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  1. luana Rispondi

    Quasi al traguardo dei primi 36 anni e già da un paio, prima di questa crisi, mi domandavo dove poter imparare a leggere e capire cio' che riguarda i tassi d'interesse, i mutui ecc. Nel mio piccolo, quando cercai di capire che tipo di mutuo intraprendere parlai con ben 6 consulenti di banche diverse, per quanto sia perspicace restavo basita nell'apprendere che la stessa scelta ottimale per uno pareva terribile come soluzione per l'altro. Le mie condizioni erano le stesse, come stesse erano le richieste. Uno più uno non fa due? Guarire dall'ignoranza ma dove e grazie a chi? Lavoro 40 ore a settimana e ho terminato gli studi di liceale dove posso, dato che voglio, imparare? Ah la casa devo ancora acquistarla, rifaccio il giro dato che le condizioni di erogazione sono completamente cambiate...ci capirò qualcosa? Grazie per l'aiuto! Luana

  2. Mattia Bozzalla Rispondi

    Per molti investitori, una migliore educazione finanziaria sembra portare ad un aumento di confidenza nelle proprie capacità senza per questo migliorarne l’abilità, giungendo quindi a decisioni peggiori. Ciò è stato recentemente rimarcato anche in un Quaderno di Finanza Consob. Il modello prevalente sembra oggi essere quello della “disclosure”, dove si tende di mettere a disposizione dei risparmiatori una mole enorme di informazioni affinché essi compiano scelte “informate” (un Prospetto Informativo di un Fondo Pensione può ammontare a più di 100 pagine). Starà poi a ciascuno fare le proprie scelte, segue l’argomento, dopo aver studiato a fondo la finanza, la complessità delle scelte di accumulo, decumulo, rendita e indebitamento. Mi sembra che si chieda, ancora una volta ai risparmiatori, di risolvere i propri problemi da soli, un po’ come si chiederebbe ad un malato di studiare la propria malattia per curarsi. Puntare sempre più sulla formazione di una classe preparata di consulenti finanziari, una soluzione che ritengo possa avere costi ben più limitati e risultati probabilmente migliori, non sottrarrebbe preziose risorse scolastiche ad una scuola già in difficoltà.

  3. Tommaso Rispondi

    Esemplare il caso di molti comuni italiani, dove "responsabili" armati della loro laurea in economia hanno fatto contrarre a piccoli comuni debiti colossali speculando sui famigerati derivatives e, come sempre, i soldi deve metterceli il contribuente, perche' non si puo' lasciare un comune senza servizi essenziali.

  4. massimo paradiso Rispondi

    A quanto pare la crisi finanziaria (al primo posto nell'elenco Lusardi) ha evidenziato l'ignoranza finanziaria dei risparmiatori ed i conseguenti disastri. La soluzione: insegnare l'interesse composto (e quanto altro?). La via è certo la migliore per salvare la mitologia del ciclo vitale e della capacità previsiva perfetta di pianificazione di consumo e risparmio: che vere per la teoria economica, sono invece apparse falsificate dalla realtà dei fatti della crisi finanziaria. La notevole letteratura economica che sostiene l'alfabetizzazione finanziaria lo fa per salvare se stessa, più che gli ignoranti risparmiatori. I quali meglio alfabetizzarli; ma senza alcuna speranza che siano messi in grado di comprendere quel che è dentro i titoli che acquistano. Certo comprenderanno meglio l'importanza del risparmio in sè. Il che generalmente già avveniva; salvo però, a riguardo, mostrare incoerenza, magari giustificata dalle pressioni (preferenze) del presente. Comunque alfabetizziamo. E, all'occorrenza, anche i molti economisti laureati (come i poeti di un tempo) che non riconobbero i difetti del risparmiatore razionale e gli ingredienti dei titoli spazzatura. Forse per debole alfabeto.

  5. AG Rispondi

    Pienamente d'accordo sulla necessità di alfabetizzazione in materia finanziaria. Particolarmente importante il tema delle pensioni. Se la gente capisse veramente il funzionamento del sistema pensionistico, forse apprezzerebbe molto di più il superefficiente INPS e sarebbe meno entusiasta del fondi pensione privati che costano assai di più e sono molto meno sicuri. Ma, si sa, la maggior parte preferisce sbagliare piuttosto che pagare più contributi e con l'INPS, il mondo della finanza e della consulenza non ci guadagna nulla.

  6. GIACOMO PETTERLE Rispondi

    Partire dal presupposto generale che la scarsa conoscenza, in tutti i campi del sapere, è il "nemico da vincere" non può che essere condiviso, mi pongo altresì alcune domande. Quale alfabetizzazione minima, quali concetti di base sono necessari per i cittadini nel pianificare le proprie pensioni, nel gestire i propri risparmi e le loro necessità di finanziamento? La risposta per me è purtroppo nessuna. Quando le scelte di carattere previdenziale sono state estorte in modo illiberale da una legge che convoglia forzosamente la previdenza complementare in fondi pensione il cui obbiettivo non è nemmeno quello di trasferire nel tempo la ricchezza in modo neutrale, ma incassare laute commissioni. Quali competenze creare nei risparmiatori? Nessuna ahimé. Le tecniche di gestione degli oicvm o le tecnalita' di obbligazioni sono alquanto complesse che nemmeno gli indicatori della post modern theory portfolio riescono a coglierne tutte le dinamiche. Insegnare la capitalizzazione composta è come misurare l'infinitisamente piccolo con il metro. Cosa dobbiamo insegnare alle famiglie difronte alle proposte di mutui con cap and floor forse la Black and Scholes? L'offerta è il problema!

  7. Gian Michele Murru Rispondi

    Sono pienamente concorde con quanto affermato dalla prof.ssa Lusardi. L'alfabetizzazione finanziaria è indispensabile, come è stata a suo tempo quella ''grammaticale'' per far crescere il paese e quella informatica che avrebbe dovuto aiutarci a padroneggiare le nuove tecnologie. L'educazione deve essere per prima cosa indipendente, poi deve essere resa disponibile alla moltitudine delle persone per capire come impostare determinate scelte. Io stesso mi accorgo di aver bisogno di una linea guida personale (tramite libri,o altro materiale) che mi permetta di colmare questa ''lacuna'' di cui spesso ci si dimentica. Attendo consigli e suggerimenti in materia. Grazie a tutti. Gian Michele Murru

  8. Lavoratore Rispondi

    Ora si vuol attribuire la responsabilità della crisi alla povera gente che pensava a tirare avanti, invece che agli speculatori e a quei barbari dei banchieri? Mio padre, da operaio, ha potuto accendere mutui e gestire denaro perché il mondo fino a 20/30 anni fa era un tantino più semplice, più a dimensione d'uomo, dove la "competitività" non era il fine ultimo di ogni decisione politica ed economica. Torniamo ai cambi fissi, torniamo a vincolare la mobilità dei capitali, torniamo ad un mondo un po' più equilibrato e regolato!

  9. annalisa stretti Rispondi

    Questo articolo mi è piaciuto moltissimo, esprime dati tecnici in una forma di notizia piacevole e "leggera". Si colloca in una sorta di spazio curiosità, ma con dei contenuti, anche utili come spunto di riflessione. Eì sostanzioso (in senso di lunghezza) ma si arriva in fondo

  10. luciano scalzo Rispondi

    L'attuale crisi finanziaria ha dimostrato che solo " l'apha et omega" della finanza può, probabilmente, evitare perdite finanziarie. La conoscenza dell 'ABC non basta nemmeno a superare i metal detector posti all'ingresso delle banche. L'ABC dovrebbe servire al regolatore per consentire ai risparmiatori di scegliere piani d'investimento , soprattutto in materia pensionistica, ragionevolmente sicuri. A tutt'oggi i rating, per esempio, sono dati da società private e non mi pare che conoscere il significato di una tripla A (si veda il caso Lehman Brothers) servi a scongiurare la perdita dei propri risparmi.