logo


  1. Marco Ruggiero Rispondi

    Lo Stato e quindi il Ministero hanno una responsabilità storica e istituzionale nei confronti della lingua italiana. Attribuire i finanziamenti nazionali alla ricerca (sottolineo nazionali) privilegiando l’inglese o facendo capire che è meglio usare l’inglese, significa condannare a morte l’uso dell’italiano scientifico. La lingua è un bene pubblico e i fondi della ricerca del PRIN sono pagati coi soldi dei contribuenti. Il buon senso vuole che l’italiano sia la lingua di lavoro perché essa è la lingua che conoscono in profondità tutti i ricercatori e professori che concorrono al PRIN; nessuno deve essere escluso. In certi casi, se gli esperti stranieri (che poi sono una minoranza) non sanno leggere l’italiano, si può o cambiare esperti o tradurre. Il ministero potrebbe tradurre in modo centralizzato, ove necessario, i progetti dall’italiano all’inglese (sistema usato nella Valutazione Triennale della Ricerca), senza che l’onere della traduzione ricada sui ricercatori che hanno di meglio da fare. L'inglese è la lingua anzitutto della cultura anglosassone (anche se qualcuno fa finta di non saperlo), e la sua egemonia dà un peso sproporzionato ai valutatori e ricercatori madrelingua.