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QUANTO CONTA L’ISTRUZIONE *

Il capitale umano ha un ruolo cruciale nel progresso economico. Servono perciò misure accurate e confrontabili a livello internazionale. Ecco dunque una nuova serie di dati, che rafforza i precedenti utilizzando più informazioni e una metodologia migliore. Ci dice che nel 2010 la popolazione mondiale sopra i 15 anni aveva un’istruzione media di 7,8 anni. Se gli anni di scuola aumentano ovunque, non muta però il divario tra paesi ricchi e poveri, che resta di quattro anni. E il tasso di ritorno di un anno in più di scuola varia tra il 5 e il 12 per cento.

È largamente riconosciuto che il capitale umano, in particolare se conseguito attraverso l’istruzione, è un elemento cruciale del progresso economico. Un incremento nel numero delle persone ben istruite comporta un più alto livello della produttività del lavoro e una maggiore capacità di assorbire tecnologia avanzata dai paesi sviluppati. Analisi empiriche del ruolo del capitale umano richiedono misure accurate e confrontabili a livello internazionale tra paesi e nel tempo.

I NUOVI DATI

In alcuni nostri lavori precedenti abbiamo costruito misure dei risultati raggiunti in istruzione dalla popolazione adulta di un ampio numero di paesi. (1) I nuovi dati offrono ora stime migliori per 146 paesi per intervalli di cinque anni dal 1950 al 2010. (2) I dati sono disaggregati per sesso e per  coorti di età quinquennali della popolazione con più di 15 anni.
I nuovi dati migliorano le nostre già ampiamente utilizzate informazioni precedenti, perché usiamo un maggior numero di rilevazioni da censimenti, indagini e tassi di iscrizione e perché usiamo una metodologia migliore. Utilizziamo dati di censimenti e indagini redatte da Unesco, Eurostat e da altre fonti per produrre un benchmark dei titoli scolastici conseguiti per sesso e gruppo d’età. E utilizziamo dati sul tasso di iscrizione per colmare le rilevazioni mancanti a intervalli di cinque anni con estrapolazione a partire dalle statistiche esistenti. Come parte di questa analisi, costruiamo nuove stime del tasso di mortalità per età e livello di istruzione. Utilizziamo anche stime dei tassi di completamento per ogni paese e per ogni livello di scuola.
Nel 2010 la popolazione mondiale sopra i 15 anni aveva un’istruzione media di 7,8 anni, in crescita stabile dai 3,2 anni del 1950 e 5,3 del 1980. Dal 1950 al 2010 gli anni di frequenza scolastica sono saliti da 6,2 a 11 nei paesi ad alto reddito e da 2,1 a 7,1 nei paesi a basso reddito. Cosicché nel 2010 il divario tra paesi ricchi e poveri in termini di anni di istruzione è rimasto di quattro anni, essendosi ridotto di meno di 1 anno dal 1960 (figura 1). Nel 2010 il livello e la distribuzione dei risultati raggiunti in termini di istruzione nei paesi in via di sviluppo sono dunque paragonabili a quelli ottenuti dai paesi sviluppati alla fine degli anni Sessanta.

I RISULTATI

Utilizziamo i nuovi dati per stimare la relazione tra istruzione e prodotto con un approccio basato sulla funzione di produzione. I nostri risultati confermano che l’istruzione ha un significativo effetto positivo sul prodotto. Le nostre stime del tasso di ritorno di un anno in più di scuola variano tra il 5 e il 12 per cento. Queste stime controllano per la simultanea determinazione del capitale umano e del prodotto utilizzando l’istruzione della coorte precedente (con 10 anni di ritardo) come una variabile strumentale dell’attuale livello di istruzione (in analogia con quanto si fa sui dati individuali quando si utilizza l’istruzione dei genitori). Queste stime non si discostano di molto dalle tipiche stime sul rendimento calcolato con la metodologia di Mincer della letteratura sul lavoro.
Le stime del tasso di ritorno dell’istruzione variano per regioni (figura 2): per i paesi avanzati, l’Asia orientale e del Pacifico e l’Asia meridionale sono più alte, con il 13,3 per cento. Invece, le stime del tasso di ritorno sono solo il 6,6 per cento per l’Africa sub-sahariana e del 6,5 per cento per l’America Latina.
I risultati confermano anche che il tasso di ritorno dell’istruzione varia per livelli di istruzione: è più alto per il livello di istruzione secondaria (10 per cento) e terziaria (17,9 per cento), mentre per il livello di istruzione primaria non si discosta significativamente da zero. Ciò implica che in media il differenziale salariale tra diplomati di scuola secondaria e primaria è di circa il 77 per cento e che il divario tra un laureato e un diplomato alla scuola primaria è di circa il 240 per cento.
I notri dati rafforzati sui risultati raggiunti in istruzione possono rivelarsi utili per una molteplicità di lavori empirici. Per esempio, le nostre stime precedenti sono state utilizzate per studiare i legami tra istruzioni e importanti variabili economico-sociali nei diversi paesi, quali la crescita economica, la fertilità, la disuguaglianza di reddito, le istituzioni e la libertà politica: i nuovi dati daranno maggiore credibilità a questo tipo di analisi.

* Le opinioni espresse nell’articolo sono quelle degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista e le politiche della Asian Development Bank, del suo consiglio dei Governatori o dei governi che questi rappresentano.

(1) Si veda Barro, R.J. and J.W. Lee, “International Comparisons of Educational Attainment,” Journal of Monetary Economics, 32, 1993, 363-394; “International Measures of Schooling Years and Schooling Quality,“ American Economic Review, 86, 1996, 218-223 e “International Data on Educational Attainment:  Updates and Implications,” Oxford Economic Papers, 53, 2001, 541-563.
(2) Barro, R.J. and J.W. Lee, "A New Data Set of Educational Attainment in the World, 1950-2010," NBER Working Paper no. 15902, 2010 (Accompanying data are available at www,barrolee.com).

Figura 1. Media anni di scuola per livelli di istruzione (Popolazione sopra i 15 anni)

Figura 2. Tassi di ritorno per un anno in più di istruzione, per regione

Fonte: Stime ad effetti fissi con variabili strumentali, tavola 6 in Barro and Lee (2010).

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La risposta ai commenti

  1. Marco Muscettola

    Se, da una parte, le evidenze empiriche ci dimostrano che il contributo del capitale umano sulla crescita economica è superiore di almeno due volte rispetto all’apporto del capitale fisico, dall’altra parte risulta comunque controversa la valenza dell’impatto tra maggiore istruzione e il successo economico. Potrebbe essere solo una conseguenza anzichè una causa? E’ evidente che un Paese più ricco possa investire maggiori risorse in istruzione come anche non possiamo dire che le palestre portino ricchezza solo perchè in Paesi più sviluppati ce ne sono di più. Almeno nelle più avvalorate ricerche (Barro, Dixon, Hamilton, Wolff, Gittleman, Benhabib, Phelps), poi, è chiaro solo l’impatto iniziale del diverso stock di istruzione a spiegare livelli di crescita economica differenti.

  2. Brubo

    In Italia il tasso di istruzione, laureati, è maggiore al sud rispetto al nord. Non mi risulta che il reddito vada di pari passo, anzi esiste una correlazione inversa. Il tasso di disuccupazione in Italia dovrebbe essere inversamente proporzionale al tasso del capitale umano: il laureati del sud dovrebbero essere i primi occupati, secondo la logica degli studi presentati. Mi piacerebbe essere smentito. Forse è più corretto affermare che è più facile essere occupati con maggior reddito se, oltre che istruiti bene, si è "spinti" da un buon capitale, volgarmente detto soldi, di partenza o contorno (famiglia, enturage).

  3. Antonio Palestrini

    Il risultato sull’istruzione andrebbe letto così: a parità di condizioni iniziali studiare è meglio che non studiare. Quindi non sarebbe corretto confrontare i laureati del sud e quelli del nord, ma occorrerebbe mettere sul piattino della bilancia i laureati del sud e i non-laureati del sud e vedere chi sta meglio…per dirla alla buona insomma. Saluti a tutti.

  4. francesco russo

    Gli autori controllano per l’endogeneità utilizzando come variabile strumentale il valore ritardato dell’istruzione. Non ho mezzi per dire quanto questo strumento sia efficace nel caso in questione. Comunque, il problema sollevato da Marco (i.e. l’istruzione è causa o conseguenza della crescita?) è stato preso in considerazione dagli autori e questo giustifica l’interpretazione dei risultati da essi data.

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