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DUBBI DA UN MATRIMONIO

Pubblichiamo il testo del discorso pronunciato da Tommaso Padoa-Schioppa il 21 dicembre 2007 al London Stock Exchange Christmas Party. Nel suo intervento, l’allora ministro dell’Economia spiegava le ragioni che lo avevano portato a preferire per Borsa italiana una soluzione diversa dall’alleanza con il mercato della City. Le recenti vicende , con conseguenti ripensamenti sull’opportunità della fusione, riportano d’attualità quelle considerazioni.

 

(…) Essere qui  mi fa sentire  un po’ come il padre che fa visita alla nuora (o al genero, ma scelgo la nuora per ovvie ragioni) nella nuova casa appena dopo le nozze. In questo caso, mio figlio è la Borsa Italiana. E questo primo incontro è segnato dalla gioia di conoscere la nuova famiglia nella sua abitazione e dal fatto che la nuora discende da una nobilissima famiglia (la finanza di stampo anglosassone) e vive in una città, Londra, che è per molti aspetti il miglior polo finanziario del mondo. Da qui derivano la gioia, la soddisfazione e la fiducia nelle prospettive future dell’unione.

UNA MONETA, UNA BORSA

Ma la visita è segnata anche da un lieve senso d’imbarazzo, che non credo di dovervi nascondere.
Come padre ho pubblicamente espresso il desiderio di un matrimonio diverso e credo che questa sia una buona occasione per spiegarvene la ragione. Essa ha a che fare con quella che io chiamo specificità di valuta, currency specificity come dite voi in questa città. Ho sempre ritenuto naturale che un’area utilizzante una stessa moneta avesse un unico mercato azionario, legato a un’unica struttura di compensazione e regolamento (clearing and settlement), a un’unica fonte di impulsi di politica monetaria e a un unico prestatore di ultima istanza. Convinto che ciò dovesse verificarsi anche nell’Eurozona, ho cercato di realizzare questo obiettivo quando ero alla Banca centrale europea e anche dopo. Non ho avuto successo.
Le ragioni dell’insuccesso credo risiedano nel fatto che condividiamo la stessa valuta, ma non la stessa struttura politica, come invece dovrebbe essere. In realtà, raramente si è arrivati alla costituzione di un unico mercato azionario solamente attraverso le forze competitive del mercato; il motore dell’unificazione è stato, nella maggior parte dei casi, una iniziativa politica. È stato così, ad esempio, nel caso della Germania e dell’Italia, dove mercati azionari locali avevano resistito fino a tempi molto recenti.
Chi visita la Borsa di Parigi può vedere i nomi e gli stemmi dei principali mercati azionari con cui essa intratteneva rapporti d’affari allorché fu istituita, nel 1806: sono rimasto colpito nel leggere che allora erano sei le borse italiane legate al mercato azionario parigino: Firenze, Napoli, Venezia, Milano e altre ancora. La mia sorpresa è sparita quando mi sono ricordato che nel 1806 esistevano molti Stati italiani, ciascuno con la sua borsa.
L’unico motivo per cui mi auguravo un matrimonio diverso è questa convinzione.

LA QUESTIONE DELLA PRIVATIZZAZIONE

Debbo però farvi una seconda confessione: non solo avevo in mente un matrimonio differente, ma ho anche una certa inclinazione per i matrimoni combinati. L’idea che due persone debbano essere libere di scegliersi l’un l’altra perché sono le più adatte a capire qual è l’unione giusta è un romantico pregiudizio che nella storia umana ha avuto uno spazio e un tempo molto limitati: non è ancora chiaro se si tratti, effettivamente, di una buona idea. In realtà, la percentuale dei successi non sembra essere elevatissima. Il mio istinto, dunque, vede con un certo favore i matrimoni combinati.
Infine, per dirla tutta, c’erano riserve, almeno da parte mia, anche riguardo l’emancipazione del figlio. L’emancipazione ha in questo caso la forma della privatizzazione dei mercati azionari, che in Italia ha avuto luogo dieci anni fa, quando ero a capo della Consob. Confesso che ancora mi chiedo quale sia esattamente il migliore profilo istituzionale e proprietario per un mercato azionario. Il mercato è, come ci ricorda qualsiasi libro di testo, un bene pubblico; contribuisce alla produzione della ricchezza, ma storicamente non è mai stato visto come un’impresa in senso stretto: si tratta di una novità.
E poi, tra le molte forme di emancipazione, rendere il mercato azionario non solo un’entità privata ma anche orientata al profitto e talvolta perfino quotata in Borsa, è una scelta estrema che sperimentiamo per la prima volta e i cui risvolti sono, per molti aspetti, ancora incerti.
Non fraintendetemi. Sono profondamente convinto che tutto ciò che può essere fatto privatamente debba essere fatto privatamente e che si debba sfruttare appieno quella che è la migliore invenzione del genere umano in campo economico, il mercato. Ma bisogna ammettere che resta ancora da capire dove esattamente risieda la linea di demarcazione fra la formula di mercato e una formula diversa. Inoltre, all’interno del settore privato, esistono tante altre formule oltre all’ente orientato al profitto: per esempio, società mutualistiche, partnership o altre ancora.
Come mai il padre si presenta alla festa solo per dire cose che potrebbero suonare in qualche modo fuori luogo per l’occasione? Perché è la prima visita del padre ed è il momento in cui la famiglia si riunisce per Natale: ritengo allora che il miglior tributo che posso offrire sia, come si dice nel gergo finanziario, un atto di trasparenza. Trasparenza sui sentimenti, le ansie e le riserve che hanno accompagnato i miei pensieri e la mia attività in questo campo. Prendetelo come un segno della sincerità che dovrebbe caratterizzare ogni sano rapporto familiare.
Sto leggendo in questi giorni la bellissima biografia di Albert Einstein scritta da Walter Isaacson. Forse sapete che la prima moglie di Einstein è stata Mileva Maric e che i genitori di lui, gente un po’ all’antica, si opposero con forza a quel matrimonio, il quale poi si ruppe. Anni più tardi, lo stesso Einstein, che pure era sotto molti aspetti una persona decisamente anticonvenzionale, si oppose con forza al matrimonio del figlio; per anni non lo accettò. Ebbene, il primo matrimonio di Albert Einstein durò solo dieci anni, ma quello del figlio ne durò oltre quaranta e fu molto felice. Mi chiedo se Einstein abbia imparato alcunché, o forse troppo, dalle due esperienze.
Vi ho dunque esposto quelli che erano i miei timori in origine; ma nello stesso tempo dico che, per quanto ho potuto vedere finora di questa unione, forse quei timori erano mal riposti. Nonostante ciò, rivelarli può essere di qualche utilità per la giovane coppia; possono fungere da memento delle incertezze del lungo viaggio che ha appena intrapreso.

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GAS: E CHI TUTELA IL CONSUMATORE?

  1. fabrizio

    Mi chiedo se valga ancora la pena studiare economia in Italia se gente come Padoa-Schioppa e Romano Prodi vengono ridicolizzati dai media e messi in disparte come il male peggiore, mentre un mezzo avvocato da quattro soldi si presenta alla scena pubblica come uno dei migliori economisti mondiali. E’ come mettere un dentista alla semplificazione o un giurista (o avvocato che sia) in uno studio dentistico. Qualcuno provi a darmi una risposta, vale ancora la pena studiare economia in Italia?

  2. Davide Lerda

    Sono un giovane economista che sta cercando di avviare due imprese in Italia. Dopo mesi e mesi di preparazione il Comune non mi ha concesso l’autorizzazione di cui necessito per avviare l’impresa. In barba alle norme, che mi danno ragione. Un mio amico che sta investendo in Spagna ha iniziato dopo di me e tra una settimana aprirà la sua impresa.

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