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PERCHÉ I PIGS NON ESISTONO

Centodieci miliardi di finanziamenti per non fallire e 48 ore di sciopero proclamato dai dipendenti pubblici: la Grecia di oggi sembra non avere imparato la lezione. Tra gli altri paesi considerati a rischio di contagio soltanto il Portogallo è in una situazione di difficoltà paragonabile a quella dei greci. A guardarli con attenzione ad uno ad uno, ci si potrebbe accorgere che i Pigs non esistono davvero.

 

Mentre l’Eurogruppo approvava all’unanimità il piano da 110 miliardi di sostegno all’economia greca, il sindacato dei dipendenti pubblici greci, Adedy, raddoppiava a 48 le ore di sciopero già proclamate in precedenza e le anticipava a martedì 4 maggio. Uno sciopero contro le “crudeli e brutali misure senza precedenti” del governo Papandreou e contro il “saccheggio dei redditi e dei diritti dei lavoratori” dovuto al congelamento di pensioni e stipendi pubblici. E mercoledì 5 maggio si aggiunge lo sciopero del traffico aereo. Ma la drammatica crisi greca non è solo greca, come si è visto da ciò che è successo sui mercati finanziari di tutto il mondo negli ultimi mesi. La domanda, egoistica ma legittima, che 115 milioni di cittadini europei (portoghesi, irlandesi, spagnoli e italiani) si stanno ponendo è sempre la stessa: dopo la Grecia toccherà un giorno anche a noi?

LA TRAGEDIA GRECA, UN ATTO UNICO?

I dati della tabella hanno l’obiettivo di fornire una base logica per ragionare sul rischio di contagio.

Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia – i paesi sotto la lente dei mercati finanziari durante la crisi
Dati 2009 Pil (mld euro e in % del totale euro) Deficit pubblico/ Pil (%) Debito pubblico/ Pil (%) Deficit estero/ Pil(%) Risparmio nazionale / Pil disponibile (%) Export manufatti / Pil Disoccupati
(febbraio 2010, % della forza lavoro)
Quota occupati pubblici (%  del totale occupati)
Grecia 238
(2.6)
13.6 115.1 11.2 7.4 7.1 9.7 25.0
Portogallo 164
(1.8)
9.3 74.9 10.0 10.5 20.0 10.4 13.7
Irlanda 164
(1.8)
11.4 61.3 2.9 20.1 50.9 13.3 13.5
Spagna 1051
(11.7)
11.5 51.9 5.1 22.4 17.2 19.5 15.1
Italia 1521
(17.0)
5.3 115.8 3.4 18.3 23.4 8.8 14.4
Area euro 8918
(100.0)
6.3 78.7 0.6 n.d. n.d. 10.0 15.1

Note: Deficit estero = disavanzo di parte corrente (colonna 4). Risparmio nazionale = reddito nazionale lordo – imposte + trasferimenti del settore pubblico + trasferimenti di parte corrente dall’estero – consumi finali nazionali delle famiglie (colonna 5).

In Grecia il deficit pubblico 2009 è stato superiore al 13 per cento del Pil. Non solo: il deficit 2009 si è accumulato su un debito pubblico già molto elevato che ha dato luogo alla fine dell’anno a un rapporto debito pubblico – Pil superiore al 115 per cento. Non basta: il deficit pubblico non è compensato dal risparmio privato (il risparmio nazionale è solo il 7% del Pil) ed è dunque quasi interamente finanziato con capitali esteri, come indica il deficit delle partite correnti pari all’11 per cento del Pil (colonna 4).
Questi dati riassumono la macroeconomia di un paese che non ha fatto i compiti prima di entrare nell’Unione monetaria e che è riuscito ad entrarvi, consentendo così al suo settore privato di rinviare al futuro i sacrifici, anche grazie alla manna temporanea dei finanziamenti pubblici per le Olimpiadi di Atene e della situazione di abbondanza di liquidità (e quindi di bassi tassi di interesse) sui mercati finanziari. Il disastro è stato agevolato dalla limitata possibilità della Commissione Europea di monitorare lo stato delle finanze pubbliche dei paesi membri e dall’imperfetta configurazione istituzionale del trattato di Maastricht che, per non chiudere troppo le porte dell’Unione, non ha vincolato in modo stringente le precondizioni di accesso relative all’andamento dei deficit e dei debiti pubblici. Come ciliegina sulla torta si è aggiunta l’irresponsabilità del governo di centrodestra che, nell’infelice tentativo di rimanere in carica, ha innescato un ciclo elettorale più effervescente del solito, raddoppiando in un solo anno il deficit pubblico tra il 2008 e il 2009. Ora la Grecia paga un conto salatissimo per tutte queste noncuranze, sue e non sue.
La disoccupazione registrata è per ora “solo” del 10 per cento circa, dunque in linea con la media della zona euro. Ma in Grecia il sommerso è una frazione molto elevata del Pil: può quindi essere che una parte non indifferente di disoccupati si sia già nascosta alle statistiche ufficiali durante la crisi 2008-09. E la quota di dipendenti pubblici sul totale dell’occupazione è del 25 per cento, di gran lunga la più alta tra i paesi inclusi nella tabella. Vuol dire che le misure di Papandreou colpiranno una frazione elevata degli occupati e che uno sciopero a oltranza dei pubblici dipendenti potrà dar luogo a conflitti sociali più gravi che in altri paesi. Infine, ma certo non meno importante, l’export greco è solo il 7 per cento del Pil e proviene soprattutto dal settore agro-alimentare. E purtroppo feta, olive, turismo e trasporti navali non bastano a sostenere un’economia che vuole consumare in modo globale.

GLI ALTRI PAESI NON SONO COME LA GRECIA

La buona notizia della tabella è che gli altri paesi sono tutti “diversi” dalla Grecia. L’Italia ha un alto debito pubblico (come i greci) ma un deficit pubblico che è diventato relativamente basso rispetto alla media euro. Ha un’ottima capacità di penetrare nei mercati esteri, con l’export di prodotti della meccanica, del tessile, abbigliamento, cuoio e calzature (erano in tutto 140 miliardi di euro nel 2008). La Spagna ha invece un alto deficit pubblico e di parte corrente, oltre a un alto tasso di disoccupazione, ma presenta un basso livello del debito pubblico pari al 50 per cento del Pil. E compensa una certa debolezza nelle esportazioni manifatturiere diverse dalla produzione di mezzi di trasporto con un settore turistico capace di generare 72 miliardi di euro nel 2008 (contro i 55 del nostro Bel Paese). Un discorso simile può essere fatto per l’Irlanda che esportava nel 2008 il 50 per cento del suo Pil, con un quarto di export dai prodotti high-tech, un quarto da prodotti chimici e un quinto da prodotti farmaceutici, grazie alla localizzazione a Dublino e dintorni dei quartieri generali delle multinazionali americane. La crisi ha duramente impoverito gli irlandesi, ma ha anche raffreddato un mercato immobiliare che era troppo cresciuto negli anni precedenti. L’Irlanda rimane la più ovvia testa di ponte per le multinazionali americane che vogliano vendere in Europa senza pagare i dazi della Commissione Europea. Con questi fondamentali, se gli speculatori vorranno attaccare Italia, Spagna e Irlanda si bruceranno le dita. Ma tutti e tre i paesi hanno di fronte l’esigenza ineludibile di ritornare a crescere.
Il paese relativamente più a rischio nella tabella è il Portogallo, il prossimo nella lista per i mercati finanziari. Il Portogallo presenta un elevato deficit pubblico e un elevato disavanzo nei conti con l’estero. Il suo stock di debito pubblico è solo il 75 per cento del Pil, ma si fa presto ad arrivare anche al 100 per cento in caso di crisi di confidenza: se i tassi sul debito salgono a livelli greci e la crescita si azzera, il deficit si trasforma in accumulazione di debito molto più rapidamente. Ha inoltre una propensione risparmiare più simile a quella dei greci che di italiani, irlandesi e spagnoli. Ma il Portogallo ha due vantaggi rispetto alla Grecia. Il primo è che esporta più manufatti (il 20 per cento contro appena il 7 per cento) e ha una struttura economica meno fortemente squilibrata verso l’export di prodotti agro-alimentari. La prima voce delle esportazioni portoghesi viene dai 4.4 miliardi di euro di export del settore automotive e della produzione degli altri mezzi di trasporto, come anche dall’export di macchinari, prodotti tessili e chimici. Il secondo possibile vantaggio è che il presidente della Commissione Europea è portoghese.

COSA ACCADRÀ

Dopo il salvataggio della Grecia, la situazione rimane molto instabile e non si può escludere il rischio del contagio. Anche perché chi opera sui mercati finanziari non ragiona solo a partire da elaborazioni e analisi statistiche fondate su dati come quelli discussi qui, ma considera anche il comportamento del “gregge”. Le azioni degli altri e le opinioni individuali e di gruppo su ciò che si ritiene faranno gli altri operatori influenzano certamente le valutazioni degli investitori.
Eppure, l’analisi di qualche dato riassuntivo suggerisce che la Grecia faccia storia a sé. Tutti i paesi che i mercati finanziari tengono sotto osservazione presentano debolezze dal punto di vista di uno o più indicatori, ma solo la Grecia ha una simultanea debolezza in ognuno degli indicatori (con un punto di domanda solo per il Portogallo). Come ha implicitamente suggerito la signora Merkel, la Grecia è un paese piccolo che può essere salvato con un dispendio non infinito di risorse finanziarie oppure lasciato uscire dalla porta di servizio dell’Unione con un opportuno marchingegno legale nel caso il governo greco non abbia successo nel suo programma di aggiustamento fiscale.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

24 commenti

  1. beppe

    Speriamo bene!

  2. mirco

    A quanto si può capire credo che il salvataggio della Grecia non servirà a calmare la speculazione e quegli attori finanziari che in fin dei conti hanno provocato la crisi globale, che sono stati salvati da immissioni enormi di liquidità da parte delle banche centrali e che ora con la criminale collaborazione delle agenzia di rating alimentano la speculazione sui deficit dei paesi. A questo punto credo che occorra salvare la Grecia e eventualmente gli altri paesi che fossero attaccati dalla speculazione, attuando un default della Grecia controllato senza farla uscire dall’euro (magari facendogli trasformare in dracme solo alcuni pacchetti di titoli, utilizzando il suo potere sovrano, facendola pagare solo agli speculatori lasciandoli a bocca asciutta). Nel contempo occorrerebbe che l’Europa si strutturasse meglio nell’affrontare tali situazioni, ma ripeto la via di uscita è una unione politica e fiscale con possibilità di missione di eurobond.

  3. volty

    Un’articolo lucido ed illuminante (oltre che tranquilizzante per i cittadini dei PIGS) e fuori dalla logica degli articoli-tifoseria che si premurano a presentarci un’eventuale uscita della Grecia dall’Euro (non dall’Europa) come un disastro. Tranquillizzante pure il finale dove si prospetta l’uscita forzata nel caso la Grecia dovesse perseverare nel bucare la barca comune. Mi piacerebbe sentire l’opinione di qualche sociologo-antropologo sul comportamento dei greci. Grossolanamente: la colpa e’ dei tedeschi, non di chi eroga le pensioni alle figlie nubili degli impiegati statali (e tanti altri casi)! A proposito avevo visto una puntata di Passepartout (Rai3) di Philippe Daverio col titolo Magna Grecia. Finalmente e grazie!

  4. volty

    Forse la mia sembrerà una risposta agli altri commenti ma non è così, fa parte dell’insieme del problema. Ma perché questi qua delle rating nessuno riesce a fermarli? Semplice, non conviene, è un gioco quello di rimpallarsi la responsabilità (politici – finanza). Si fa vivere la buona parte della gente nell’illusione di accumulare grandi richezze senza limiti ed appena cominciano a spenderli comincia a sgonfiarsi questa ricchezza ‘nominale’. Questi sgonfiamenti oggi devono essere accellerati e pronunciati anche per via delle enormi riserve cinesi. La vicenda dei subprime copriva una crisi ben più grande e strutturale. Non si penserà spero che queste "agenzie di rating" hanno il potere/forza/autorizzazione (di cercare) di buttare giù l’intero sistema finanziario USA? Quello delle rating-colpevoli è solo fumo negli occhi, i veri problemi stanno nei conti / bilanci / la bolla della richezza evanescente che dev’essere bruciata. La mia idea – quasi – certezza è che anche le grandi speculazioni sono concordate. Da giovane John Forbes Nash era contrario a queste manipolazioni sulla gente, poi perà ha cambiato idea (non so il perché)

  5. Carlo

    Articolo eccellente e ben documentato. Speriamo che i mercati finanziari (ed i suoi burattinai) non siano tentati di scombinare le argomentazioni della scienza economica anche perché, a quanto mi risulta, né il mondo né l´Europa si sono attrezzati per arginare le speculazioni. Il default argentino insegna anche che le leadership potrebbero avere addirittura interesse diciamo "egoistico" ad allearsi alla speculazione. Un brivido mi corre lungo la schiena…

  6. luis

    L’articolo è tranquillizzante ma confesso di essere spaventato. E’ vero: non siamo la Grecia, ma le ultime crisi dimostrano che il contagio si diffonde in maniera estremamente veloce e violenta. Tutto diventa precario di giorno in giorno e si avverte già un clima di si salvi chi può. Spero di sbagliarmi ma non c’è dubbio che dobbiamo rassegnarci a uno standard di vita molto inferiore di quello attuale, sperando che il sistema finanziario regga, perché questa volta non c’è Stato che possa sostenerlo.

  7. silver

    Bene, qualcuno chiede un parere socio-antropologico a proposito della Grecia? Non sono un’accademica, ma posso solo ricordare che: 1 la Grecia è una nazione fondamentalmente povera, e i suoi abitanti hanno "ovviamente" creduto alle favole del benessere, a portata reale di tutti. Che vuol dire, nello specifico: giochiamo in borsa-guadagnamo- e ci compriamo le case. Finalmente possiam diventare Orgoglios. Moderni, basta con pomodori e feta! 2. La stragrande maggioranza ha sognato il posto fisso, la pensione assicurata, concorrendo anche se magari a malavoglia, ma sempre per il bene della famiglia, ad un fenomeno che noi italici conosciamo bene… do ut des, per cui a ogni livello forme di corruzione molto alla luce del sole, che hanno fatto rabbrividire anche me che sono italica, ma là ho vissuto prima mesi, poi anni…. 3. Chi invece il posto se lo è creato da sè, bene, ha trovato ogni tipo di incoraggiamento all’evasione, di proporzioni bibliche per un paese così piccolo, oltretutto senza industrie manifatturiere proprie, ma multinazionali che hanno preso di tutto e di più (le sementi per esempio sono tutte ibride, quando non della Monsanto direttamente). Alla prossima.

  8. Annibale

    Un buon padre di famiglia tiene al corrente i propri familiari sulla situazione economica, in modo tale che tutti sanno quianto spendere e come spendere le risorse. Mentre i ostri politici nascondono la reltà al paese in funzione dei voti. E’ la peggiore aberrazione della politica. Siate ottimisti e non pessimisti come i comunisti, dice da sempre il Premier, lo credo bene a lui gli affari vanno bene grazie alle sue televisioni. E’ ora di cacciarlo. Dimissioni subito!

  9. Maurizio

    A vedere i dati mi vengono i brividi. Se è vero che il debito ha ripreso a correre e che il limite teorico a cui può arrivare è 135% siamo alla frutta. Abbiamo davanti due anni di deficit elevati e poi un anno elettorale in cui il deficit non può certo diminuire. Ci finirà male perchè il Paese reale non si rende conto della direzione intrapresa è troppo impegnato a vedere la nuova serie della Pupa e il secchione. Cosa succederà in Italia quando verranno introdotte misure simili a quelle odierne greche? E’ vero che alcuni dati sull’occupazione son migliori in Italia ma è anche vero che abbiamo 3 anni per avvicinarci a quelli della odierna Grecia (occupazione, export ecc ecc). Ma se l’Italia si salva di certo il sud non può pensare di farcela. I numeri del sud sono forse peggiori di quelli greci.

  10. gieffe

    Mi sembra che Mirco abbia proprio ragione (vorrei comunque che l’avesse) quando dice che la via di uscita globale sta nell’unione politica e fiscale dell’Europa con la possibilità di emissione di eurobond. Un’unione del genere dovrebbe anche aiutare ad evitare tanti imbrogli, anche se non tutti, e l’evasione patologica di alcuni paesi. Illusione? Spero di no. In ogni caso, grazie a voi, e a Francesco Daveri in particolare, per il prezioso articolo.

  11. gavioli marco

    1) Volevo segnalare come dal punto di vista borsistico America e Germania sembrano risentire molto meno rispetto agli altri paesi europei, quasi come non corressero eccessivi rischi se i cosidetti Pigs dovessero soccombere; in realtà andrebbero a fondo pure loro, è evidente che occorre un azione concertata ad evitare che questo accada. 2) Dobbiamo finirla di difendere il mercato selvaggio, affermando che la speculazione aiuta l’efficienza del mercato: la speculazione amplifica e rende impossibili situazioni già per loro preoccupanti; saccheggia miliardi di euro dalle tasche di molti a quelle di pochi: che senso ha tutto questo!!! che efficienza è!!! 3) Chiudiamo le agenzie di rating: ma perchè non hanno abbassato il rating a questi paesi lo scorso anno, perchè proprio ora sotto attcco della speculazione? In questo modo non fanno altro che alimentare e dare forza alla speculazione… sono credibili?

  12. NERONE

    LaVoce fa sempre onore a se stessa, e’ l’unico sito ad avere fatto un analisi semplice e lucida della posizione dell’Italia in questa crisi. Per il resto in Italia stiamo sentendo parlare dei PIGS e della Grecia come se fossero degli alieni. Addirittura si ridicolizza il downgrade della Spagna, che dopo il medesimo continua ad avere due, dico due, livelli di rating superiori all’Italia. Pero’ noi lettori della voce lo sappiamo, essere considerati PIGS da economisti e investitori (davvero vogliamo continuare a parlare in questo sito di "speculatori"?? mica siamo da Santoro..), essere considerati vuol dire gia’ esserlo. E per me e’ gia’ un dramma sapere che siamo passati dall’OECD, dal primo mondo, dalla UE, da quel che potevamo illuderci di essere, ad essere PIG. Ma poi davvero possiamo sostenere di essere cosi’ lontani dalla Grecia? Perche’ esportiamo qualcosa e perche’ il nostro debito e’ in mano ai nonni verremo perdonati delle riforme mancate, della crescita abortita da ormai 15 anni, dai pensionati? Davvero crediamo di poter mai ripagare un debito che vale il 120% del PIL senza svalutarlo? Sono giovane, non so se augurarmi che a bruciarsi le dita siano gli americani…

  13. equarta

    Buogiorno Professore Daveri. La ringrazio della sintesi e delle informazioni precise che ci ha dato. Ma, ma… ritengo che, a mio modesto parere, la partita sia molto più pericolosa di quello che sembra. L’attaco mirato della speculazione ha due obbiettivi specifici e sono i seguenti: 1 – indebolire l’economia europea nel suo insieme, in primis la Germania. 2 – Avvisare la Cina che è meglio investire nell’area del dollaro. E’ una partita a poker, si elimina un competitor debole (deficit pubblico elevato nell’area euro) con conseguente effetto sulla moneta. Questa scommessa ha come obiettivo, l’immensa liquidità dalla Cina forzando di conseguenza gli investimenti di quel paese a favore dell’economia USA. Non si bombarda più il competitor economico ed energetico (area euro), semplicemente lo si dissangua.

  14. Mauro

    Complimenti per l’articolo, molto interessante. Una cosa che mi chiedo è se non sia il caso per il futuro di porre un argine a possibili falsificazioni e trucchi dei singoli Paesi sulla finanza pubblica (come ha fatto il governo greco con il deficit). Com’è stato possibile che sono andati avanti con i conti truccati? Ciao

  15. NERONE

    Se poi i numeri di questo link sono corretti, e la fonte e’ buona, verrebbe meno anche tutta la teoria che l’Italia e’ blindata perche’ il proprio debito e’ in mano ai nonni italiani, e l’incentivo al default, per i giovani debitori misogalli che prima o poi avranno voce in capitolo, diventa ancora maggiore..

  16. Marco

    "ieri pomeriggio il Dow Jones ha perso circa 1.000 punti. Il Nasdaq nel frattempo annuncia che cancellerà tutti gli scambi avvenuti fra le 14:40 e le 15:00, in cui i prezzi dei titoli hanno accusato variazioni superiori al 60% in positivo o in negativo, mentre NYSE Euronext comunica che cancellerà alcune operazioni avvenute nello stesso arco temporale sulla piattaforma elettronica NYSE Arca. […] un trader dell’istituto [Citigroup] avrebbe per errore premuto il tasto miliardi invece che milioni, accentuando il calo di Wall Street." Siamo alla suprema foglia di fico: un trader sbaglia un clic, per mezz’ora il miracoloso ed autoregolamentante creatore di ricchezza supremo, sua maestà il mercato, di fatto non è esistito. Ed il mondo è andato avanti ugualmente. Se non fosse drammatico un economista dovrebbe ormai aver colto il ridicolo della sua professione; invece si trova sempre gente disposta per denaro a fare previsioni che verranno sistematicamente smentite dalla realtà. P.S. Il commento che parla dei motivi geo-politici di questo attacco all’Europa ha ragione da vendere; e dimostra ulteriormente che l’economia non esiste, esiste solo potere contro altro potere. E gli schiavi.

  17. giancarlo c

    Una volta di più, ci tocca ringraziare tangentopoli e i governi degli anni ’90. Vi immaginate che sarebbe successo se l’Italia avesse continuato a essere guidata dal sistema CAF negli anni successivi al ’92? Speriamo che quelli che comandano oggi (per molti aspetti, continuatori proprio del sistema degli anni ’80) continuino nel loro immobilismo, almeno così non faranno molti danni.

  18. Carlo Caleffi

    1-Deficit corrente al 12.5% del PIL 2-Crollo entrate fiscali del -16% 3-A gennaio richiesta prestiti per 4 mld. invece di una rimborso di 2.5 mld. 4-Prestiti del settore pubblico+privato a 140 miliardi a febbraio 2010 contro una stima totale annuale di 170 mld. 5-Incapacità di fare un governo monocolore. Un paese così si merita la AAA? Per me no ma l’ UK lo possiede. Per cui le agenzie di rating mentono sapendo di mentire e difendere interessi particolare.

  19. leonardo fortino

    Da laureato in statistica e risk controller dico che ci si potrebbe attenere ai dati e guardare le formule che portano all’aumento del debito pubblico. Tasse – spesa pubblica = avanzo (o disavanzo) priamario. Tutto al netto degli interessi che ogni anno paghiamo sul debito. In Italia gli interessi ammantano a circa 70 miliardi di euro su un debito pubblico di 1700 miliardi di euro. Sono montagne di soldi. Una famiglia che ha tutti questi debiti chiederebbe, se possibilmente la moratoria sul pagamento degli interessi. La strada ma è l’unica possibile. Cercare di raggiungere il prima possibile un avanzo primario ed un avanzo nelle partite correnti e ristrutturare il debito pubblico. Non pagare per 10 anni gli interessi. Invece di pagare gli interessi, ripagare il debito, abbattere quella montagna di soldi. un calcoletto semplice se riusciamo a togliere 100 – 150 miliardi l’anno (in cui 70 provengono dal mancato pagamento degli interessi e l’altra parte dall’avanzo primario) in 5 anni riportiamo il debito sotto i 1000 miliardi di euro. E il debito pubblico si assesterebbe a 1000/1600=60% del pil. Questo significa di nuovo pensare alle generazioni future non galleggiare alla giornata.

  20. Mattia Guerini

    Non posso che complimentarmi per la chiarezza espositiva e l’ottimismo sulla situazione degli altri paesi cd “PIGS” (ottimismo che condivido soprattutto per il fatto che confido nella prontezza della UE). Tuttavia, credo che nell’analisi da lei fatta sia necessaria una integrazione: le partite correnti infatti dovrebbero tenere conto non solo della percentuale di esportazioni, ma anche delle corrispettive importazioni; in Italia il livello di queste è superiore a quello delle esportazioni (si può notare nelle tabelle 2 e 3) per questo motivo le parti correnti sono per noi Italiani un dato non così rincuorante.

  21. Antonio

    Faccio solo una domanda… ma in questi giorni chi ci ha perso e chi ci ha guadagnato? "Come guadagnato?", si potrebbe chiedere qualcuno… Probabilmente non dico niente di nuovo, ma non dimentichiamoci che quando è iniziata la crisi in America i vari esperti (capi di stato, tecnici borsistici, catastrofisti e più ne ha più ne metta…) hanno detto che si doveva "mettere mano" alla finanza di borsa. Secondo voi è stato fatto qualcosa per rimediare? Provate a guardare siti dove si parla dei mercati borsistici e provate ad analizzare i cambiamenti… Cambiamenti? Boh… Allora vi dico che in questi giorni l’euro è passato da circa 1,3200 fino a toccare 1,2500 contro dollaro. Beh non sono poi tanti 7 centesimi di ribasso…No, non sono 7 centesimi ma 700 pips. Chi ha un po’ di esperienza del mercato del valute (forex) ha già capito quali sono stati i guadagni, poi con l’effetto leva, non ne parliamo. E’ chiaro che ci ha guadagnato sono sempre quelli, cioè quelli che hanno le notizie qualche secondo prima.

  22. Antonio

    … i PIGS non esistono? Non lo so, e nessuno lo sa semplicemente perché i mercati non si muovono solo su dati tecnici ma anche sul "sentiment". Non dimentichiamoci poi dell’Argentina che da un giorno all’altro i vari risparmiatori aprendo il loro home-banking hanno visto l’importo del saldo a zero. Quel giorno fecero festa i soliti che ci hanno guadagnato… e sì, quelli che avevano un conto corrente in rosso che si sono visti azzerare i debiti! Vi dico un’altra cosa… sono andato in banca e ho chiesto al mio direttore di aprirmi un mutuo e lui, giustamente, mi ha chiesto un bene da ipotecare (casa, auto, campi di mio nonno, ecc…). Il giorno dopo sono andato io da lui e gli ho chiesto un bene della banca da ipotecare che garantisca i miei soldi depositati presso la banca e lui, giustamente, si è messo a ridere. Allora cosa facciamo? Non lo so, ma il pastore ha interesse che le proprie pecore vivano per tosarle, mungerle,… se dovessero morire il pastore non avrebbe di che vivere.

  23. Danilo

    Articolo utile ma con limitato insieme di dati. Si dovrebbe considerare che nel tempo i conti dei PIIGS sono in continuo peggioramento, che se il prezzo delle case diminuisce la situazione si aggrava e che i risparmi delle famiglie non sono alcuna garanzia per il debito. I PIIGS fanno i piani A, B e C. A: sperare di in una ripresa economica. B: ridurre il costo del lavoro consentendo lo sfruttamento dei lavoratori. Non saranno certo i sottopagati a rilanciare i consumi interni e l’economia. C: trasformare i debiti nazionali in debito comune europeo, obbligando la BCE ad acquistare titoli degli stati in difficoltà oppure a creare debito europeo per finanziare gli stati nazionali. Il piano C darebbe una temporanea boccata di ossigeno ma creerebbe le basi per la distruzione definitiva della credibilità della comunità europea. Pertanto ritengo che l’unica soluzione per la crisi greca è il default e l’uscita dall’euro. Si salvaguarderebbe i risparmi dei cittadini europei e si darebbe il vantaggio ai cittadini greci di inflazionare la propria moneta e ritornare competitivi. Il problema rimarrebbe in mano ai creditori dei greci, che hanno voluto correre il rischio. Sapete chi sono.

  24. francocordiale

    Non essendo un economista, ragiono in termini di buon senso. Si è imposto, negli ultimi decenni, un modello di Stato-Welfare, stato-sociale, stato assistenziale di tipo svedese o americano, il quale ben funzionerebbe in nazioni più etiche, dove ciascuno contribuisce a difendere i "diritti", non già strillando sulle piazze, bensì adempiendo ai doveri: doveri fiscali, doveri lavorativi, adempimenti legali, gestione oculata delle risorse (leggi: risparmio). Stati "virtuosi" e non spreconi, (dove purtroppo mafie e clientele e si accaparrano il denaro pubblico, vedi ricostruzione Irpinia post terremoto) alimentano e tutelano ogni necessario "ammortizzatore sociale" per i tempi di crisi, sorretti dall’onestà dei cittadini. Ma da noi? A quanto pare in Grecia si sono comportati ancora peggio!

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