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  1. roberto noce Rispondi

    Penso che dovrebbe esistere una pensione uguale per tutti a 65/67 anni finanziata dai proventi fiscali per permettere a tutti di poter vivere curarsi ed abitare un modesto alloggio: chi vuole di più dovrà darsi da fare e risparmiare

  2. Gaetano Proto Rispondi

    L’analisi della dinamica 2006-08 sarebbe più chiara se fosse effettuata distinguendo 1) i soggetti pensionati intervistati in entrambe le annate (la c.d. “parte panel”) e 2) gli “altri”. A meno di errori da parte degli intervistati, purtroppo sempre possibili in un’indagine campionaria e in parte rintracciabili analizzando i valori anomali, per i pensionati panel le pensioni dovrebbero risultare in media stabili o decrescenti in termini reali. Le pensioni in essere sono infatti indicizzate alla sola inflazione (in modo parziale, oltre un certo importo), e solo una minoranza di soggetti riceverà pensioni aggiuntive (ad esempio di reversibilità). La crescita del 1,1% reale individuata nella tav. 2 dovrebbe quindi essere imputabile agli “altri”, cioè al confronto tra pensionati 2006 usciti dall’indagine e nuovi pensionati 2008. Trattandosi però di un campione e non di un archivio esaustivo, l’uscita e l’entrata non dipendono tanto da fattori demografici, quanto da fattori casuali (per esempio, la famiglia X non vuole più partecipare e viene sostituita dalla famiglia Y). Concludendo, sarebbe del tutto irrazionale un policy maker che stabilisse che “i pensionati siano una categoria privilegiata” confrontando senza ulteriori approfondimenti i redditi medi di due indagini campionarie – tanto più se oltre alle pensioni si includono gli altri redditi dei pensionati e se non si tratta di persone, ma di famiglie che possono comprendere altri percettori.

  3. Maurizio Benetti Rispondi

    La Banca d'Italia ricava i dati dell'inchiesta da un panel di circa 8.000 famiglia. Nel 2008 il 46% di queste famiglie è stato intervistato per la prima volta e quindi la rappresentazione campionaria delle famiglie di pensionati è diversa, sensibilmente, da quella degli anni precedenti. Tra i pensionati c'è ogni hanno un sensibile effetto di sostituzione tra pensioni che cessano e nuove pensioni, con le seconde sensibilmente più alte delle prime. Bisognerebbe quindi eliminare dal ragionamento l'effetto sostituzione altrimenti, almeno fino agli effetti del sistema misto e contributivo, ogni anno i redditi dei pensionati sono destinati ad aumentare in modo apparentemente inspiegabile sulla base dell'attuale rivalutazione delle pensioni.

  4. aris blasetti Rispondi

    Mi risulta che le pensioni ammontino in misura proporzionale al reddito prodotto durante la vita lavorativa ed ai relativi contributi versati e non sono quindi una elargizione benefica dello stato in base allo stato di indigenza o meno dell'interesato. Pertanto e' intellettualmente disonesto mettere in relazione la pensione percepita con eventuali immobili posseduti o risparmi accumulati durante la vita lavorativa. Vorrei far notare inoltre, che gia' ora, con una norma capestro le pensioni piu' alte -superiori a 5 volte il minimo- vengono rivalutate annualmente in misura molto inferiore alle altre -in misura inversamene progressiva al loro ammontare-.Il vostro ragionamento non fa altro che dare ragione a coloro che praticano l'evasione contributiva : "perche' devo pagare dei contributi onerosi per tutta una vita per poi avere una pensione uguale a chi non ha pagato ? Meglio risparmiare i denari e costruirmi un futuro da solo".

  5. BALEANI ALBERTO Rispondi

    Questo governo è da mandare a casa ha fatto già troppi danni.