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IDENTIKIT DEL LEGHISTA AMMINISTRATORE

Chi sono i sindaci della Lega Nord? Meno donne, ma più giovani e con un livello medio d’istruzione superiore rispetto agli altri amministratori del Nord. Inoltre provengono da occupazioni con un alto costo opportunità dell’ingresso in politica: imprenditori, commercianti, avvocati e professionisti. I comuni leghisti hanno una maggiore percentuale di entrate proprie e una minore rigidità della spesa. Insomma, un federalismo municipale non solo predicato ma anche praticato.

La Lega Nord è di nuovo al centro dei riflettori della politica italiana. La sua indiscutibile vittoria elettorale, più che in termini quantitativi (in fondo, al di là della significativa conquista di due presidenti di regione e dello sfondamento elettorale in Emilia-Romagna e Toscana, il suo bacino di consenso non si discosta granché dal 10,1 per cento raggiunto nel 1996 con la corsa solitaria e protestataria al di fuori dei due poli), sembra misurarsi in termini qualitativi: a confronto con la crisi di credibilità e il discredito generalizzato verso le classi dirigenti degli altri partiti, i politici leghisti si segnalano per il forte legame con i propri elettori. Tanto da spingere molti a individuare nella forma partito leghista un modello da imitare. Dato che il successo della Lega finisce per essere identificato con il suo radicamento locale e la capacità di selezionare una classe politica credibile agli occhi degli elettori, può essere utile gettare uno sguardo ai dati disponibili sugli amministratori locali. Per capire chi sono e cosa fanno i politici leghisti sparsi sul territorio.

L’ANAGRAFE DEGLI AMMINISTRATORI LOCALI

La fonte cui si può fare riferimento è l’anagrafe degli amministratori locali curata dal ministero dell’Interno. In particolare, prenderò in esame tutti i sindaci eletti nei comuni italiani dal 1993 al 2007, nonché gli assessori comunali nominati da questi sindaci. (1) Per rendere la comparazione tra gli amministratori leghisti e gli altri facilmente interpretabile, mi limiterò al Nord (cioè, alle regioni del Nordovest e del Nordest nella classificazione Istat).
I dati utilizzati, tuttavia, hanno un limite che è bene evidenziare subito. Molti sindaci non sono chiaramente identificati in base al partito cui appartengono, ma solo alla coalizione che li ha sostenuti. A volte, neanche in base a quella, nel caso di liste civiche. Dei 13.887 sindaci del campione, quindi, soltanto 534 (il 3,7 per cento) sono identificati come leghisti dai dati del ministero. (2) Molti altri, chiaramente, si nascondono dentro le etichette del centrodestra o di liste civiche. E il problema non è neanche neutro in termini temporali, visto che dopo il 1999 (quando la Lega rientra in maniera stabile nella coalizione di centrodestra) la percentuale di sindaci leghisti scende dal 5,7 per cento al 2,5 per cento per un chiaro problema di identificabilità. Anche il numero di liste civiche, non identificabili come centrodestra o centrosinistra, cresce dal 33 per cento (prima del 1999) al 68 per cento (dopo il 1999). Se si pensa ad alcuni sindaci leghisti con visibilità nazionale, si capisce al volo il problema. Il sindaco di Verona Flavio Tosi (classe 1969, tecnico informatico) è identificato come “centrodestra” nel 2007. Il sindaco di Novara Massimo Giordano (classe 1969, avvocato) è identificato come “centrodestra” nel 2001 e come “Lega Nord” nel 2006. Il sindaco di San Donà di Piave e adesso anche presidente della provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto (classe 1962, assistente sociale), è identificata come “centrodestra” nel 2003. Tutti casi di sindaci leghisti di successo, di cui soltanto uno (Giordano) è chiaramente individuato come tale dai dati.
Nonostante questi limiti, descrivere le 534 amministrazioni comunali leghiste individuate dai dati del ministero può comunque essere utile per capire qualcosa sui politici locali della Lega.

POCHE DONNE, PIÙ GIOVANI, IMPRENDITORI E PROFESSIONISTI

I leghisti, rispetto agli altri sindaci del Nord, si segnalano per la minore presenza di donne (6,7 per cento contro 9,4 per cento), per una maggiore presenza di giovani (età media di 46 anni contro 48) e per un maggiore livello di istruzione (14 anni di studio contro 13). Si noti che tutte queste differenze (e le altre citate di seguito) sono statisticamente significative a un livello di confidenza del 5 per cento o dell’1 per cento a seconda dei casi.  Mentre emerge l’immagine di una classe politica giovane, non sembra confermata la vulgata per cui la classe dirigente leghista è rozza e meno istruita. Non è del tutto confermata, infatti, neanche la fotografia che emerge dalla classe parlamentare leghista. Anche lì, la Lega si segnala per una minore presenza di donne e una maggiore presenza di giovani, ma il livello medio d’istruzione dei parlamentari leghisti è minore rispetto a quello dei loro colleghi di altri partiti. Se si guarda all’evoluzione nel tempo di queste caratteristiche, inoltre, si nota come le tendenze di cui sopra si stiano un po’ attenuando. Dopo il 1999, è aumentata la presenza di donne leghiste (come testimoniato anche dalla recente inchiesta giornalistica di Cristina Giudici). (3) Ed è aumentata l’età media dei sindaci leghisti, per un fenomeno naturale per cui giovani che si erano affacciati alla politica grazie alla Lega nel corso degli anni Novanta hanno poi consolidato le loro posizioni di potere nelle istituzioni e nel partito.
Riguardo alla professione, i sindaci leghisti si distinguono per la provenienza da occupazioni con un alto costo opportunità dell’ingresso in politica, come imprenditori, commercianti, avvocati e professionisti: 56,8 per cento contro il 36,2 per cento degli altri sindaci del Nord. Forse, è anche questo connotato sociale della sua classe politica a spiegare la capacità della Lega di intercettare il consenso di piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e artigiani (in aggiunta alle politiche distributive di natura discrezionale richiamate da Tito Boeri in un recente articolo su “Repubblica”): la condivisione di un retroterra sociale e la precedente esposizione agli stessi problemi aiutano gli amministratori leghisti a entrare in sintonia con quel mondo. Questo dato, comunque, si sta attenuando nel tempo, e dopo il 1999 è aumentata la presenza anche di occupazioni con basso costo opportunità, come impiegati e operai. La presenza di persone senza un’occupazione di provenienza (disoccupati o fuori dalla forza lavoro), infine, rimane minore tra i leghisti (11,5 per cento) che non tra i sindaci degli altri partiti (15,9 per cento).
I dati sugli assessori comunali confermano queste tendenze. Nelle giunte dei sindaci leghisti, ci sono più giovani (età media di 43 anni contro 45), assessori con maggiore istruzione (13 anni di studio contro 12) e provenienti da professioni con maggiore costo opportunità (36 per cento contro 29,7 per cento). Invece, non esistono differenze statisticamente significative nella presenza di donne.

IL BILANCIO DEI COMUNI: MAGGIORI ENTRATE PROPRIE

Se si guardano i dati dei bilanci comunali, per capire se i 534 sindaci leghisti del nostro campione finiscono per attuare scelte diverse dagli altri, emergono poche – ma indicative – differenze che siano anche significative da un punto di vista statistico. Tanto per farsi un’idea, i sindaci leghisti amministrano comuni mediamente più grandi, con buona pace della retorica dei borghi padani: 14.124 abitanti contro 5.649 (e la differenza rimane anche escludendo la vittoria di Marco Formentini a Milano nel 1993). In parte, questo fatto potrebbe essere spiegato da un effetto di selezione, visto che tra i comuni non identificati come leghisti ci sono soprattutto quelli con liste civiche, che abbondano nei piccoli comuni. Ciò è confermato dal fatto che, nei comuni sopra 15.000 abitanti (con legge elettorale a doppio turno), dove di solito si presentano meno liste civiche, la differenza nel numero di abitanti tra i comuni amministrati dalla Lega e gli altri non è più statisticamente significativa.
Il dato sulla popolazione può in parte spiegare le dimensioni più contenute, sul piano pro-capite, dei bilanci dei comuni amministrati dalla Lega: spese pro capite di 1.058 euro (contro 1.430) ed entrate pro capite di 1.034 (contro 1.407). (4) Non esistono differenze significative nel disavanzo di bilancio. I comuni leghisti, inoltre, si segnalano per una maggiore percentuale di entrate proprie (71,2 per cento contro 64,7 per cento) e per una minore rigidità della spesa (40,9 per cento contro 38,6 per cento), misurata come la frazione delle spese per mutui e personale sul totale del bilancio comunale.
Tutte queste correlazioni, tuttavia, potrebbero nascere da un semplice fenomeno di selezione: comuni storicamente caratterizzati da una minore spesa pubblica potrebbero finire per eleggere sindaci leghisti. Può essere interessante, allora, guardare alla variazione delle variabili di bilancio dall’inizio alla fine del mandato del sindaco: come lasciano le casse del comune, rispetto a come le hanno trovate, gli amministratori della Lega? Qui, il dato più interessante (oltre a una maggiore riduzione del disavanzo da parte dei sindaci leghisti, che non è però robusta sul piano statistico) è l’aumento della percentuale di entrate proprie, che è maggiore nelle amministrazioni leghiste (+16 per cento) rispetto alle altre (+12 per cento). In parte, questo dato potrebbe essere spiegato dalla maggiore presenza di piccoli comuni (non sottostanti ai vincoli del patto di stabilità interno in certi anni) tra quelli non amministrati dalla Lega, ma la correlazione rimane anche controllando per la popolazione. Insomma: un federalismo municipale non solo predicato ma anche praticato.

(1) Si veda Gagliarducci, S. e Nannicini, T. (2009), “Do Better Paid Politicians Perform Better? Disentangling Incentives from Selection”, IZA WP 4400, per una descrizione dei dati utilizzati.
(2) In particolare, definisco come leghisti tutti gli amministratori locali codificati dal Ministero dell’Interno con una di queste sigle di partito: “L. NORD-CIVICHE”, “LEGA LOMBARDA-LEGA NORD”, “LEGA NORD”, “LEGA NORD-ALTRE”, “LG. NORD-LG.VENETA”, “LIGA VENETA”, “LIGA VENETA-LEGA NORD”.
(3) Si veda Giudici, C. (2010), Leghiste. Pioniere della nuova politica, Marsilio editore.
(4) Tutti i dati sono in euro reali con base 2000.

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Leggi anche:  Seggi elettorali? Fuori dalle scuole

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LA MATEMATICA DI RITO PADANO

17 commenti

  1. WPaul63

    E si riassumono in due cognomi "eccellenti" (è un eufemismo): Prosperini & Calderoli. Come dicono a Londra… ‘nuff said Paul

  2. loremaf

    E’ certo vero che gran parte degli amministratori della lega ha un livello medio di istruzione superiore nei confronti forse di altri, ma è pur vero che nelle liste della lega fanno sempre più capolino presenze come quella del figlio del capo (la c.d. trota) che quanto a qualità, competenza e merito lascia più di qualche dubbio. Anche da quelle parti funzionari del partito e/o del sindacato padano ricoprono posizioni non certo secondarie come la vicepresindenza del Senato. Quindi farei una certa attenzione perchè la strada mi sembra per certi versi simile alle truppe mastellate che si dibattevano tra cognati e mogli candidate.

  3. roberto fiacchi

    Non mi stupiscono i dati che emergono nell’articolo, d’ altra parte i risultati significativi ottenuti dalla Lega nel corso degli anni hanno basi solide di cui il buon livello dei suoi rappresentanti è sicuramente elemento rilevante. Altro aspetto fondamentale è rappresentato dall’avere la Lega un vero leader e un " esercito" ben strutturato, rispettoso delle regole e strettamente organizzato sul territorio. Come facevano i Deputati della DC, mi sembra che facciano anche i rappresentanti della Lega e ho l’impressione che, se non lo fanno, vengano estromessi. Penso che non si tratti di copiare nulla, ma i partiti che vorranno realmente costruire un futuro decente per il nostro Paese devono riuscire a porre al centro della loro azione l’obiettivo di dare risposta alle esigenze dei cittadini e tradurle in sintesi decisionali. Per il momento credo sia normale riconoscere alla Lega i meriti che ha. In quanto alla soluzione dei problemi di fondo, per migliorare l’Italia certo occorre molto altro e cambiamenti sostanziali.

  4. lonfo

    Ottima analisi. Aggiugerei una questione forse difficile da indurre dai dati. Se i migranti che abitano e lavorano in gran numero i municipi a cui fa riferimento l’analisi potessero votare, Il numero di sindaci leghisti vittoriosi, diminuirebbe sicuramente. Parte del loro successo è da attribuirsi alla figura di "baluardo della conservazione dei valori padani/italiani etc" che spesso i sindaci leghisti rappresentano. Sono del parere che, le capacità e le caratteristiche di questi amministratori (anche se misurate sulle caratteristiche dei loro controfattuali) spiegano solo in parte il successo della lega Se la "popolazione reale" dei vari municipi del Nord avesse diritto a votare le fortune di questi amministratori sarebbero minori.

  5. luca

    Era leghista nei primi tempi, ma mi risulta sia in quota AN da parecchio tempo.

  6. emanuele

    Prosperini non è della lega ed e un ex AN.2. Calderoli sarà rozzo e diretto nel parlare ma dato che lo conosco personalmente vi informo che ha due lauree.

  7. Febo83

    Carissimo professore, essendo il solito meridionale trapiantato al nord che ama seguire la politica locale del proprio comune d’origine e avendo riscontrato enormi difficoltà nel reperire informazioni on line sulla salute dei conti pubblici comunali, potrei sapere dove sia possibile leggere qualche dato un pò più approfondito riguardante un comune siciliano inferiore a 5mila abitanti, per la precisione San Marco d’Alunzio, in provincia di Messina. Esiste un sito dove poter trovare questi dati?

  8. silver

    L’articolo che ha scritto Diamanti su Repubblica come sempre descrive l’indescrivibile o giù di lì. Sinistra elitaria, chiusa nei loft&palazzi e troppo colta, e destra che invece fa incetta di voti nonostante il suo carattere "ruspante"= due mondi che non comunicano. Di cui ormai il mondo reale farebbe volentieri a meno, sopratutto di chi non ha voluto offrire alternative concrete e praticabili Questo paese qui mi sembra capovolto ormai, così come è diventato non se lo meritano in molti. Mi ha messo un pò tristezza anche leggere l’articolo sul Corriere che bacchetta in parte giustamente il prof. Tito Boeri…. comunque troppe persone ormai pensano che la "sinistra" sia uno spazio culturale e non più un’offerta politica. Imprenditori che non ce la fanno più, che si suicidano, isole occupate da cassaintegrati, maestre e prof in bilico, o buttati fuori dalla scuola, adesso anche la Bialetti che chiude qui in Piemonte, è veramente una lista nera! E dire che di ricette ne abbiamo lette tante… buon lavoro.

  9. aldo lanfranconi

    La Lega è " radicata sul territorio" , la Lega ha "trionfato" Non se ne puo più : Quanto al radicamento ho elaborato i dati dei 12 comuni lombardi con piu’ di 30 sezioni elettorali in cui si è votato per il comune paragonando i dati delle Comunali ha quelli delle regionali , ebbene : Lega reg 48374 voti com 41174 voti -14,9% PdL reg 81609 voti com 70221 voti -14,0% PD reg 61054 voti com 58354 voti -4,5% Credevo che un partito radicato sul territorio avesse performances migliori negli enti più piccoli ( comune ) : credevo male, forse. Quanto al trionfo in Lombardia la LEGA e’ passata da 1.221.087 voti a delle ultime EUROPEE a 1.117.227 delle regionali perdendo un elettore su 12 : in provincia di Sondrio ne ha persi 1 su 4 , 1 su 6 a Brescia ( effetto "trota" ?) e Mantova. In Piemonte ha perso 1 elettore su 6 ed in Liguria 1 su 10. In Veneto nonostante il traino di un ministro popolarissimo candidato alla presidenza aumenta di 22000 su 2,3 milioni di voti validi. Infine nel quadrilatero rosso ( Emilia – Toscana – Marche ed Umbria) realizza un aumento (sempre rispetto alle ultime EUROPEE ) di 16000 voti su 4,8 milioni di voti validi.

  10. Ajna

    Ma i dati tengono conto pure del fatto che mediamente al nord il livello d’istruzione è più alto? Avrei da ridire pure sul costo opportunità dell’ingresso in politica, dato che conosco diversi avvocati e medici che han deciso di darsi alle urne: quasi tutti professionisti meno che mediocri e quindi ben motivati a spendere altrove il blasone di un titolo che altrimenti fruttava ben poco.

  11. Ros

    Nell’articolo si fa riferimento al costo opportunità maggiore di ricoprire un incarico politico da parte degli imprenditori. Mi sembra abbastanza opinabile questa affermazione, esistono studi empirici su questo tema, in Italia? Se si, mi interesserebbe conoscerli.

  12. BOLLI PASQUALE

    Il popolo Italiano è frastornato tra politica, antipolitica e demagogia: la politica tradizionale è destinata a soccombere, l’antipolitica non prevarrà a livello nazionale; domina solo la demagogia ed i poveri sono sempre più poveri. Conclusione amara, ma drammaticamente realistica per chi ha a cuore le sorti della nostra società. La Lega avrà sicuramente buoni amministratori, più concreti ed onesti perchè legati al territorio, ma resta, comunque, come il partito di Grillo e di Di Pietro, un movimento con il concetto dell’antipolitica. I Partiti politici tradizionali (PDL compreso) non hanno scampo e non andranno molto lontano: è questione di tempo! La demagogia del Premier, molto bravo nella comunicazione ingannevole, avrà ugualmente termine: non può vivere per sempre di paraventi! Il Popolo sovrano deve fare il suo corso di coscienza, di consapevolezza della povertà, della dilagante immoralità e deve per il suo futuro augurarsi l’apparire sulla scena politica non di un’ altro messia, ma di uomini di buona volontà, normali, onesti e con il concetto del bene comune nazionale e non territoriale. Chi ci governa ha il dovere morale di essere più attento alla povertà che alle riforme istituzionali.

  13. Andrea Passantino

    Nell’articolo in oggetto si afferma che le differenze di età, sesso e livello d’istruzione sono significative da un punto di vista statistico. Un test statistico è necessario quando si confrontano dei campioni, ma nel caso in oggetto mi sembra che siano state confrontate le "popolazioni reali" quindi la differenza riscontrata è reale e non stimata, per cui non ha bisogno di convalida statistica (necessari solo se si fosse estatto un campione di sindaci, nel tal caso sarebbe stato opportuno specificare la tecnica di campionamento). Cordiali Saluti.

  14. FabrizioF

    Come spunto, direi molto interessante, sicuramente da approfondire. Con alcuni accorgimenti: i dati sui Bilanci potrebbero essere influenzati dalla classe demografica dei comuni, o dalla loro posizione geografica (regioni a statuto speciale?); i dati delle migliaia di comunelli dovrebbero essere esclusi dai calcoli (tra gli ‘altri’ viene conteggiato anche il sindaco del comune di 500 anime, che spesso non ha tessera di partito?). Perchè non usate una parte dei ricavi del 5 per mille che ottenete da noi lettori per una borsa di studio “LaVoce.info” a un giovane ricercatore che approfondisca il tema? Saluti.

  15. giannim

    Un giorno o l’altro gradirei che qualcuno mi spiegasse perchè uno con più anni di studio (o anche diverse lauree) debba avere per ciò stesso più cultura. Conosco plurilaureati assolutamente ignoranti (anche nel senso che non sanno parlare correttamente l’italiano, tipo Calderoli)! Andrei chiaramente troppo oltre l’argomento se mettessi in dubbio il livello di istruzione che la scuola italiana oggi fornisce!

  16. Tommaso

    Mi chiedo se l’etichettamento "random" del ministero dell’interno sul colore politico del sindaco non possa distorcere in modo significativo i risultati; cioè, l’autore ha trovato circa 500 sindaci leghisti. Se in realta’ i sindaci leghisti sotto altre etichette fossero circa 1000, ci si potrebbero attendere risultati fondamentalmente diversi? Su un tema simile, il MEDEC della Provincia di Bologna, anni fa’, porto’ a termine una interessante ricerca su (tutti) gli amministratori locali (sindaci, assessori, e consiglieri) della provincia stessa, e uno dei risultati piu’ importanti era proprio l’emergere della figura del politico-commercialista (qui estremizzo); cioe’ del commercialista che, nel piccolo comune, si mette a fare politica, fatto che ha ovvie connessioni con il suo ruolo professionale. E, ovviamente, in provincia di Bologna gli amministratori non erano in maggior parte leghisti.

  17. Barbara B.

    La lega ha buoni risultati elettorali anche se appare poco sui mass – media, quindi ha una strategia "vincente" altrove. Credo che loro, nei bar e nelle piazze, prima ancora che negli uffici degli enti locali, ascoltino la gente comune e cerchino di dargli voce per quello che è, nelle sue rabbie, nelle sue paure, nei suoi egoismi, come anche nella sua voglia di fare e di trovare un appoggio nelle amministrazioni locali. Possono avere diversi titoli di studio, ma non sono persone "colte", sono soprattutto persone concrete, che hanno lavorato e sono abituate a cercare dei risultati. Non hanno il mito della "Cultura", non sono speculatori idealisti e non sono nemmeno dei maestrini con la puzza sotto il naso. Rappresentano un paese, un campanile, per quello che è, mentre altri si mettono in cattedra per dire alla Nazione che vorrebbero rappresentare come dovrebbe essere. Non condivido le loro idee ma da loro bisogna imparare ad ascoltare: non si può rappresentare un popolo se lo si guarda dall’alto in basso, già con l’idea di dovergli "insegnare". La democrazia non funziona così…

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