non venivano toccate e leggo sul Sole 24 ore che invece dobbiamo aspettare un anno per l’apertura della finestra! I giovani lavoreranno meno di noi (se un giorno mai riusciranno ad entrare nel mondo del lavoro, visto che “costringono i vecchi “ a lavorare oltre i 40 anni!) perché normalmente i giovani di ieri e di oggi iniziano a lavorare con più di 30 anni e se arrivano a 65 (lavorano 35 anni!) Danno la colpa alla nostra generazione e fanno di tutto per non liberare qualche posto di lavoro che potrebbe essere occupato dai giovani. Cari Politici dalle aspettative più lunghe di vita (le vostre), vi mancano i soldi? Prendeteli a chi li ha! A cominciare da Camera, Senato, Presidente della Repubblica, Managers di Enti e Società pubbliche.

  6. Paolo Rizzoli

    Da cittadino e da lavoratore Italiano , vorrei porre alla vostra attenzione un’abuso incostituzionale perpretato dalla normativa riguardante la Manovra Tremonti in modo specifico "Capitolo Previdenza Art. 12". Se la nuova normativa obbliga tutti i lavoratori dipendenti alle "finestre mobili" , ovvero il proseguimento obbligato di 12 mesi dopo il conseguimento del diritto alla Pensione, obbliga anche il proseguimento del versamento dei "contributi previdenziali". Se per molti lavoratori il proseguimento dei versamenti ha benefici sul calcolo pensionistico (Vecchiaia e anzianità a quote), i lavoratori che hanno versato la contribuzione previdenziale superiore ai 40 anni (limite massimo contributivo), subiscono una trattenuta impropria e ininfluente ai fini del calcolo pensionistico! Siamo di fronte ad un prelievo economico del salario non giustificabile costituzionalmente. Perchè mai un lavoratore che supera i 40 anni di contribuzione , dovrebbe continuare ad avere un prelievo forzato del suo salario?

  7. Antonio ORNELLO

    E’ vero, come Lei scrive, che si sarebbe potuto applicare un anticipo del contributivo, in maniera equa, già agli inizi degli anni Duemila. Ed io dico, esattamente, nel 2005, in quanto era a quella scadenza che la riforma Dini equiparava il calcolo pensionistico nei due sistemi. Ma l’innalzamento dell’età pensionabile, per far cassa con i versamenti ultratrentacinquennali, è stato addirittura accompagnato dal divieto d’esercizio del diritto di opzione. Ora è il momento di togliere di mezzo quel divieto (D.L. n. 355 del 28/9/01 e relativa conversione in Legge n. 417 del 27/11/01), ma non dall’età anagrafica di 60 anni, come sostiene Boeri, bensì a partire dal 35° anno di contribuzione, come vogliono, per equità, lavoratori dipendenti e princìpi costituzionali. Senza finestre, per tutti e per tempo, adesso.

  8. emiliana carifi

    Mascherano l’innalzamento dell’età pensionabile per quei disperati che è 40 anni che lavorano (pubblici e privati) dicono mezze verità nelle interviste sui mezzi di informazione. Mentono e smentiscono! Vorrebbero rubare ai dipendenti che hanno dato il sangue lavorando 40 anni, costringendoli a lavorare un altro anno e rubandogli tutti i contributi che non verrebbero acquisiti ai fini pensionistici. Incostituzionale, no è proprio un furto vergognoso! Chi può stia a casa: pane e cipolla e aspetti un anno.

  9. Meci Alfio

    Piu’ che un commento avrei da sottoporre un quesito: Lo slittamento della pensione di anzianita’ vale anche per gli insegnanti che al 31 agosto 2011 maturano i 40 anni di effettivo servizio? Grazie per l’eventuale risposta Prof. Meci

  10. Ugo Lucio Businaro

    Forse è il caso di riparlare di mettere un tetto alle pensioni d’oro. Tanto per fissare un numero diciamo pensioni che diano un lordo annuo pari o supriore a 90.000 euro. Nessuno morirebbe di fame se ci fosse il tetto a 90.000. euro. Inoltre, credo sarebbe difficile che gli intressati possano dire di avere diritto a tale livello di pensione sulla base dei contributi versati e non invece sulla base dell’ultimo stipendio (magari appositamente aumentato per favorire il livello più alto di pensione). Inoltre, con un tetto a 90.000 euro il risultato non sono noccioline: si tratterebbe di un risparmio di 700 – 800 milioni di euro all’anno. Magari da versare in un Fondo speciale a favore dei giovani e della ricerca (borse di lavoro, di studio, di ricerca). Perchè nessun partito ha il coraggio di proporre una tale azione? Difesa di interessi particolari?

  11. Michele Castrezzati

    Se non si vuole chiamare con il suo vero nome "innalzamento dell’età pensionabile di un anno" l’operazione "finestre mobili", non si ha l’onestà intellettuale per rappresentare il Paese. Nel 2005 , la legge del "SuperBonus" del governo Berlusconi dava a chi stava ancora al lavoro, pur avendo i requisiti al pensionamento, il 33,7 % in più sul salario. Questa somma, altro non era che la contribuzione previdenziale non più dovuta per raggiunta età massima. Capisco il momento storico, la crisi e gli sprechi che nessun Governo ha volontà di far cessare, ma far finta di non vedere un abuso incostituzionale e fuori da ogni regola civile e sociale è come vendersi l’onestà intellettuale che ogni individuo dovrebbe porsi a priori. Una tassazione ingiustificata qual è quella di prelevare dal salario di un lavoratore quote previdenziali non dovute, è da denuncia alla Corte di Strasburgo o a Organismi di vigilanza. Spero che il sindacato agisca per vie legali tutelando i salari dei lavoratori.

  12. Antonio ORNELLO

    Avete notato che G. Cazzola ha aggiunto una precisazione, alla sua proposta di legge n. 1259, per "abiurare" il rendimento pro-rata, da lui stesso originariamente proposto, dei versamenti previdenziali ultratrentacinquennali fino a 40/41 anni e, comunque, prelevati ai dipendenti negli anni dal 2005 al 2008 per effetto dell’allungamento dell’età "minima" di pensionamento? Che si tratti di una imposizione dall’alto, certamente iniqua, che va a sommarsi all’ulteriore iniquità della finestra estorta nell’ultimo periodo di contribuzione, senza rendimento alcuno? Perché proprio a partire dal 2005? Risposte ovvie, che mi fanno consigliare la massima permanenza al lavoro, anziché starsene a casa, promuovendo cause di incostituzionalità e risarcimento, previa eliminazione dell’anacronistico D.L. 355/01.

  13. franco deotti

    Il governo ha approfittato della manovra (richiesta dall’Europa) per recuperare risorse con le nuove finestre…Lo stesso sta accadendo con l’allungamento a 65 anni dell’età di pensionamento per le statali. Ciò, richiesto da tempo dall’Europa, avviene ora "in emergenza" e senza alcun dibattito preparatorio. Succederà lo stesso anche per le lavoratrici private? Molto ingiusto, anche rinunciare alle contribuzioni versate dopo i 40 anni nel calcolo della pensione… Manca purtroppo ogni tipo di intervento che riguardi i soggetti "giovani previdenzialmente", cioè chi ha oggi meno di 45/50 anni ed è interessato dal calcolo misto o contributivo. Costoro avranno molto meno dei pensionati del retributivo. I nostri figli dovranno pagare per noi ed anche per loro stessi: prendendo comunque molto meno dalla previdenza obbligatoria. Terrà il patto intergenerazionale? Urge un intervento informativo sul versante della previdenza complementare. Dopo il semestre del 2007, invece, pressoché il silenzio delle istituzioni centrali. Gli interventi che si sono visti sono solo quelli dei Fondi Pensione e della Regione Veneto che ha fatto una campagna incentivante a favore delle adesioni.

  14. Stefano Facchi

    E’ incredibile pendere dalla "certezze" dei non addetti ai lavori: nel mese di Aprile il presidente dell’INPS Mastapasqua ha ribadito la sostenibilità del Sistema Previdenziale Italiano anche per le nuove generazioni, (abbiamo pure avanzo finanziario): non capisco perchè quando si riparametrano le differenze con gli altri Paesi, si "dimentica sempre" che in Italia si versa il 33% del salario per la Previdenza , paesi come Germania Francia versano rispettivamente il 19% & 16%! Come si fa a fare un confronto di rapporto cari miei economisti? Chi più paga, più ha! Fra l’altro è di oggi la notizia che il 72% dei pensionati non supera le 1000€ , il 46% inferiore alle 500 €. Piuttosto da dire è, che con i contributi si pagano le pensioni ai lavoratori che hanno sempre lavorato a nero. (Minime & Vecchiaia)

  15. ermes zanoli

    I giovani, i giovani; tutti parlano dei giovani, ma nessuno molla la poltrona. Dopo 40 anni di lavoro si deve aspettare un’altro anno al lavoro (in attesa che i giovani siano pronti?). Quanti giovani aspetteranno per effetto di questa manovra? Avete mai fatto un calcolo? Io lavorerò fino 65/70 anni con la gotta ed il catetere e mio figlio sarà in attesa?

  16. confucius

    Fino a che il costo delle pensioni per gli anziani supererà il costo dei sussidi di disoccupazione per i giovani, ci sarà interesse a fare lavorare i vecchi (che altrimenti riceverebbero la pensione a carico dell’Inps, e quindi dello Stato) piuttosto che i giovani (che non godono di alcun contributo statale). L’anziano, inoltre, devolverà sicuramente una parte dello stipendio da lavoro al mantenimento del figlio disoccupato in coabitazione, mentre non sempre un figlio, magari impiegato in un’altra città od all’estero, devolverebbe parte del salario per il mantenimento dell’anziano genitore, con evidenti vantaggi per l’unità familiare (ed alla faccia dei bamboccioni).

  17. emiliana carifi

    I sindacati, i cittadini, le associazioni di consumatori facciano muro per questo abuso nei confronti dei già bistrattati dalla legge Dini, e sfortunati possessori di ben 40 anni di contributi lavorativi. Questo furto sulle trattenute previdenziali per un anno servirà a pagare le "loro pensioni e quelle della cricca dei pensionati d’oro". Non possiamo far passare questa ingiustizia sociale, e non solo, non possiamo far continuare a far lavorare i vecchi impedendo ai giovani qualsiasi possibilità al lavoro! E colmo dei colmi, si danno le colpe ai genitori per il futuro pensionistico dei figli, quando le classi politiche che si sono succedute hanno spregiudicamente attinto alle casse Inps. "non si vogliono"attuare altri metodi per risanare questo paese.

  18. Publio S

    Conviene fare di conto, anche se i soldi nella propria tasca hanno un peso diverso rispetto a quelli nelle tasche altrui. Chi è andato in pensione nel 1985 con 40 anni di contributi ed un età di 58 anni aveva pagato circa 5,5 volte il proprio ultimo reddito in contributi e si aspettava una pensione con tasso di sostituzione del 77% fino a 84 anni, che per la rivalutazioni dell’epoca nei 24 anni era pari circa 27 volte l’ultima retribuzione. Il povero diavolo del sistema contributivo che andrà in pensione nel 2035 a 65 anni probabilmente sempre con 40 anni di contributi, avrà pagato circa 9 volte il suo ultimo reddito, e con un tasso di sostituzione del 65% fino agli 87 anni di speranza di vita le verranno restituite complessivamente 15 volte l’ultima retribuzione. Prima pagavi 5,5 ed ottenevi 27, oggi paghi 9 ed otterrai 15. Mi sembra chiaro chi paga e chi guadagna, no?

  19. Tiziana

    Ma quando si sa qualcosa di definitivo? E’ già legge o solo ipotesi? Non capisco e molte proposte sono improponibili. Ad esempio: visto che saremo costretti ad aspettare in media sei-sette mesi o anche un anno intero, si dovrà stare senza stipendio e senza pensione per un anno? E con che cosa si mangia? Tiziana

  20. GMAT

    Ad un disoccupato o cassintegrato o "in mobilità" le nuove finestre costeranno (poniamo con uno slittamento medio di 6 mesi) almeno da 5.000 a 10.000 euro e oltre. Parliamo di gente che si sta trascinando faticosamente alla pensione bruciando (quando li ha) i pochi risparmi di una vita. Risultato: con questa manovra gli ultimi pagheranno più di ogni altra categoria di cittadini. Come definire ciò? Vergognoso? Immorale?

  21. emiliana carifi

    Azzolini ha scritto nella legge, che dopo il 2016 occorrevano più di 40 anni! Già da adesso occorrono più di 40 anni perchè hanno chiuso la finestra e ti vogliono costringere a lavorare 1 anno in più, non riconoscendotelo però ai fini pensionistici. Per quell’anno in cui ti costringono a lavorare ti tolgono i contributi ugualmente, ma per prenderseli loro e pagarsi le "loro pensioni d’oro"! Tutto tace su questa scandalosa manovra. Personalmente pane e cipolla, ma il giorno del compimento del 40° anno contributivo mi levo dalla scatole, e “con i miei contributi” i signori non festeggiano! Se continuano a far lavorare i vecchi, non ci sarà più cambio generazionale. Dobbiamo togliere la pensione a questi vecchi mambrucchi già miliardari per conto loro: Berlusconi, Dini, Senatori vari, etc, etc. Facciamo anche noi accertamenti, gli stessi che loro hanno pensato di fare per gli invalidi, (come fossero il male dell’Italia!!) mettiamo un tetto che non può essere superato e il resto ciccia. Si attaccano. Non è comunismo! E’ una pura questione di equità sociale!

  22. michele

    Il modello di vita alla base del sistema previdenziale pubblico era sostanzialmente suddiviso in fasi: la preparazione al lavoro, il lavoro, il "godimento" di un tempo residuo (e variabile) nel quale si potessero cogliere attivamente e con serenità i frutti delle fasi precedenti. Da parecchio tempo e nonostante siano state effettuate correzioni che a giudizio degli organismi preposti rendevano stabile nel futuro il sistema previdenziale (dichiarazioni del FMI, ad esempio), ora si è deciso di metter mano pesantemente a quel modello, in nome proprio dell’allungamento medio del periodo di fruizione delle pensioni. Mentre mi risulta che molti soggetti, pubblici e privati, si siano cimentati con l’elaborazione di modelli di simulazione della sopportabilità dei costi a distanza di tempo (fino anche al 2050 e 2060…), non mi consta che ci sia stata eguale attenzione circa il mglioramento della qualità di vita collegata al prolungamento dell’aspettativa di vita. Mi guardo attorno e mi pare che la vita dopo la fase attiva sia, in buona parte, residuale e altamente medicalizzata. Forse un buon esito per i modelli econometrici, senz’altro una catastrofe per quelli esistenziali. Ne parliamo?

  23. toniolo giancarlo professione macchinista fs

    Con questa manovra, ad esempio nel mio caso, pagherò circa 15.000 euro allo stato per lo spostamento della finestra pensionistica più l’obbligo di lavoro per ulteriori 6 mesi: il capo del governo mi poteva tassare anche 200 euro al mese pittosto di questo ulteriore furto e magari dare un lavoro a un giovane. Hanno promesso nessuna tassazione. Grazie alla verità.

  24. adriano velli giornalista

    Ho letto attentamente i commenti che precedono questa breve nota e credo che le proteste siano condivisibili, a parte qualche eccesso di demagogia, e soprattutto sacrosante. Quello che mi ha colpito di più in tema di aumento dell’età pensionabile in rapporto alle maggiori aspettative di vita è l’assoluta ignoranza con cui non solo i politici, dai quali ho smesso da tempo di attendere posizioni sensate e competenti, ma anche illustri economisti che elaborano tabelle e proiezioni econometriche totalmente prive di ogni credibilità. Trattano questa delicata materia. La mia esperienza di amministratore di un istituto di previdenza,quello dei giornalisti, relativamente piccolo e molto peculiare, mi ha portato ad elaborare qualche considerazione più generale. E’ certamente stucchevole questo accanimento sulle pensioni dirette, cioè gli assegni erogati a chi ha lavorato 40 anni, senza il minimo cenno a quella che rischia di diventare la vera bomba ad orologeria di ogni sistema previdenziale. Cioè la possibilità che, per l’evoluzione dei costumi e i flussi migratori, gli assegni pensionistici possano trasferirsi sotto forma di reversibilità a persone giovani, se non giovanissime.

  25. raffaele rombolà

    Mia moglie doveva andare in pensione all’inizio del 2011 per la famosa manovra slitta di circa un anno. Quindi contribuirà per risolvere la crisi con circa 4000 euri pur avendo il nucleo famigliare un reddito di circa 12.000 euro. In proporzione quanto ha pagato Belusconi? Quanto Tremonti? E tutti gli altri? Sono arrabbiato e schifato. Grazie per lo sfogo

  26. DANIELE

    Maturato i 40 anni di contributi, devo obbligatoriamente continuare a lavorare ancora 1 anno, o posso rimanere a casa senza stipendio? Io preferirei così se possibile.attendo risposta grazie

  27. Roberto

    La riforma prevede una tutela nei confronti dei lavoratori in mobilità, essi non dovranno aspettare la finestra mobile di ulteriori 12 mesi per andare in pensione una volta raggiunti i requisiti. Il sottoscritto è stato licenziato per motivo oggettivo per riorganizzazione societaria grazie a questo Stato che consente alle Società 4 licenziamenti frazionati ogni 150 giorni senza attivare procedimenti di mobilità. Così nell’anno 2009 siamo andati a casa in 8 senza mobilità. Ha 58 anni e 35 anni di contributi, raggiungerò i requisiti per quota 96 a giugno del 2012, sono e sarò disoccupato fino a quella data, nessuno mi vuole, e non potrò beneficiare del privilegio di mobilità. Possibile che i Sindacati e il Governo non si accorgono che questa è una profonda ingiustizia. Mandateci in pensione per favore o si preferisce che tutti i licenziati in questo modo e vi assicuro siamo tanti, si agitino verso i privilegi dei parlamentari o dei senatori a vita? Vorremmo anche noi avere lo spazio TV riservato ai grandi disoccupati che si agitano e che percepiscono indennità di disoccupazione che a noi viene negata mentre aspettiamo i requisiti e la finestra mobile se non moriamo prima.

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