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LA PASSIONE DI AL-QAIDA PER GLI AEREI

Dopo l’11 settembre, tutti i tentativi di attentati terroristici ad aerei sono falliti: perché allora al-Qaida continua a progettarli? Tanto più che avrebbe un’ampia scelta di obiettivi occidentali meno protetti. Certo, facendo cadere un aereo si ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo. Ma forse la ragione sta proprio nel fatto che per rassicurare i propri cittadini, i governi occidentali si sono esplicitamente concentrati sul rafforzamento delle misure di sicurezza negli aeroporti e sui voli. Mostrare che sono ancora vulnerabili è già di per sé un successo.

 

Nelle discussioni sul terrorismo, rimane inespressa una domanda ovvia: perché al-Qaida ha una predilezione per gli attacchi agli aerei, quando invece potrebbe scegliere tra una pletora di obiettivi occidentali vulnerabili?

IL MAGGIOR DANNO AL MINOR COSTO

Non possiamo sapere quali siano i ragionamenti degli attentatori, ma mi sembra di poter supporre con tranquillità che i terroristi vogliono causare la maggiore devastazione possibile a quante più persone possibili e a quanti più paesi “infedeli” possibile al costo più basso: far cadere un aeroplano si presta molto bene al duplice scopo.
I voli internazionali coinvolgono almeno due paesi, quello di origine e quello di destinazione, e le nazionalità dei passeggeri sono in genere molte di più di due. La stessa natura senza confini dell’obiettivo favorisce inoltre terribili conclusioni anche nei paesi non direttamente coinvolti: se questa volta hanno attaccato l’Amsterdam–Detroit, la prossima sceglieranno il Francoforte-Miami o il Dubai-Londra, e ciò induce all’introduzione di nuove e costose misure di sicurezza.
Quanto agli strumenti per condurre l’attacco, una piccola quantità di esplosivo può abbattere un aereo e basta una sola persona, anche con scarsa o nessuna preparazione militare, per portarlo a termine. Gli attentati agli aerei incarnano alla perfezione la logica delle “operazioni martirio”, che come ha detto una volta Ayman al-Zawahiri, il vice di Bin Laden, sono “il modo migliore di infliggere danni ai nemici al minor costo in termini di perdite tra i mujahideen”. Sono bastati quattro uomini per uccidere cinquantasette persone nell’attacco alla metropolitana di Londra del 7 luglio 2005. Se Umar Farouk Abdulmutallab fosse riuscito nel suo intento, da solo avrebbe ucciso 290 persone: nella triste massimizzazione del gioco del terrore, è un esempio di estrema efficienza.
Tuttavia, il fatto che non abbia avuto successo e che tutti i tentativi di attacco ad aerei dopo l’11 settembre siano falliti o siano stati sventati – l’uomo della bomba nella scarpa Richard Reid e i cinque uomini condannati recentemente a lunghe pene detentive a Londra per aver progettato attacchi suicida su voli transatlantici – rende non del tutto soddisfacenti questo tipo di risposte al nostro interrogativo iniziale. Perché dovrebbero continuare con operazioni che hanno una bassa probabilità di successo? Non potrebbero scegliere tra la miriade di obiettivi la cui sicurezza è più bassa o inesistente, spesso perché impossibile da garantire? In fondo, basterebbe che al-Qaida ampliasse il raggio degli obiettivi per diffondere davvero il terrore e portare i servizi di sicurezza occidentali al punto di rottura.

LA MEMORIA DELL’11 SETTEMBRE

La mia impressione è che la ragione per prendere di mira i viaggi aerei dipende precisamente dal fatto che proprio in questo campo l’Occidente ha concentrato i suoi massimi ed espliciti sforzi di sicurezza dopo l’11 settembre. Riuscire a superare tutte le fitte barriere di controlli attraverso le quali tutti i passeggeri devono passare per imbarcarsi su un aereo, è di per sé un successo. Consiste nell’osare la sfida più difficile: mantenere viva la memoria dell’11 settembre, mostrando che anche un piccolo David, ridicolmente armato solo di un paio di mutande esplosive, può colpire Golia proprio là dove si sente più forte.
Umar Farouk Abdulmutallab non è riuscito nel suo proposito di uccidere, ma è riuscito a far tremare di paura l’Occidente, provocando un isterico inasprimento delle misure di sicurezza su scala mondiale, mettendo alla berlina i servizi di sicurezza Usa e inducendo Barack Obama a riesumare la retorica triste e controproducente del “siamo in guerra contro al-Qaida”. Se Abdulmutallab fosse riuscito a uccidere i passeggeri dell’aereo, la devastazione globale che avrebbe così provocato non sarebbe poi stata molto più grande. E non avrebbe mai raggiunto un simile risultato prendendo di mira obiettivi più facili.

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UN COMMENTO DI BRUNO JAFORTE ALL’ARTICOLO DI BERIA E RAMELLA – LA REPLICA DEGLI AUTORI

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IL DIBATTITO POLITICO IN TV

  1. ciro daniele

    Ci stupiamo perchè dei terroristi preferiscano affrontare rischi e difficoltà quasi insormontabili per attaccare qualche aereo piuttosto che puntare su bersagli più facili e "remunerativi" (dal loro punta di vista). Credo che il motivo non sia da ricercare in un raffinato bilanciamento tra costi e benefici o in un sofisticato calcolo mediatico-politico. Piuttosto bisogna semplicemente ammettere che se uno sceglie di fare il terrorista non è certamente un candidato al premio Nobel ma solo un povero cretino. Perchè mai una persona così mentalmente disturbata dovrebbe trasformarsi in un individuo razionale quando progetta un attentato?

  2. stefano silvestri

    E’ giusto sottolineare che gli attentati agli aerei richiedono pochi aspiranti suicidi: merce scarsa, specie se deve avere accettabili doti mimentiche. Altre campagne terroristiche richiederebbero più persone e maggiore continuità nel tempo per avere efficacia, e le organizzazioni terroristiche probabilmente non hanno tali risorse. Se pensiamo che i terroristi facciano tutto quello che è in loro potere fare, ne consegue che non possono fare gran ché, e ciò aumenta l’importanza ai loro occhi di azioni simbolicamente forti. Il che suggerisce che potremmo adottare strategie più sofisticate…

  3. PseudoDionigi

    Davvero questo vi sembra un motivo plausibile? Dopo l’11 settembre gli unici attentati andati a segno in Occidente sono stati a Londra e Madrid, nessun aereo. Massimo danno e ancora minimo sforzo. E umiliazione della sicurezza degli stati. Il motivo per cui si ostinano con gli aerei è che, probabilmente, non si stanno ostinando affatto e tutte le misure di sicurezza negli aereoporti sono una grande messa in scena dei governi per far pensare che stanno portando avanti con successo la lotta al terrorismo. Se voi foste terroristi, non preferireste mettere terrore ovunque piuttosto che cercare di fare colpi immagine? Acquedotti, treni, metro, la lista di facilissimi bersagli è infinita. E se Al-Quaida è minimamente organizzata, non sarebbe difficile per loro portarne a segni molti. Io vivo in UK, e qua siamo di nuovo al "1984". Body scanner? Davvero pensate blocchino terroristi? (100000$ al pezzo in una crisi come questa suona anche economicamente idiota..) Grazie a queste cose, i terroristi hanno già vinto. Saluti.

  4. PseudoDionigi

    Scusate, ho sbagliato a scrivere il prezzo delle macchinette da 007: si gira attorno ai 100000$.Il senso non cambia pero’.

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