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  1. Angelo CArbone Rispondi

    Sono poco chiari (e ciò favoriscono i furbi), inoltre bisogna rendere il sistema di aggiudicazione dell'appalto indipendente dal Sindaco (che nomina i dirigenti che presiedono poi la commissione), ma ad esempio istituire presso la provincia (se non la si vuole eliminare usiamola) la commissione unica di aggiudicamento appalti (perlomeno quelli non a trattativa privata) con un pubblico ufficiale come presidente della commissione, quale un magistrato della corte dei conti. Sarebbe, inoltre, da valutare se la provincia che deve decidere sugli appalti fosse diversa da quella in cui si svolgeranno i lavori. Inoltre, aumentare le penali (non lo 0,3-1 per mille per ogni giorno di ritardo) e vietare le cd varianti in corso d'opera e stabilire l'obbligo che il direttore dei lavori deve essere un funzionario della pubblica amministrazione (nominato dalla provincia che decide sull'appalto). In pratica, il sindaco deve decidere solo cosa fare e basta, non potendo in alcun modo intervenire sulla scelta dell'impresa.

  2. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Il vero dramma del nostro Paese è l'arretramento della società civile e l'avanzata della Politica. La società civile ha la grave colpa di aver lasciato libero campo alla politica che, allo stato, scorazza liberamente con lo stesso concetto dei sistemi criminali. Tutti i settori economici e non, sono nelle sue mani: Stato, aziende economiche pubbliche, enti territoriali, aziende sanitarie, organanismi di controllo e organi d'informazione. Il suo controllo è totale e devastante. Il nostro paese è stato occupato da una piovra soffocante che non lascia respirare nemmeno l'aria. Se tanto non bastasse, chi ci governa si fa corrompere e corrompe invadendo anche l'economia privata. Non c'è più freno! I nostri governanti sono più uomini di palcoscenico che di Stato. Sono più attori che uomini veri; più parolai asserviti che uomini dignitosi. Come finirà questa situazione? Il popolo ritornerà a essere sovrano del suo destino? Sicuramente si, è questione di tempo! Ma la Politica per la sua sopravvivenza deve fare molti passi indietro e rientrare nella sua normalità cioè nel suo corretto e onesto ruolo sociale a tutela degli interessi non propri ma della comunità che rappresenta.

    • La redazione Rispondi

      Un lettore sottolinea che il sindaco è almeno tecnicamente escluso dal procedimento d'appalto. Tuttavia, nei comuni sopra i 3.000 abitanti è il sindaco stesso che nomina il responsabile del procedimento tra i componenti dell'ufficio tecnico (vedi commento del lettore Angelo Carbone: art.7, comma 1 del DPR 554/1999), mentre nei comuni sotto i 3.000 abitanti il responsabile del procedimento è sempre il responsabile dell'ufficio tecnico. Non a caso, nei dati troviamo che il responsabile del procedimento viene sostituito nell'88% dei casi in cui c'è un cambio del sindaco, contro il 33% nel caso in cui lo stesso sindaco sia rieletto. Quindi, pur se formalmente estraneo, il sindaco ha il potere sostanziale di influenzare l'andamento delle gare.
      Alcuni lettori argomentano che il limite al numero dei mandati toglie la possibilità di rieleggere i buoni amministratori. Aggiungiamo che il limite dei due mandati potrebbe indurre i sindaci a non implementare politiche di lungo periodo di cui sopporterebbero solo i costi di breve periodo (ad esempio, la costruzione di una metropolitana). Siamo chiaramente in presenza di un trade-off, di cui il nostro lavoro sottolinea un particolare aspetto.

  3. raffaele principe Rispondi

    Le analisi riportate sono una ulteriore dimostrazione dell'evidenza empirica che due mandati del sindaco sono più che giusti, anzi bisognerebbe allargarli a tutta la giunta quantomeno. Per osservazione diretta ho rilevato che al primo mandato il sindaco è più "debole" perchè non controlla completamente sia la giunta che la maggioranza consiliare. Nel secondo mandato il sindaco, oltre a conoscere meglio la macchina burocratica-amministrativa, determina in larga parte la giunta e il consiglio. Purtroppo la riforma del '93 oltre a garantire la stabilità, giusta, ha dato troppi poteri al sindaco e sopratutto ha sottratto poteri di controllo al consiglio ed eliminato il CO.RE.CO che, per quanto discutibile, era comunque un argine e un controllo formale dell'attività amministrativa. Sarebbe opportuno eleggere separatamente sindaco e consiglio, importando il modello siciliano, con possibilità di sfiducia al sindaco e ritorno alle urna. Chiarire meglio i poteri di controllo del consiglio, magari aggiungendo un controllo a livello provinciale. Tenendo presente che la burocrazia è subordinata al potere politico questo, anche con l’esperienza del secondo mandato, può determinarne le decisioni.

  4. dvd Rispondi

    Ottima la osservazione anche se imporre un solo mandato per la carica di sindaco potrebbe volere dire impedire a un ottimo amministratore di continuare il lavoro magari ben fatto solo sulla base di supposizioni teoriche. Credo che alla base ci sia la metodologia della gara che per me non funziona. Da incompetente credo che il meccanismo d'asta sia del tipo vince chi per la stessa opera si fa pagare meno degli altri. A consuntivo poi è solo e spesso apparente e il più delle volte ci sono infiltrazioni mafiose lungaggini perchè ditte fallite ecc...ecc...! A me viene da dire: ci si stupisce di questo!? Ma una società sana (non fallimetare e non mafiosa che ha altri criteri prioritari che il profitto) perchè mai dovrebbe portare a casa del lavoro non redditizio (già sulla carta). Le imprese serie non sono a buonmercato ma danno il servizio o il bene a regola d'arte e nei tempi previsti e soprattutto tengono lontano le mafie e la generale illegalità sia nelle imprese che nella amministrazione locale e statale in genere e il risparmi è poi un dato che non si può mai verificare ex ante ma solo e sempre ex post!

  5. mdamore Rispondi

    Potete controllare per il fatto che il consiglio comunale ha una ben definita connessione politica (magari combinando il vostro dataset con quello di Cingano&Pinotti)? Probabilmente l'esistenza di una connessione ben definita puo' insidiare la robustezza del vostro effetto di political longevity sulle procedure d'asta..

  6. mirco Rispondi

    Credo che la soluzione sia il ritorno di organi di controllo sulle determinazionie sulle delibere degli enti locali. Non penserei al ritorno dei vecchi CO.RE.CO, ma a una articolazione snella di organismi regionali dipendenti dalla Corte dei conti sulle deliberazioni di spesa.

  7. Eugenio Batistoni Rispondi

    Tecnicamente il Sindaco o l'assessore non dovrebbero conoscere niente della gara: gli unici soggetti in possesso di tutti i dati sono i tecnici dell'ufficio (responsabile del procedimento e collaboratori) e i professionisti eventualmente incaricati della progettazione.

  8. matteo Cagnacci Rispondi

    Da amministratore al primo mandato, ipotizzo che nel secondo mandato il Sindaco è o quanto meno dovrebbe essere, più conscio delle vicessitudini a cui sarà destinata l'appaltanda opera. Quindi cerca che la stessa vada a compimento nel più breve tempo e con il minore dispendio di energie degli uffici. Forse, data l'urgenza e l'ineleggibilità, lo stesso è meno propenso al risparmio e quindi preferisce affidarsi a ditte già testate in passato. E' bene precisare però che chi è avvezzo a deliquere lo fa sempre e comunque e non solo al secondo mandato.

  9. alessio fionda Rispondi

    Non ho ancora letto il paper che avete allegato al vostro contributo però da conoscitore, seppur inesperto, di procedure di appalto viene spontaneo chiedermi come si lega la vostra correlazione tra sindaco e riduzione dei partecipanti alle gare di appalto e riduzione dei ribassi d'asta con la correlazione tra dirigenti dei settori che promuovono le gare e riduzione dei partecipanti e dei ribassi d'asta. in sostanza, il legame tra organi politici durevoli e appaltatori è maggiore che il legame tra organi amministrativi durevoli e appaltatori?

  10. Massimo Lanfranco Rispondi

    Articolo molto interessante anche perché ci sono pochissimi esempi di ricerche corredate da dati statisticamente significativi. Una domanda: com’è possibile trovare una correlazione tra politica e appalti, dato che tutta la procedura di appalto è sottratta ai politici ed affidata ai dirigenti/funzionari? Una possibile risposta potrebbe essere il fatto che con il secondo mandato i sindaci promuovono burocrati che durante il primo si sono dimostrati “asserviti” o ne nominano nuovi già “collaudati”. Cosa ne pensate? Avete dati in tal senso?

  11. Paolo Rocca Rispondi

    Condivido la limitazione del numero dei mandati, per tutte le cariche e non solo per i Sindaci. Però: 1. Siamo sicuri che l'obiettivo nel realizzare opere pubbliche sia solo quello di spendere il meno possibile? E' possibile ragionare in termini di qualità/prezzo e non solo di esborso? Siamo sicuri che il massimo ribasso garantisca il miglior risultato? 2. Quando c'è continuità politica, forse il cambio del sindaco non spezza completamente il network (vizioso) con le imprese locali. Fra l'altro, in una logica economica, l'impresa locale dovrebbe costare di meno, a parità di altre condizioni, e sempre tenendo conto dei problemi di scala. Ma forse in qualche Sindaco (non delinquente) c'è la preoccupazione che la spesa pubblica crei reddito a livello locale, cosa che in sé forse non è del tutto negativa.

  12. Dario Zorgniotti Rispondi

    Sarebbe interessante realizzare un analoga ricerca che prendesse in considerazione le relazioni tra professionisti e governo locale e/o regionale.