logo


  1. luca Rispondi

    Non mi è chiaro: anche se il governo si accorge che i fondi FAS non sono ben gestiti dalle Regioni (o da alcune, come leggo dal commento precedente), l'Europa permette poi che il governo dirotti i fondi su attività che non siano di ricaduta diretta sulle aree sottoutilizzate ? Non è che fra un po' ci sarà prima qualche monito e poi scatteranno procedure di infrazione? Se poi ci si accorge che alcune della amministrazioni locali sono incapaci nella gestione, non si può procedere (previo approvazione di Bruxelles) a qualche forma di commissariamento e gestione centralizzata per le sole regioni inadempienti?

  2. Roberto De Vincenzi Rispondi

    Nella sostanza concordo con l'analisi sintetica proposta da Claudio Virno fatta eccezione per i seguenti punti: 1. Non tutte le Amministrazioni titolari di Programmi operativi regionali a cofinanziamento comunitario (Fondi Strutturali) hanno dimostrato una scarsa capacità programmatoria. Anche sul versante dell'efficienza gestionale e capacità istituzionale l'Italia "marcia a due velocità". Se da un lato è aumentato il numero delle Regioni che su questo terreno hanno mostrato capacità programmatoria e gestionale, dall'altro la distanza tra le Amministrazioni più avanzate e quelle più arretrate - nel corso degli ultimi 15 anni - è decisamente aumentata. 2. Sul tema delle politiche attive del lavoro (compresa la formazione professionale), i principali elementi di innovazione e di innalzamento della qualità del servizio offerto sono stati introdotti proprio dall'adozione di regole e modelli comunitari e, nella fattispecie di FSE. Qualche esempio: il passaggio dall'assegnazione diretta allle procedure concorsuali e la diffusione di sistemi di monitoraggio finanziari e fisici (ambedue imposti da Bruxelles).