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  1. Antonio Aghilar Rispondi

    Ad assistere ai temi del dibattito politico degli ultimi 15 anni, una delle cose che maggiormente infonde sconcerto è la totale assenza di uno straccio di politica economica che vada al di là di astrusi meccanismi di prelievi o di deprimenti strategie di risparmio tagliando quella che si suppone essere "spesa improduttiva" (da buon Keynesiano però ho sempre serie difficoltà a qualificare come del tutto improduttiva la spesa per uno stipendio, dato magari ad un disoccupato: ma tant'è..). E tuttavia però, guai a pensare che ciò sia solo il frutto di una casta politica incapace. Infatti, a mano a mano che gli anni passano, senza che le riforme strutturali tanto urlate si materializzino sul serio, emerge invece una precisa strategia, una strategia che è figlia della più ovvia e razionale delle motivazioni politiche: il Conflitto d'Interessi dell'Impero Berlusconiano. Quanto ci costa? I 12 miliardi delle mancate cessioni a concorrenti potenziali delle frequenze radio soltanto? E le tariffe folli delle assicurazioni? Quanto costa al Paese il conflitto d'interessi di chi governa nel mercato assicurativo? E in quello bancario?...

  2. Bruno Stucchi Rispondi

    Per adesso, nel campo di canali televisivi, c'è più offerta che domanda.

  3. Fabio Buonanno Rispondi

    Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, relatori i Commissari Stefano Mannoni e Michele Lauria, ha approvato il 4 giugno 2010 all’unanimità il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze televisive (PNAF) per il digitale terrestre.

  4. giancarlo c Rispondi

    Pensare che il "sistema" attualmente al governo possa valorizzare il settore televisivo e delle telecomunicazioni è un po' come credere che un branco di iene lasci volontariamente il suo territorio di caccia: per loro vuol dire alimento e sopravvivenza. Non dimenticatevi che, proprio la settimana scorsa, l'attuale vertice massimo della PA italiana ha affermato che la sua occupazione è fabbricare consenso.

  5. Augusto Preta Rispondi

    Ieri sera guardavo Bersani parlare di NGN e banda larga nel confronto con Tremonti, mentre nei giorni scorsi sentivo Gentiloni porre al centro, come fate voi, il tema del valore economico delle frequenze come risorsa dello Stato in un momento così grave di crisi per le finanze pubbliche. Condividendo il vostro punto di vista, mi domando "pacatamente" come diceva qualcuno quale punto di vista esprima realmente l'opposizione.

  6. sandro Rispondi

    La mancata realizzazione della tv via cavo è stata una scelta scellerata soprattutto per l'impatto delle trasmissioni via etere sulla salute dei cittadini. Trasmissioni analogiche su alte potenze in antenna, piuttosto che le attuali trasmissioni digitali a basse frequenze, sono sicuramente meno preferibili di una rete via cavo, schermata da interferenze e da emissioni elettromagnetiche, che proteggerebbe al contempo la salute degli italiani e la qualità del segnale audiovisivo.

  7. Paolo Bossi Rispondi

    I motivi (politici) di questo spreco sembrano chiari. Mi vergogno sempre di più di questo Paese (e delle scelte politiche della maggioranza dei suoi abitanti)!

  8. Flavio Favilli Rispondi

    Nei giorni scorsi in India sono state vendute le frequenze 3G per la telefonia mobile di terza generazione per 14,6 miliardi di dollari (cfr. Ma.Mas. sul Sole 24 ore del 25 maggio 2010) che permetterà al governo indiano una riduzione della manovra per contenere il deficit del 6,8% del pil. Capisco le differenze del mercato indiano stante anche una popolazione 10 volte superiore a quella di Francia, Germania e Italia, ma come mai per le frequenze 3G l’Italia ha incassato dall’asta del febbraio 2008 solo 136 milioni di € che secondo le dichiarazioni del ministro Gentiloni era stato il risultato più brillante a fronte dei 125 milioni di € della Francia (cfr Carmine Fotina sul Sole 24 ore del 29 febbraio 2008) e dei soli 60 milioni di € della Germania (Cfr Telefonino.net Redazione del 29 febbraio 2008)?

  9. maria di falco Rispondi

    Grazie per l'articolo, importante e coraggioso, specialmente in un paese dove parlare di frequenze TV sembra quasi incorrere nel reato di lesa maestà! L'etere è un bene pubblico e occorrerebbe ribadirlo e sottolinearlo con forza più spesso, specialmente da chi governa il paese! Ma forse l'espressione "conflitto d'interessi" può aiutare a comprendere la situazione italiana! Se in altri paesi i beni pubblici, tra cui l'etere, e le spese pubbliche costituiscono il volano dell'economia, in Italia gran parte di ciò che è pubblico costituisce il volano della criminalità organizzata o l'arricchimento di pochi. Incassare quattro miliardi di euro sarebbe molto positivo per lo Stato: si potrebbero fare tante cose per i giovani, per la scuola, ecc. Altro che invalidi! Nell'attesa di una riforma del sistema di concessione delle frequenze (a questo proposito, vi volevo far riflettere sul fatto che l'ultimo governo Prodi cadde poco prima che in Commissione Comunicazione venisse discusso il progetto Gentiloni!) non si potrebbe da più parti (Confindustria, Università, economisti e giornalisti) affrontare e ribadire più volte che un canone pari all'1% è ridicolo e che va aumentato da subito?

  10. Marco Rispondi

    Buona analisi, non certo inedita. Quel che non capisco è il candido stupore di fronte ad un Presidente del Consiglio che non vuole danneggiare economicamente l'azienda di famiglia. Se è stato eletto il lupo per fare la guardia al pollaio cos'altro ci si poteva aspettare? Saluti

  11. Fabio Buonanno Rispondi

    Ripensando ai due Ministeri delle Comunicazioni e della Difesa che detengono la fetta maggiore della torta, non posso che paragonarli ad un caveau di una banca, contenente una ricchezza di cui nemmeno loro (forse) conoscono il valore.