Lavoce.info

CARTOLINE DALLO ZIMBABWE

Tra il 14 e il 20 marzo, dunque in piena par condicio, il Pdl ha ricevuto una esposizione incomparabilmente più elevata rispetto alle altre formazioni politiche in tutti i telegiornali della Rai e di Mediaset. Poco spazio alla Lega, scampoli per i partiti dell’opposizione e praticamente assenti quelli minori. Al di là delle sanzioni comminate da Agcom, il problema è che oggi gran parte dei cittadini si formano una opinione sui fatti principali e l’operare della politica attraverso i mezzi di informazione. In Italia, con un ruolo preponderante della televisione.

Eccola qui la par condicio, secondo le rilevazioni dell’Autorità di garanzia per le Comunicazioni nella settimana dal 14 al 20 marzo 2010. Sono riportati nella tabella i dati relativi ai tempi di antenna dedicati alle principali formazioni politiche nelle edizioni principali dei più importanti telegiornali.

Tempi di antenna (%),Telegiornali (edizioni principali), settimana 14/3-20/3

Partiti TG1 TG2 TG3 TG4 TG5 S.A. La7
PdL 56,35 47,93 49,16 74,30 63,41 68,64 31,99
PD 17,52 28,85 25,12 13,32 19,05 22,38 13,41
Lega Nord 8,13 3,80 8,22 1,18 2,84 1,12 0,64
IdV 6,40 6,19 6,02 3,95 3,06 1,50 10,16
UdC 7,49 6,78 5,96 2,29 5,33 0,30 2,11
Altri 4,11 6,45 5,52 4,96 6,31 6,06 41,69

Fonte: Agcom Pluralismo politico/istituzionale in televisione, 25.3.2010.

L’AGCOM E LE SANZIONI

I dati, pur essendo oramai avvezzi a un costume informativo che, nelle parole dei protagonisti, ci avvicina allo Zimbabwe, fanno una certa impressione. Il Popolo delle Libertà riceve una esposizione incomparabilmente più elevata rispetto alle altre formazioni politiche in tutti i telegiornali della Rai e di Mediaset. L’altro alleato della coalizioni di centrodestra non ne esce bene, in particolare nelle reti del Biscione, mentre i partiti dell’opposizione devono accontentarsi degli scampoli. Per non parlare delle altre formazioni minori, che con l’eccezione del telegiornale de La7 risultano totalmente assenti. E questi dati sono riferiti solamente alle formazioni politiche, e non tengono quindi in considerazione l’ulteriore esposizione derivante dalle notizie relative al governo.
Per questo squilibrio l’Autorità di garanzia per le comunicazioni ha comminato una multa di 100mila euro ai due principali telegiornali, Tg1 e Tg5. Una sanzione non trascurabile che, con tempi di verifica tutto sommato accettabili, opera ex-post, laddove si ravveda un evidente squilibrio nel trattamento rispetto ai requisiti della par condicio. (1) Ma una sanzione che rischia di essere inefficace laddove gli operatori colpiti non abbiano al loro interno gli anticorpi e la volontà di aderire al richiamo dell’Autorità. E qui arriviamo al punto dolente che è emerso in tutta la sua evidenza nelle cronache delle ultime settimane.
Abbiamo letto di commissari dell’Autorità di controllo, lautamente stipendiati dai contribuenti per sorvegliare sull’equilibrio dei sistemi di informazioni, rivendicare quasi con orgoglio la propria appartenenza politica e il proprio operare funzionale a questo o quel partito. Abbiamo letto di un direttore di telegiornale che ribadisce, con il tono dell’uomo di mondo, il suo diritto a parlare con tutti, e che convoca nel proprio ufficio i giornalisti  della testata perché firmino un attestato di solidarietà. E abbiamo letto di un presidente del Consiglio ossessionato da alcune trasmissioni e deciso a tacitarle una volta per tutte. In un tale collasso di qualunque rispetto dei ruoli, la par condicio non può fare molto, se non segnalare l’ultima infrazione delle regole in attesa di quella successiva.

DOVE SI FORMA L’OPINIONE

Alcuni commenti a un mio precedente pezzo criticavano gli argomenti proposti, sostenendo che dietro gli strumenti volti ad assicurare un equilibrio nell’informazione ci fosse un implicito giudizio quasi snobistico nei confronti degli elettori, giudicati come incapaci di giudizio e influenzabili. Il punto non è evidentemente questo. Oggi gran parte dei cittadini si formano una opinione sui fatti principali e sull’operare della politica non già attraverso una esperienza diretta e personale, ma mediante i mezzi di informazione. In Italia, con un ruolo preponderante della televisione. Non è quindi un problema di incapacità di giudizio, ma di informazioni a partire da cui il giudizio viene formato.
Quando osservammo nella primavera del 2008 le immagini dei cumuli di spazzatura per le vie di Napoli, non potemmo che giustamente concludere con un giudizio estremamente negativo delle amministrazioni del centrosinistra coinvolte, con evidenti riflessi sullo stesso governo nazionale guidato da Romano Prodi. Ma non siamo stati in grado di maturare una valutazione simile, questa volta nei confronti delle amministrazioni locali di centrodestra, nei mesi scorsi quando la spazzatura ha iniziato ad accumularsi per le vie di Catania e di Palermo senza apparire sui nostri schermi nei notiziari. Quando nel 2007 i telegiornali principali hanno raddoppiato le notizie relative alla criminalità e alle minacce alla sicurezza personale dei cittadini, senza che vi fosse un sottostante fenomeno di recrudescenza dei delitti, hanno contribuito ad acuire la sensazione di pericolo presso la cittadinanza esposta a questo diluvio di notizie e hanno imposto all’agenda politica un tema su cui tradizionalmente le forze di centrosinistra scontano un handicap.
Ma nel clima avvelenato della discussione oggi in Italia pare quasi impossibile partire da un riconoscimento comune che il problema esiste e condiziona fortemente lo svolgimento del gioco democratico. 

(1) Per un elenco delle sanzioni per par condicio comminate da Agcom si veda http://www.agcom.it/Default.aspx?message=contenuto&DCId=249.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

COME USCIRE DAL DUALISMO DEL MERCATO DEL LAVORO

Successivo

BANCHE CROSS-BORDER: LA VIGILANZA IN TEMPO DI CRISI

20 commenti

  1. ivo pellegrino

    Il valore economico della sanzione fa ridere se paragonato all’utile, quindi l’emittente può mettere in conto in anticipo una simile spesa, diciamo una voce di costo aggiuntiva, che permette però di violare le regole, impunemente, ottenendo un grande risultato di propaganda. Diverso sarebbe se fosse impedita la trasmissione. In tal modo invece i cittadini sono…gabbati due volte. Cordiali saluti. Ivo pellegrino

  2. AM

    Sono convinto, guardando la situazione italiana, che vi sia una sopravvalutazione dell’effetto dei media (quindi non solo TV e radio, ma anche stampa) sul voto degli italiani. Trovo inoltre poco significativo limitarsi a misurare i tempi di esposizione dei politici anche perchè sono importanti anche aspetti qualitativi come il contesto, l’inquadratura, le sintesi dei discorsi, i commenti, le notizie che precedono o seguono, ecc. Un uso malizioso delle immagini potrebbe persino produrre effetti opposti a quelli che i detentori del potere si attendono. Ma poi, se consideriamo gli ultimi risultati elettorali, possiamo notare che la Lega, maltrattata o ignorata dalla maggior parte dei quotidiani ,sia nazionali che locali, e da Radio e TV, avversata anche dalla stampa cattolica e delle altre confessioni, non solo non è sparita dalle scene, ma ha conseguito anche qualche successo. In conclusione, alla prova dei fatti, almeno per quanto riguarda la Lega, i media sembrano essere del tutto inefficaci.

  3. mlv

    Personalmente dalla lettura della tabella riportata nell’articolo mi meraviglia, più che il rilevato da Polo, il fatto che partiti come Idv e Udc possano occupare insieme il 16% di media dell’informazione quando non rappresentano che una esigua minoranza degli elettori, tra loro divisi da profonde divergenze, e che, a differenza della Lega ,ad esempio, non hanno un connotato politico definito. Idv è contro Berlusconi e solo contro! L’Udc non si capisce neppure se è contro qualcosa, vincono se restano a galla. La Lega si sa bene che cosa vuole e da chi è votata, per cui lo spazio non conta poi tanto, perchè il consenso l’ha già, può solo migliorare con queste premesse. Per i dua partiti di "massa", certo si sono notate le differenze. Bisogna però dire che sono state per bene bilanciate dalle notizie giudiziare, che certo non aiutano l’immagine del Pdl nell’insieme, per cui tutto sommato non trovo sbilanci enormi. La delusione è che non si parla dei programmi dei partiti perche non ci sono programmi, e questo, se non è colpa della sinistra, di chi è scusate? Berlusconi che è primo in classifica e aspetta l’avversario?

  4. Giovanni

    Chi pagherà la multa comminata dall’Agcom al TG1? Immagino Pantalone. Non è stato però uno scherzo del destino, c’è stato qualcuno che ha scientemente lavorato a determinare lo squilibrio. Non dovrebbe pagare lui? Cosa significa direttore responsabile?

  5. Andrea De Angelis

    In più alcuni recenti studi sulle neuroscienze dimostrano che l’effetto di un evento rappresentato in TV è simile, in termini di cambiamento nelle preferenze individuali, a quello di chi vive lo stesso evento in prima persona. Lakoff (2008): "L’uso della stessa struttura neuronale per l’esperienza e la rappresentazione dell’esperienza ha conseguenze politiche enormi". Aggiungo anche un’ultima considerazione: se nei totalitarismi l’egemonia politica si otteneva in alcuni casi con la coercizione fisica, oggi nelle democrazie imperfette (il termine "autoritarie" mi sembra inadatto) a questa si è sostituita la persuasione psicologica.

  6. silver

    Chi l’ha voluta la legge in questione? Perchè chi poteva non la ha abolita? A mio parere questi sono i risultati, per fortuna veramente che esiste la Rete, anche se poi l’italiano medio, il cittadino-consumatore, continua a votare in base ad altri criteri. Solo non riesco a capacitarmi di come la non-opposizione non lo abbia capito. Quanto alla Lega, evidentemente tira dritto anche senza lo spazio televisivo. E qua al Nord tutti la temono: ma cosa è successo mentre ero fuori Italia? Non cerco risposte, forse l’ho finalmente capito. Buon lavoro a tutti/e. Come ha detto Santoro: ci dovete ascoltare, prima o poi li dovranno ascoltare i ragazzi dei network..

  7. moreno

    Come è noto le "golden share"non si applicano solo ai pacchetti azionari, ma anche ai titoli di testa dei tg nazionali. E’ così che si esalta o si oscura una qualunque "realtà mediatica". L’eccezionale contesto italiano vede un solo attore (gruppo editoriale/parte politica) detenere del controllo, di fatto, delle scelte mediatiche di gran parte delle fonti informative "generaliste".Tutto ciò, al di là del momento strettamente elettorale, diffonde un "modello culturale" a senso unico e funzionale al gruppo economico/politico oggi egemone. Questo spiega l’accettazione di parametri e formule informative, inusuali e inaccettabili nel mondo occidentale, anche da chi ne è direttamente danneggiato (opposizione e utenti paganti).

  8. Franco INTERNAUTA

    Meno male che c’è stata Raiperunanotte a indicare che è ancora possibile organizzarsi liberamente per esprimere e manifestare idee diverse da quelle veicolate dal potere e per raccontare avvenimenti e situazioni che il potere non vuole far conoscere. Per fortuna, la vicinanza del turno elettorale sconsiglierà al potere di mettere in atto rappresaglie immediate contro i promotori di quella trasmissione e bisognerà attendere gli esiti elettorali per capire se le preliminari bollature di "obrobrio" saranno cavalcate o meno dalla rete "Tele dice lui".

  9. davide de bacco

    Ieri sera, venerdì 26 marzo 2010, pienone di interviste del premier in tv e in radio. E per fortuna che si tratta di elezioni regionali..Saluti

  10. federico

    I numeri sono devastanti, e fa quasi impressione che una delle poche voci (quasi) fuori dal coro sia quella del tg2. Forse perché sotto l’influenza di Fini? Aggiungerei due considerazione lampo. 1) Talvolta i numeri non dicono tutto. Parlare poco ma bene potrebbe essere meglio che parlare tanto ma male (l’esempio della spazzatura a Napoli che tu facevi). Qui – temo – le due variabili sono invece correlate positivamente, aggravando la situazione. 2) che fare ? dato che le condotte non si riescono a cambiare, non è ancora una volta tempo di invocare (ovviamente senza successo) misure strutturali ? Ovviamente iniziando dalla cessione di due canali della RAI.

  11. Geoffrey

    Tutti sanno a chi è servita l’introduzione del digitale terrestre, tutto sanno dell’infinito conflitto d’interessi, tutti sanno delle sentenze che devono spegnere rete4, tutti sanno che ogni giorno Emilio Fede si ritrova sulla 4 (dopo ore di "messaggi promozionali" abusivi), tutti sanno (intendo tutti quelli che si ritrovano su questo sito, lo sanno). Quello della TV è un nodo da scioglere veramente al piu presto, tutti la guardano, e gli effetti devastanti che essa produce sono sotto i nostri occhi! Intanto prenderei come spunto le trasmissioni svizzere (TSR – SDF) che sono di una qualità che ci possiamo solo sognare.

  12. Tom

    A parte le % scandalose, ma della qualità non ne parla nessuno: sul Tg1 passano notizie come la psicoterapia per i cani traumatizzati dalla separazione dei propri padroni, invece su Studio Aperto non può mai mancare il momento tette al vento. Come non dimenticare poi quando sul Tg4 il "giornalista" molesta qualche italiano medio (e mediocre) per sapere cosa ne pensa sul fatto che anche la pioggia è soggetta forza di gravità pure d’estate…Non dovrebbe esistere un ordine a vigilare sulla dignità dei giornalisti?! A parte lo sfogo, sarebbe interessante incrociare i dati Auditel (e qui W.S. Gosset si rigira nella tomba) dei Tg con i primi, chiassà che non si possa dimostrare una strategia precisa. Mi sento sempre più vicino a Gramsci.

  13. Bruno Stucchi

    Elezioni finite. La Lega e Grillo, senza RAI, senza TV, senza giornali, senza radio sono gli unici vincitori. Qualche fine analista (del secolo scorso) ci spiegherà il paradosso? Ah già, Internet, parola magica. Chi ha visto la Lega su Internet? P. S. Invito i fini analisti a fare la conta delle sezioni locali aperte dalla Lega negli ultimi 12 mesi prima delle elezioni.

  14. AM

    Sinceramente non prevedevo un grande successo della Lega. Questi risultati confermano pienamente le considerazioni della mia precedente mail. I media, nella realtà italiana, contano poco o nulla sul voto.

  15. Marco

    "Elezioni finite. La Lega e Grillo, senza RAI, senza TV, senza giornali, senza radio sono gli unici vincitori. Qualche fine analista (del secolo scorso) ci spiegherà il paradosso? Ah già, Internet, parola magica." Nessun paradosso, se ha del tempo glielo spiego; purtroppo per ragioni di spazio non si può descrivere l’enorme effetto rafforzativo di certe trasmissioni TV, unito al fatto che a tutti piace aver avuto ragione al momento del voto, aver fatto "la cosa giusta". Un banale esempio: il PdL fa campagna elettorale sulla criminalità dilagante, voto PdL, la criminalità sui TG non si vede più, penso di aver fatto bene a votare PdL: effetto rafforzativo da manuale. Il più forte dei tanti effetti della comunicazione, soprattutto in un paese mediamente anziano e dunque mediamente conservatore come l’Italia. Ma le TV non spostano voti, deve essere un caso che chi ne possiede tre governi da 15 anni o che Bloomberg sia sindaco di NY, un caso fortuito…

  16. silver

    E’ ricominciato Ballarò, allora come mai insieme al ministro Alfano, a Di Pietro e a Sassoli, nonchè Furlan e Della Valle, non c’era un grillino, che so, un Favia qualunque, che ha ottenuto quasi l’ 8% a Bologna… soc mo, non contano nulla allora i nostri voti? Forse non l’ho visto, forse chiedo sempre troppo. Romagna mia Romagna in fiore…..

  17. Enrico Motta

    La tabella, mostrata nell’articolo di Polo, delle quote nei Tg dei vari partiti dimostra in modo statisticamente inequivocabile che non esiste nessuna correlazione tra spazio nei Tg e il numero dei voti raccolti. Questa idea a cui la sinistra è molto legata è forse anche uno dei fattori di distacco di questa parte politica da vaste fasce di ceto medio del nord più o meno culturalizzate e dotate di titoli di studio che si sentono offesi. Essa parte infatti dal presupposto che la gente è scema; questo sarà forse vero, anche se io non ci credo, ma in politica bisogna partire dall’ipotesi contraria, cioè che la gente non lo è. Se non basta la tabella, che è di una evidenza solare, riflettete anche su altri fatti: 1) nelle regioni rosse i trasmettitori TV non funzionano? 2) quando ha vinto il centro sinistra le TV non funzionavano? Non è che forse bisogna cercare altre spiegazioni, perché? questa mi sembra che non abbia il sostegno dei fatti.

  18. BOLLI PASQUALE

    Gli italiani pagano il canone per le trasmissioni televisive, ma la scelta dei programmi spetta ai partiti. Questa è la logica perversa a cui si deve sottostare per volontà di chi dice di fare gli interessi della collettività. Il popolo,per mutazione genetica imposta dalla politica,da sovrano è diventato servo. Non siamo soltanto servi,ma siamo anche considerati alla stregua dei minori di età e di chi non ha capacità di intendere e di volere. La bravura è di chi ci governa; la stupidità è degli italiani. Perché gli organi di controllo devono essere in mano ai politici e non a chi paga il canone? Perché si tollorano indecenti conflitti di interessi? Se l’opinione sui fatti principali e l’operare della politica si forma prevalentemente attraverso i mezzi di informazione televisiva è perchè il tasso culturale della società è molto basso. La scuola, a tutti i livelli, è volutamente tenuta mediocre perché fa comodo. Il popolo italiano non ha coscienza di questo stato e, non a caso, continua a votare i parolai presuntuosi che si esibiscono sul palcoscenico televisivo che hanno saputo fare proprio. Quanti anni ancora occorrono perché il popolo si riscatti e possa suonare e sentire le sue campane?

  19. Bruno Stucchi

    A me sembra piuttosto che la scelta dei programmi sia fatta dai magistrati (vedi Santoro). Ricordo, per chi avesse dimenticato, che la RAI fu obbligata a creare 3 canali per adempiere alla lottizzazione dell’epoca: un canale alla DC, uno al PSI e uno al PCI. Tutto il resto segue.

  20. Francesco

    Mi permetto di inserirmi nel dibattito perchè leggo moltissimi commenti caratterizzati da grande superficialità e, soprattutto, da scarso senso critico e lungimiranza. Il primo punto che vorrei sottolineare è che sarebbe necessario smetterla di utilizzare ragionamenti demagogici come "la gente non è scema", "la tv non la guardano nelle regioni in cui vince la sinistra" che si attestano alla stregua di "saviano ha scritto gomorra per diventare ricco"…cioè a livello di considerazioni spazzatura, insulti all’intelligenza. Io vorrei che per una volta dimenticassimo tutti le rispettive appartenenze politiche per fare un passo oltre la logica da "tifosi" di cui non riusciamo a liberarci per capire che la politica è, o almeno dovrebbe essere, un’altra cosa. Ora è palese che non tutti sono influenzati dalla tv, ma una fascia di elettori più deboli è senza dubbio plagiata dai telegiornali e in generale dalle notizie che la tv passa. Allo stesso modo con cui Vanna Marchi riesce a vendere cure contro il malocchio inesistente, i politici vendono il loro prodotto in maniera spudorata, con logiche molto commerciali. Si pensi solo all’operazione "barconi di immigrati" o "rogo leggi inutili".

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén